I panigacci di Podenzana fanno tendenza alla Ruota della Fortuna, cosa sono e come farli

I panigacci di Podenzana, protagonisti di un momento de "La Ruota della Fortuna", hanno suscitato la curiosità di spettatori e utenti

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Claudia D'Alessandro

Giornalista, esperta di Spettacolo e Content Editor

Giornalista e content creator, si nutre da sempre di cultura e spettacolo. Scrive, legge e fugge al mare, quando ha bisogno di riconciliarsi col mondo.

La televisione riesce spesso a trasformare una curiosità gastronomica in un piccolo fenomeno. E questa volta, a richiamare l’attenzione degli spettatori de La Ruota della Fortuna, il popolare game show di Canale5 condotto da Gerry Scotti, sono stati i panigacci di Podenzana, una specialità che affonda le proprie radici nella tradizione culinaria della Lunigiana.

Un nome che forse non tutti conoscono, soprattutto al di fuori della Toscana e della Liguria, ma che racconta una storia fatta di ingredienti semplici, antiche abitudini e sapori autentici. I panigacci sono infatti una di quelle preparazioni capaci di conquistare senza bisogno di ricette elaborate. Bastano farina, acqua e un pizzico di sale per ottenere un piatto che, ancora oggi, rappresenta uno dei simboli gastronomici del territorio.

E se il loro nome ha incuriosito il pubblico televisivo, è soprattutto il particolare metodo di cottura a renderli diversi da qualsiasi altro tipo di pane.

Cosa sono i panigacci di Podenzana e perché sono così speciali

A metà strada tra una focaccina e una piadina, i panigacci sono piccoli dischi di pane non lievitato, generalmente del diametro di circa 15 centimetri, caratterizzati da una superficie leggermente dorata e da una consistenza fragrante.

La loro particolarità non sta tanto negli ingredienti, quanto nel metodo di preparazione. I panigacci vengono infatti cotti nei cosiddetti “testi”, speciali piatti di terracotta che vengono prima arroventati sul fuoco a legna e poi impilati uno sopra l’altro, alternandoli con uno strato di pastella.

Il calore accumulato dalla terracotta permette all’impasto di cuocere su entrambi i lati, regalando ai panigacci la loro caratteristica consistenza. Si tratta di una tradizione antichissima, profondamente legata a Podenzana, piccolo comune della provincia di Massa-Carrara. Secondo la Fondazione Slow Food, il nome potrebbe derivare dal panìco, un cereale un tempo coltivato nella zona e utilizzato nell’alimentazione delle famiglie contadine.

La ricetta dei panigacci: come prepararli anche a casa

La ricetta originale prevede l’utilizzo dei testi di terracotta, ma è possibile preparare una versione casalinga utilizzando una padella antiaderente ben calda. Il risultato sarà leggermente diverso da quello tradizionale, ma permetterà comunque di portare in tavola una specialità della Lunigiana.

Vi serviranno solo 300 grammi di farina di grano tenero, 150-180 millilitri di acqua (da regolare secondo la consistenza) e un pizzico di sale. La preparazione è semplicissima: versate la farina in una ciotola capiente, aggiungete il sale e incorporate gradualmente l’acqua, mescolando con una frusta fino a ottenere una pastella liscia, omogenea e abbastanza densa.

Scaldate una padella antiaderente e, quando sarà ben calda, versate una piccola quantità di impasto, distribuendola fino a formare un disco di circa 12-15 centimetri. Lasciate cuocere per un paio di minuti, quindi girate il panigaccio e proseguite la cottura sull’altro lato, finché la superficie non risulterà leggermente dorata. Ripetete l’operazione con il resto della pastella e servite i panigacci ancora caldi.

Il segreto è mangiarli appena pronti, quando conservano tutta la loro fragranza: sono perfetti da accompagnare a un tagliere di salumi e formaggi. Ma non è l’unico modo per portarli in tavola: in Lunigiana si possono gustare anche dopo una breve immersione in acqua bollente, conditi con pesto, olio extravergine d’oliva, formaggio grattugiato oppure con un sugo di funghi.

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