- Dedicare tempo a lettura, scrittura e apprendimento lungo tutta la vita sembra ritardare l'insorgenza dell'Alzheimer e rallentare il declino cognitivo.
- Una ricerca su quasi 2.000 anziani mostra che chi ha maggiore stimolazione intellettuale sviluppa l'Alzheimer in media cinque anni più tardi e il lieve deterioramento cognitivo sette anni più tardi.
- Partecipare ad attività culturali in ogni fase della vita — dall'infanzia alla terza età — risulta associato a un rischio significativamente ridotto di Alzheimer e di deterioramento cognitivo.
A volte non ci pensiamo. Ma le vacanze possono diventare un’occasione formidabile per proteggere il cervello, oltre che per rilassarsi. Perché dedicarsi ad attività che stimolano la mente nel corso della vita, come leggere, scrivere e imparare nuove lingue, potrebbe essere collegato a un minor rischio di malattia di Alzheimer e a un rallentamento del declino cognitivo.
A dirlo è una ricerca recentemente pubblicata su Neurology, la rivista medica dell’American Academy of Neurology. Sia chiaro: lo studio rivela solo un’associazione e non un chiaro rapporto causa-effetto. Ma vista la semplicità delle modalità di prevenzione, vale la pena seguirne i consigli.
Indice
Cosa emerge
Lo studio ha rilevato che le persone con un maggiore impegno intellettuale nel corso della vita hanno sviluppato la malattia di Alzheimer circa cinque anni più tardi rispetto a coloro che presentavano i livelli più bassi di stimolazione mentale. Non solo. Se si prende in considerazione il solo lieve deterioramento cognitivo, questo tende a comparire in media più tardi in chi ha buone abitudini culturali. E non di poco. Si guadagnano circa sette anni.
Lo studio è stato condotto da Andrea Zammit, del Rush University Medical Center di Chicago che in una nota dell’ateneo ricorda come “i risultati suggeriscono che la salute cognitiva in età avanzata è fortemente influenzata dall’esposizione, nel corso della vita, ad ambienti intellettualmente stimolanti”.
I ricercatori hanno seguito 1.939 adulti con un’età media di 80 anni che non presentavano demenza all’inizio dello studio. I partecipanti sono stati monitorati per circa otto anni. Per comprendere meglio l’apprendimento permanente, il team ha esaminato l’arricchimento cognitivo in tre fasi della vita.
I fattori della prima infanzia, prima dei 18 anni, includevano la frequenza con cui i partecipanti si facevano leggere delle storie, la frequenza con cui leggevano libri, la disponibilità di giornali e atlanti a casa e se avevano studiato una lingua straniera per più di cinque anni.
L’arricchimento nella mezza età includeva il livello di reddito a 40 anni, l’accesso a risorse come abbonamenti a riviste, dizionari e tessere della biblioteca e la frequenza con cui i partecipanti visitavano luoghi come musei o biblioteche.
L’arricchimento nella terza età, a partire dagli 80 anni circa, si è concentrato su attività come la lettura, la scrittura e i giochi, insieme al reddito derivante dalla previdenza sociale, dalla pensione e da altre fonti.
I ricercatori hanno calcolato i punteggi di arricchimento per ciascun partecipante. Ed è emerso che un maggiore arricchimento ambientale è associato a un minor rischio di Alzheimer
Benefici nel tempo
Nell’ambito dello studio, 551 partecipanti hanno sviluppato la malattia di Alzheimer, mentre 719 hanno sviluppato un lieve deterioramento cognitivo. Quando i ricercatori hanno confrontato il 10% dei partecipanti con i punteggi di arricchimento ambientale più alti con il 10% con i punteggi più bassi, sono emerse differenze significative.
Tra coloro che presentavano il livello di arricchimento ambientale più elevato, il 21% ha sviluppato l’Alzheimer, rispetto al 34% di coloro che presentavano il livello di arricchimento ambientale più basso. Dopo aver tenuto conto di fattori come età, sesso e livello di istruzione, un maggiore arricchimento ambientale nel corso della vita è risultato associato a un rischio inferiore del 38% di sviluppare la malattia di Alzheimer e a un rischio inferiore del 36% di sviluppare un lieve deterioramento cognitivo.
Come se non bastasse, anche l’età di insorgenza della malattia è risultata significativamente diversa. Le persone con il livello di arricchimento ambientale più elevato hanno sviluppato l’Alzheimer a un’età media di 94 anni, rispetto agli 88 anni di coloro che presentavano il livello di arricchimento ambientale più basso, con un ritardo di cinque anni. Per quanto riguarda il lieve deterioramento cognitivo, coloro che avevano sperimentato un livello di arricchimento più elevato hanno sviluppato i sintomi a un’età media di 85 anni, rispetto ai 78 anni di coloro che avevano sperimentato un livello di arricchimento inferiore, con un ritardo di sette anni.