Lo yoga migliora la salute fisica, ma anche il benessere mentale e psicologico, intervenendo in modo positivo anche nei casi di depressione. A dirlo è la letteratura scientifica che mostra come la pratica, che vanta origini molto antiche, ha un’influenza dimostrata anche sulla neuroplasticità del cervello. Non a caso anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito lo yoga tra le attività salutari da promuovere insieme alla medicina tradizionale.
Lo yoga e i benefici contro la depressione
Da tempo lo yoga è suggerito nei casi in cui è importante ristabilire i corretti toni dell’umore. Gli effetti in termini psicologici e di benessere mentale, oltreché fisico, sono riconosciuti a livello globale. Ma uno studio recente ha dimostrato in modo scientifico l’azione positiva della pratica negli episodi di depressione maggiore. La ricerca, intitolata The Effects of Yoga on Major Depressive Disorder: A Meta-Analysis, è stata realizzata da un team della Zhejiang University e pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychiatry (2023). I risultati mostrano come svolgere regolarmente esercizi di yoga può contribuire ad abbassare i livelli di cortisolo, ossia il cosiddetto “ormone dello stress”, migliorando l’umore e riducendo in modo significativo i sintomi della depressione.
Lo studio sugli effetti dello yoga sull’umore
Lo studio ha preso in esame un campione di 1269 persone, inserite in un gruppo di studio e alle quali sono stati affiancati altri 1072 volontari di un gruppo di controllo. Il 48,8% era costituito da donne, dunque la presenza era di entrambi i generi era garantita in modo pressoché uguale. Sottoposti a regolare pratica di yoga, i soggetti con sintomi depressivi evidenti si sono dimostrati molto sensibili ai benefici. A riprova del fatto che lo yoga è adatto a tutti, è emerso anche che non ci sono stati aumenti nei livelli di ansia in nessuno dei partecipanti allo studio. Secondo i ricercatori, dunque, si tratta della prova che lo yoga può migliorare la condizione di chi soffre di depressione e ansia, e soprattutto ha livelli di accettazione molto buoni. Quest’ultimo aspetto è molto importante perché significa che i pazienti sono molto ben disposti ad accostarsi alla pratica, rispetto ad altri tipi di trattamento della patologia.
Esercizi che migliorano l’autoregolazione emotiva
Una ulteriore prova dei benefici dello yoga sta nelle affermazioni del ricercatore canadese Sat Bir Singh Khalsa, docente presso la Harvard Medical School, che ha avuto modo di spiegare come lo yoga contribuisca in modo efficace all’autoregolazione emotiva individuale, grazie alla sua influenza sul sistema nervoso autonomo. Laureato a Toronto, il professore è autore di oltre 80 ricerche sul tema e ha tenuto numerose conferenze per illustrare gli effetti positivi dell’antica pratica di origine indiana. Tra gli ambiti più studiati da Sat Bir Singh Khalsa ci sono le influenze dello yoga su casi clinici di insonnia, di disordine da stress post-traumatico, stress cronico, ansia.
Un trattamento senza effetti collaterali
Una metanalisi condotta nel 2024 tra ricercatori tedeschi dell’University Hospital of Tübingen e del Dipartimento di Medicina di Stoccarda, hanno portato a conclusioni analoghe. In questo caso sono stati analizzati 24 studi, per un totale di circa 1400 persone coinvolte, e poi paragonati ad un altro campione di poco più di 1300 individui interessati da altri 20 studi. Si è così dimostrato che chi ha seguito yoga in modo regolare ha registrato segni di regressione dalla depressione maggiore rispetto a chi non ha praticato la disciplina. Non sono emerse, invece, differenze in termini di sicurezza. La conclusione è che lo yoga rappresenta una possibile terapia nella riduzione della depressione e può essere considerata una possibilità di trattamento sicura.
Yoga, una tradizione antica
Lo yoga vanta una tradizione e una storia antica. Nato in India oltre duemila anni fa, oggi è considerato uno strumento potente e in grado di migliorare la salute mentale e fisica, con conseguenze positive anche in termini di riduzione dei livelli di infiammazione, miglioramento della qualità del sonno e della respirazione, con un apporto benefico anche per il funzionamento del sistema cardiovascolare. Alcuni studi lasciano intendere anche sia in grado di promuovere cambiamenti strutturali a livello cerebrale, aiutando la neuroplasticità. In questo caso la prova deriverebbe dalle analisi condotte da un team di ricerca, composto da Chantal Villemure, Marta Čeko, Valerie A. Cotton e M. Catherine Bushnell. In un documento, pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience (2015), intitolato Neuroprotective effects of yoga practice: age-, experience-, and frequency-dependent plasticity, gli scienziati hanno evidenziato come la pratica regolare dello yoga è associata a un aumento della materia grigia in diverse aree cerebrali, tra cui l’insula, la corteccia orbito-frontale e l’ippocampo.
Più capacità di concentrazione e memoria
Un altro vantaggio che può portare lo yoga riguarda la capacità di allenare la resilienza mentale, migliorando anche la capacità dio concentrazione e la memoria. In questo caso il motivo sarebbe legato a fatto di impegnare le facoltà mentale su un unico obiettivo ed esercizio, sospendendo la condizione di “multitasking” perenne a cui molti sono sottoposti nella vita quotidiana.
Un supporto anche fisico
Infine, lo yoga supporta anche la salute fisica. L’Università di Sydney ha pubblicato nel 2022 una metanalisi, svolta su oltre 3000 pazienti, dalla quale emerge come la disciplina contribuisce a ridurre la pressione sanguigna e a migliorare la salute cardiovascolare, anche nei soggetti a rischio. Come riporta uno studio, pubblicato sul Journal of Clinical Medicine nel 2021, una delle pratiche previste, il respiro consapevole o Pranayama, si è dimostrato utile anche nel trattamento dell’asma e nella riabilitazione post-Covid. Un report dell’Ohio State University, invece, ha dimostrato che chi pratica yoga da almeno due anni presenta livelli significativamente più bassi di citochine infiammatorie, con un miglioramento nella salute e prevenzione da malattie croniche e degenerative.