- A Lione è morto un uomo gravemente malato nel cui organismo è stato rilevato il virus Shamonda, primo caso umano documentato.
- Il virus, finora osservato soprattutto negli animali da allevamento europei, potrebbe essere trasmesso all’uomo da piccoli insetti pungenti, ma le modalità restano da chiarire.
- Gli esperti chiedono sorveglianza epidemiologica e veterinaria più forte e collaborazione secondo il modello One Health, anche alla luce dei cambiamenti climatici.
La notizia, a prima vista, preoccupa. In Francia, a Lione, è deceduto un uomo (peraltro già affetto da una grave patologia) e nel suo corpo è stato ritrovato il virus Shamonda.
A dare la notizia è stato lo stesso Ministero della Sanità francese, che ha informato il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Si stanno quindi valutando gli impatti possibili per la salute pubblica. Ma attenzione (ed ovviamente prevenzione) non debbono significare timore. Anche perché non si sa con certezza se la presenza del virus nella persona morta sia stata solo una “combinazione” nel decesso o lo abbia in qualche modo favorito.
Indice
Di cosa parliamo
Il virus Shamonda fa parte del genere Orthobunyavirus. Per la prima volta è stato riconosciuto in Nigeria più di 60 anni fa, nel 1965. Fino a questa notizia, va detto, è stato osservato solo negli animali da allevamento, e dalle nostre parti nemmeno troppo tempo fa. Le prime rilevazioni, in particolare nei bovini, si sono osservati in diverse nazioni Europee: oltre alla Francia, anche in Italia, Germania, Belgio, Francia, Olanda, Spagna e altri stati.
Prima di queste rilevazioni, tutte molto recenti, si parlava del virus per altre aree geografiche. Ora la novità legata al decesso del paziente francese, peraltro già gravemente malato. Si tratta infatti del primo caso di infezione umana documentato. Occorre quindi capire cosa avviene e proseguire le indagini in termini di popolazione e di analisi di laboratorio.
Insetti vettori
Detto che il caso specifico è ancora circondato da particolare attenzione, visto che mancano davvero molte risposte su quanto potrebbe essere avvenuto, occorre ragionare con calma. In questo bisogna anche ricordare che non esiste ancora la certezza sulla specie animale che avrebbe consentito il passaggio del ceppo virale dall’animale all’uomo, anche se si sospetta il ruolo dei cosiddetti “moscerini pungenti”. In termini scientifici si tratta di insetti del genere Culicoides, davvero molto piccoli.
La loro attività, occorre ricordarlo, si concentra soprattutto nei mesi più caldi, con conseguente diminuzione progressiva delle punture con l’arrivo dell’autunno. Certo le condizioni meteorologiche e l’area geografica in cui ci si trova possono avere un ruolo in questo senso pur se, come detto, si tratta solo di un sospetto.
Occorre attenzione
“Il Ministero della Salute, già il 17 settembre scorso, aveva richiamato l’attenzione sulla circolazione del virus in Europa ed in alcuni allevamenti italiani, sottolineando la necessità di un’attenta sorveglianza veterinaria – Enrico Di Rosa, Presente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) -.
In attesa di ulteriori approfondimenti epidemiologici e scientifici, questo caso rappresenta un ulteriore richiamo all’importanza di non abbassare la guardia nei confronti delle malattie infettive emergenti e dei rischi che possono rappresentare per la salute pubblica.
È fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica, virologica ed entomologica, promuovendo una collaborazione sempre più stretta tra sanità pubblica, medicina veterinaria e tutela dell’ambiente, secondo il modello One Health che riconosce il legame indissolubile tra salute umana, animale e ambientare”.
I cambiamenti climatici, d’altronde, modificano la distribuzione geografica e la stagionalità degli insetti vettori creando condizioni favorevoli alla diffusione di agenti patogeni anche in territori precedentemente meno esposti, esponendo anche il nostro Paese a rischi infettivi nuovi o finora poco conosciuti.
“Riteniamo pertanto prioritario investire nel potenziamento dei Dipartimenti di Prevenzione per intercettare precocemente questi fenomeni, rafforzare le risorse, le competenze professionali e le reti di collaborazione tra istituzioni e servizi sanitari – fa sapere l’esperto -. La prevenzione deve essere in grado di anticipare i rischi, non limitarsi a gestire le emergenze. È questa la direzione da seguire per tutelare la salute dei cittadini, garantire una risposta efficace alle nuove minacce infettive e costruire un sistema sanitario più preparato”.