Francesco d’Assisi, qual è la vera storia del Santo di cui parla Roberto Benigni

La storia di Francesco d’Assisi, il giovane che sognava di diventare cavaliere prima di lasciare tutto e diventare il "Poverello"

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Paola Landriani

Lifestyle Editor

Content e lifestyle editor, copywriter e traduttrice, innamorata delle storie: le legge, le scrive, le cerca. Parla di diversità, inclusione e di ciò che amano le nuove generazioni.

Pensando a Francesco d’Assisi, è molto difficile separare l’uomo dal santo. Ci vengono in mente il saio, la povertà, gli animali, il Cantico delle Creature, la pace. Ma Francesco non è nato così: prima di diventare il Poverello d’Assisi era un giovane ricco, sognava di diventare cavaliere e cercava quella gloria che, qualche anno dopo, avrebbe deciso di abbandonare.

È proprio la trasformazione di quel ragazzo in una delle figure più importanti della cristianità a rendere la sua storia ancora oggi sorprendente. Nell’anno dell’ottavo centenario della sua morte, Roberto Benigni la racconta su Rai 1 con Francesco – Il Cantico, partendo proprio dall’uomo e dalle sue contraddizioni. “Cercherò di raccontarvi un Francesco vero, dalla vita straordinaria che vi stupirà” ha raccontato.

Prima di San Francesco, il giovane ricco che sognava la gloria

La storia di San Francesco è sicuramente ricca di tappe e drastici cambiamenti. Nasce ad Assisi intorno al 1182 in una famiglia che non conosce certo la povertà. Il padre, Pietro di Bernardone, era un ricco mercante di tessuti e il figlio cresce in un ambiente agiato, abituato a vestirsi bene, divertirsi e stare in compagnia. Il suo nome, almeno inizialmente, era Giovanni: sarà il padre a chiamarlo Francesco, probabilmente per il legame con la Francia e con i suoi commerci.

Da ragazzo Francesco inizia però a sognare qualcosa di più della vita comoda: vorrebbe diventare cavaliere, conquistare onore e prestigio. È un desiderio perfettamente comprensibile nel mondo in cui vive, ma sarà proprio quel sogno a portarlo lontano da tutto ciò che diventerà in seguito.

Nel corso della sua vita partecipa alla guerra tra Assisi e Perugia e viene catturato. Dopo aver trascorso un tempo di prigionia, torna a casa e si ammala. Prova ancora a inseguire il sogno della vita militare, ma durante il viaggio verso la Puglia si ferma a Spoleto e decide di tornare ad Assisi. È l’inizio di una crisi che cambierà progressivamente il suo modo di guardare alla vita.

Lo stesso Benigni, raccontandolo a Bruno Vespa, ha insistito proprio su questo Francesco ancora lontano dall’immagine del santo: “Era irresistibile” e, prima ancora di essere il Poverello, “era ricchissimo e poverissimo, era un cavaliere, un guerriero, eppure è stato il primo operatore di pace” ha raccontato a Cinque Minuti.

La trasformazione non avviene però in un solo momento. Tra gli episodi più importanti c’è l’incontro con i lebbrosi. Nel Testamento, scritto poco prima della morte, Francesco ricorderà quanto inizialmente gli fosse difficile avvicinarsi a loro e come proprio quell’esperienza avesse cambiato la sua vita. Da quel momento comincia a guardare in modo diverso ciò che prima gli faceva paura o gli appariva lontano.

La scelta della povertà di Francesco

La svolta diventa definitiva quando Francesco, nel 1206, davanti al vescovo di Assisi, rinuncia ai beni della famiglia. Da quel momento sceglie volontariamente una vita povera e comincia a dedicarsi alla preghiera, alla ricostruzione di chiese e all’aiuto dei più fragili.

È il momento in cui il giovane che cercava la gloria decide di fare esattamente il contrario: diventare piccolo. E anche questa contraddizione è centrale nel racconto di Benigni: “Voleva essere il più piccolo, il più basso e l’ultimo, è diventato il più alto, il primo, il più grande di tutti”.

Intorno a lui arrivano altri giovani che vogliono condividere quella stessa esperienza. Nasce così una comunità che cresce rapidamente e che ottiene l’approvazione di papa Innocenzo III. Quello che era cominciato come il percorso personale di un ragazzo di Assisi diventa un movimento destinato a cambiare profondamente la Chiesa medievale.

Tra le persone che seguono quella strada c’è anche Chiara d’Assisi. Proveniente da una famiglia nobile, sceglie di lasciare la propria casa per seguire l’esperienza francescana. Attorno a lei nascerà l’ordine delle Clarisse.

Il Cantico delle Creature, le stimmate e l’eredità di Francesco

Gli ultimi anni della vita di Francesco sono segnati dalla malattia e dalle difficoltà, anche fisiche, ma la sua esperienza continua a lasciare tracce profonde. Nel 1224, sul monte della Verna, secondo la tradizione riceve le stimmate. Due anni più tardi muore alla Porziuncola, il 3 ottobre 1226. Nel 1228, appena due anni dopo, papa Gregorio IX lo proclama santo.

Ma c’è un momento degli ultimi anni che più di altri ha contribuito a consegnarlo alla storia: la nascita del Cantico delle Creature. Francesco lo compone tra il 1224 e il 1225, quando è ormai gravemente malato e quasi cieco. Eppure proprio allora scrive quello che Benigni ha definito la più grande ode al creato.

Il testo guarda al sole, alla luna, all’acqua, al fuoco e alla terra come parte di una grande fraternità. È una delle ragioni per cui Francesco continua a essere associato al rapporto con la natura, molto prima che l’ambiente diventasse uno dei grandi temi del dibattito contemporaneo.

Proprio per questa ragione, a 800 anni dalla sua morte, Francesco continua a essere una figura così presente. Nella sua storia convivono elementi apparentemente inconciliabili: il ragazzo ricco e il poverello, il cavaliere e l’uomo di pace, la sofferenza e la gioia, la rinuncia e una capacità quasi incontenibile di coinvolgere gli altri.

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