L’Eredità Summer, il vero motivo del flop di Marco Liorni. E non c’entra La Ruota della Fortuna

Malgrado gli sforzi apprezzabili di Marco Liorni, "L'Eredità Summer" non decolla. Il reale motivo dietro i bassi ascolti del programma in access prime time

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Martina Dessì

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Da quando L’Eredità Summer ha debuttato, il 20 luglio, l’impressione è sempre la stessa: Marco Liorni non tiene il passo di Gerry Scotti. Il 18,1% di share dell’esordio – quasi 3 milioni di spettatori, già staccati di quasi dieci punti dalla concorrenza – e il progressivo scivolamento verso il 15-16% nelle settimane successive vengono raccontati come l’ennesima vittoria de La Ruota della Fortuna. Comoda, come spiegazione. Anche un filo pigra.

L’Eredità Summer, il confronto con Affari Tuoi

Ma basta spostare lo sguardo di qualche mese per smontarla. Lo stesso Marco Liorni, con il medesimo format, nella sua collocazione abituale – il preserale – domina gli ascolti, mica arranca. Nell’ultima stagione regolare, L’Eredità ha chiuso con una media di 4,49 milioni di spettatori e il 27,4% di share, quasi doppiando gli avversari diretti. Il format è lo stesso, il conduttore pure e anche il pubblico generalista di Rai1. Se il problema fosse Liorni, si sarebbe visto anche lì.

Il vero indiziato è il contenitore, non l’uomo che ci sta dentro. Ed è qui che il paragone con Affari Tuoi diventa utile. Il programma di Stefano De Martino occupa la stessa fascia – l’access prime time, alle 20.35, subito dopo il telegiornale – e con Gerry Scotti riesce quasi sempre a restare in partita: numeri stabilmente tra il 22% e il 24%, spesso a distanza di un soffio da La Ruota della Fortuna. Non perché Rai1 abbia trovato una formula segreta, ma perché Affari Tuoi è un format nato apposta per quei sessanta minuti: un concorrente, un pacco, un racconto verticale che non richiede memoria delle puntate precedenti. Ci si sintonizza a metà e si capisce tutto in trenta secondi.

Perché L’Eredità Summer non funziona

L’Eredità, per la prima volta nei suoi vent’anni di storia, è stata invece strappata dal suo habitat naturale. Ma è un quiz costruito per respirare su tempi lunghi con manche multiple, le professoresse, un montepremi che cresce partita dopo partita e ha senso se lo si segue con calma, magari prima di cena. Non è uno scatto, ma un’abitudine consolidata. Neppure le new entry che dovrebbero movimentarla – due ballerini, un jingle firmato DJ Molella, persino una Ghigliottina riscritta con un indizio extra a pagamento – bastano a colmare la distanza: si può vestire un maratoneta da centometrista, ma il passo resta quello.

Il vero motivo del flop, quindi, non è la bravura di Scotti né un improvviso appannamento di Liorni. È una scommessa editoriale di Rai1, che prova a riempire il vuoto lasciato da De Martino con un marchio già vincente, sperando che la fiducia del pubblico bastasse da sola a colmare una distanza di genere televisivo. La responsabilità non è quindi di chi conduce, ma di dove lo si è fatto condurre.

Non possiamo che sorridere di tutto questo, peraltro amaramente: pur di non lasciare scoperto l’access prime time durante la pausa di Affari Tuoi, magari lasciando spazio all’amatissimo Techetechetè, la Rete ha rischiato di far sembrare fragile uno dei suoi programmi più solidi. A settembre, quando ognuno tornerà al proprio posto – De Martino tra i pacchi, Liorni tra le professoresse del preserale – i numeri si raddrizzeranno per entrambi. E si scoprirà che il vero colpo di scena non era alla Ghigliottina, ma nell’ufficio palinsesti.

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