Tenersi in forma è importante, ma soprattutto in salute. Esiste, però, un limite tra il tempo dedicato al proprio benessere e quello della coppia? Insomma, l’eccesso di attenzione al wellness può interferire nel rapporto con il partner? A quanto pare sì e i numeri lo confermano. Tra il 2013 e il 2024, l’industria globale del settore è raddoppiata, raggiungendo un nuovo massimo, pari a un volume d’affari di 6.8 trilioni di dollari, cioè poco meno di 7 miliardi di miliardi, secondo le stime del Global Wellness Institute. Il problema si pone, però, se solo uno dei due nella coppia investe tanto nel proprio benessere.
Cos’è il wellness gap
Ecco, quindi, che si pone la questione: quanto pesa il wellness gap nella tenuta del rapporto a due? Quando solo lui o solo lei investe tanto (troppo) nella prenotazione di vacanze che offrono pacchetti benessere, quando spende molto in integratori pensando alla propria salute, in attrezzi per allenarsi o semplicemente passa troppo tempo fuori casa tra palestra e corse, giri in bicicletta o altre attività senza coinvolgere l’altro, ecco che qualcosa si “rompe” e inizia a creare un gap, una spaccatura che alla lunga può allontanare.
Il fenomeno anche sui social
Lo specchio di quanto sta accadendo è rappresentato anche dai social, dove si moltiplicano hashtag a tema e reel, che hanno come didascalie frasi come: “POV: il tuo ragazzo ama più la palestra di te”, che rimbalzano nei gruppi delle giovani donne. Ma la palestra non è il solo passatempo “salutare” degli uomini. Stando alle recenti rilevazioni, cresce la popolazione maschile che investe anche somme ingenti del proprio stipendio in trattamenti anti-age, come le maschere anti-age ai raggi infrarossi. Non a caso i TikTokers lo scorso anno hanno coniato il termine di “almond boyfriend”, i cosiddetti “ragazzi mandorla” per descrivere chi dedica tutto se stesso al fitness e alle sane routine che riguardano anche l’alimentazione, selezionando prodotti specifici (specie ad alto contenuto proteico) o che abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente, per esempio tramite l’acquisto di prodotti sfusi, senza confezioni di plastica.
Dal cibo ai club per soli amanti della salute
Il trend sta assumendo proporzioni tali che non solo si moltiplicano i prodotti pensati proprio per chi fa della salute (o presunta tale) un mantra di vita, ma sorgono anche club ai quali possono accedere solo coloro che mettono le sane abitudini al primo posto, come la app Ateam, il cui slogan è “the first invite-only dating app for those who prioritise their health”. Sono pensati per far incontrare persone che condividano la stessa filosofia di vita, ma cosa succede quando la persona in questione ha già una relazione e il partner o la partner non sposa in pieno le stesse abitudini?
Un fenomeno che conquista soprattutto gli uomini
Secondo i dati di un recente report dell’NHS, il servizio sanitario nazionale britannico, intitolato Health Survey from England, il 39% degli uomini tra i 16 i 24 anni non si considera bevitore di alcolici: una percentuale in calo rispetto a quella delle donne della stessa fascia di età (pari al 31%). Il numero, però, trova conferma anche nel resto della popolazione, con un aumento della quota maschile attenta alla salute, mentre quella femminile sembra rimanere stabile. Come se non bastasse, un sondaggio Ipsos di alcuni mesi fa indicava come gli uomini pensano che le giovani donne, in età tra i 16 e i 24 anni, diano priorità al salutismo come parametro di attrattività degli uomini, mentre il 39% ha la sensazione che “le donne siano attratte solo da una piccola parte di uomini”, nello specifico quelli più muscolosi o con una certa prestanza fisica. Sarebbe anche questo a spingere a investire molto nel wellness, soprattutto la popolazione maschile, col rischio di finire nel looksmaxxing.
Il rischio (poco salutare) del looksmaxxing
Si tratta dell’eccessiva attenzione al proprio aspetto fisico, che spinge a pratica molto sport, arrivando a superare i normali limiti di allenamento, o ad applicare forti restrizioni alla propria dieta, al punto da diventare iperselettiva e limitata. Il termine, infatti, deriva da “looks”, dall’inglese “aspetto”, “Apparenze” e il verbo “maxxing”, “massimizzare”. Seppure ha radici lontane e collegato ad altri fenomeni, indica il desiderio di apparire perfetti, più che in salute. “La cura di sé è innanzitutto una ricerca di benessere e salute, senza rigidità, idealizzazioni estreme, fanatismi o ossessioni”, spiega Andrea Spatuzzi, psicologo e psicoterapeuta esperto di rapporto genitori-figli, autore del libro Genitori oggi (Franco Angeli). Ma “significa anche accettare le proprie caratteristiche fisiche di base, riconoscendole come parte della propria identità, piuttosto che cercare di trasformarle radicalmente con interventi invasivi che talvolta possono perfino compromettere la salute. Quando invece domina l’esigenza di modificare continuamente il corpo e di inseguire modelli irrealistici si entra nel campo dei disturbi del comportamento”, aggiunge l’esperto.
Il confine tra l’apparenza e la salute
Alcune forme di eccessivo salutismo, quindi, possono portare ed effetti negativi sulla salute, sulla coppia e sulla personalità, perché «la trasformazione del corpo può finire per sostenere una nuova identità costruita come una maschera, fondata su ruoli rigidi e stereotipati. I canoni estetici sono sempre stati, in una certa misura, standardizzati e variabili nel tempo: ogni epoca costruisce i propri modelli di bellezza. Questo, di per sé, non rappresenta il vero problema. La questione più rilevante riguarda piuttosto il crescente utilizzo del corpo come luogo di espressione del disagio psichico“, aggiunge lo psicologo, secondo cui i social “non solo amplificano certi modelli, ma talvolta finiscono anche per rafforzarli e normalizzarli, entrando così in una sorta di circolo che alimenta il problema”.