Fenomeno Pappardelle: le imbattibili di Reazione a Catena dividono il pubblico, ma gli ascolti salgono

Sono Francesca, Carolina e Maria Giulia, ma per tutti le Pappardelle, le imbattibili campionesse di “Reazione a Catena” che dividono il pubblico ma alzano lo share

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Maria Francesca Moro

Giornalista e Lifestyle Editor

Giornalista e content editor. Dalla carta al web e ai social racconta di lifestyle, cultura e spettacolo.

Chi non guarda la tv si starà chiedendo ormai da qualche settimana cosa c’entrino le Pappardelle con Reazione a Catena. No, il quiz Rai condotto da Pino Insegno non si è trasformato in un format di cucina. Pappardelle è il nome della squadra che, ormai da un mese intero, sta sbaragliando il montepremi della trasmissione. Il team toscano sembra imbattibile e, mentre gli ascolti premiano le loro imprese, sui social ci si divide tra sinceri ammiratori e accaniti haters. La loro storia ci racconta che, nel bene e nel male, la presenza di campioni fissi rappresenta il successo assicurato per qualsiasi programma.

Le Pappardelle hanno in pugno Reazione a Catena

Il 3 agosto Reazione a Catena ha dato il benvenuto a Francesca, Carolina e Maria Giulia, simpatiche toscane che hanno scelto di omaggiare la propria regione chiamando la loro squadra come uno dei suoi piatti più tipici: Le Pappardelle. Il 3 agosto il loro arrivo, al 2 settembre non è ancora arrivato il momento dell’arrivederci. Le concorrenti continuano a vincere e, con un montepremi guadagnato già superiore ai 200mila euro, hanno già superato ogni record.

Con più di 30 puntate da imbattute Le Pappardelle hanno superato il primato raggiunto nel 2024 dalle Volta Pagina, che lasciarono il programma volontariamente dopo 30 vittore e un bottino di 308.507. Francesca, Carolina e Maria Giulia, al momento, non sembrano intenzionate a seguire le orme delle predecessore: di rititarsi non hanno alcuna intenzione, finché ci riescono continueranno a vincere.

Sui social le si ama o le si odia

Tutti ormai conoscono Le Pappardelle, ma non tutti le apprezzano. A leggere i commenti sui social, è chiaro che le tre campionesse di Reazione a Catena hanno la forza di dividere il pubblico. C’è qui ne riconosce la bravura: “Se sono lì da 30 giorni, in questi 30 giorni hanno dimostrato di essere più brave delle 30 squadre avversarie che hanno incontrato”. E chi, al contrario, attribuisce le loro vittore al mancato talento degli avversari: “Sbaglio o una volta c’era gente più combattiva in questo gioco? Se il livello è questo non se ne andranno mai!”

Il loro cavallo di battaglia è l’Intesa Vincente, il gioco in cui, più che la conoscenza, serve la complicità. Ma se continuano a vincere, puntata dopo puntata, di certo non può essere solo merito di una lunga amicizia, per quanto affiatata. I quiz, entro un certo limite, sono l’unico format televisivo in cui la meritocrazia prevale sulla simpatia, ma se quella viene a mancare si rischia di perdere il proprio pubblico.

Il malcontento verso l’avventura senza fine certa delle tre toscane è incontenibile. “Ormai è Pappardelle a Catena” ironizza qualcuno, mentre c’è chi apprezza il programma proprio per questo suo “essere diventato surreale”. Altri ci vanno giù più pesanti: “A mio parere, stanno rovinando il programma. Possibile che gli autori non si rendano conto dello scontento che stanno creando nel pubblico?”.

Il potere di un campione imbattibile

Tra il pubblico ci sarà anche scontento, ma ciò non significa che gli scontenti cambino canale. L’arrivo delle Pappardelle ha portato Reazione a Catena a sbaragliare la concorrenza in termini di ascolti. La trasmissione di Pino Insegno, soltanto negli ultimi tre giorni, non è mai scesa al di sotto del 22% di share nella fascia del preserale cui appartiene. Più di 3 milioni di spettatori a sera, gli stessi numeri che, qualche ora dopo, ottiene Gerry Scotti con La Ruota della Fortuna. E non è mica poco.

La storia conferma. Sono stati numerosi i campioni invincibili che hanno fatto la fortuna del programma cui hanno partecipato. Dal mitico Signor No di Rischiatutto (all’anagrafe Ludovico Peregrini), al Massimo Cannoletta de L’Eredità (che nel frattempo è diventato divulgatore) fino allo stravagante Uomo Gatto di Sarabanda.

Gli invincibili, oltre a quella nel gioco, hanno la capacità di costringere il pubblico a continuare a guardarli. Per fare il tifo per loro o, al contrario, per avere finalmente il piacere di vederli cadere. Che li si ami o li si odi, l’importante è che se ne parli, e soprattutto che si guardi il programma.

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