L’occhio è lo specchio dell’anima. Ma forse, anche se troppo spesso lo dimentichiamo, l’orecchio può diventare un’importante immagine del benessere e soprattutto, esternamente, può rappresentare l’identikit della nostra età reale. E non dice solamente quanto e come può essere in forma e tonica la pelle, magari esposta all’avanzare delle rughe, ma potrebbe addirittura indicare se il cuore rischia un pochino di più proprio per le rughe presenti.
Insomma, anche se questo secondo aspetto va definito completamente, abituiamoci a ragionare sulle modalità di presentazione delle nostre orecchie, anche per cogliere eventuali alterazioni e sfruttare i moderni approcci della medicina estetica per possibili correzione e miglioramenti.
Ricordando ovviamente che il leitmotiv e il nuovo standard di lusso nell’estetica è quello del “less is more” (meno è meglio), preceduto da un approccio diagnostico sostenuto da una valida base scientifica e con risultati naturali. A ricordarlo, in occasione del congresso della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME) di Roma, è il presidente della stessa società scientifica, Emanuele Bartoletti.
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L’orecchio, oltre l’estetica
“Spesso le clienti si rivolgono a noi quando gli orecchini cominciano a pendere tristemente verso il basso – segnala Loredana Cavalieri, consigliere della Società Italiana di Medicina Estetica. Questo è dovuto all’allargamento del foro del lobo, dovuto ad un’atrofia progressiva del grasso del lobo dell’orecchio. Di certo la correzione non può essere chirurgica. Bastano delle sapienti infiltrazioni di acido ialuronico ‘morbido’, con il quale andiamo a creare vari micro-pomfi sia lungo il bordo che all’interno del lobo per rimpolparlo, ridargli consistenza. In questo modo il foro si restringe e l’aspetto dell’orecchio ne guadagna”.
Un altro piccolo difetto ‘svela-età’, sono quelle antiestetiche rughette verticali che compaiono davanti al trago dell’orecchio che possono essere corrette con lo stesso tipo di acido ialuronico. Infine ci sono le rughe che attraversano il lobo auricolare.
“Ma in questo caso – ammonisce la Cavalieri – oltre a correggere, dobbiamo ricordarci che alcune di queste rughe, come quelle che attraversano in diagonale il lobo dell’orecchio (si chiama segno di Franck, dal nome del medico che per primo le ha descritte) sono correlate ad un aumentato rischio cardiovascolare. E dato che il medico estetico è in primis un medico, appunto, nell’ambito della visita dovrà consigliare a queste persone un check-up cardiologico”.
Si ipotizza che questa piega particolare sia causata dalla perdita di fibre elastiche e dalla riduzione dell’apporto sanguigno ai piccoli vasi del lobo, un fenomeno degenerativo che potrebbe rispecchiare in modo analogo l’invecchiamento e la sofferenza delle arterie coronarie.
Sebbene non sia una prova certa di malattia cardiaca, la comparsa di questa piega (specialmente se bilaterale) è considerata un fattore di rischio indipendente, particolarmente significativo se osservata in soggetti sotto i 60 anni. Nessun panico, ma è consigliabile parlarne con il proprio medico o con un cardiologo per una valutazione complessiva della salute cardiovascolare.
L’obiettivo della medicina estetica
Anche nei pazienti trattati al meglio, l’orecchio resta uno dei marker più evidenti (e trascurati) dell’età biologica. Con il tempo cambia: perde definizione, il lobo si assottiglia, la cartilagine perde elasticità e il profilo laterale invecchia.
“Da qui nasce un nuovo approccio – rivela Paola Rosalba Russo, componente del Comitato Scientifico del congresso SIME 2026 – non un lifting chirurgico, ma una neuromodulazione funzionale con tossina botulinica. Non si tratta di paralizzare, ma di riequilibrare. Con microdosi di tossina botulinica, guidate dall’anatomia si migliorano i vettori muscolari auricolari, restituendo armonia e naturalezza.
È un piccolo trattamento, ma con un grande impatto percettivo. Perché oggi non basta ringiovanire il volto. Bisogna armonizzare tutto ciò che il paziente mostra. L’orecchio non è un dettaglio. È parte dell’identità estetica del volto. La vera medicina estetica non è quella che si vede di più. È quella che si nota di meno, ma si percepisce meglio. Non deve trasformare, deve rispettare. Non deve riempire, deve rigenerare. Non deve promettere perfezione, deve garantire sicurezza. Perché il futuro della medicina estetica non è l’eccesso. È l’intelligenza”.
Avanti con la medicina rigenerativa
Oggi la bellezza 3.0 impone di apparire freschi, naturali e semplicemente se stessi (anche se con qualche anno in meno). Tra medicina rigenerativa, intelligenza artificiale e trattamenti sempre più ‘invisibili’ (i cosiddetti ‘tweakments’), questo settore è attraversato da una rivoluzione, che riscrive completamente le regole della bellezza.
In questo senso si sta andando oltre i filler a base di acido ialuronico esclusivamente per dare volume, spostandosi verso la medicina rigenerativa. I pazienti desiderano trattamenti che stimolino la pelle a ‘lavorare’ meglio, anziché limitarsi a riempire un vuoto.
I protagonisti principali includono i polinucleotidi (bio-stimolatori iniettabili che attivano la produzione di collagene ed elastina), gli esosomi (terapie di segnalazione cellulare che favoriscono la riparazione dei tessuti), l’acido polilattico (iniettabile che stimola la produzione di collagene) e le terapie autologhe come il Plasma arricchito in Piastrine e le cellule staminali del tessuto adiposo. Insomma: a fronte del trend dell’Instagram Face decisamente in calo, il nuovo must sono invece i ‘tweakments’ (micro-trattamenti).
“L’obiettivo ora è l’invisibilità del trattamento (ma non certo dei risultati): i pazienti cercano micro-trattamenti o piccole dosi di tossina e skin booster che mantengano la mobilità del viso, concentrandosi sulla qualità della pelle, texture, elasticità e luminosità, piuttosto che modificare la struttura facciale – spiega Bartoletti. Ricordo che il risultato in medicina estetica non deve essere riconosciuto. Deve solo correggere i difetti senza cambiare la unicità della struttura del volto”.
L’obiettivo è quindi personalizzare. Magari, in futuro, anche grazie a strumenti diagnostici basati sull’IA che sono sempre più utilizzati nelle consulenze di medicina estetica: scanner che misurano danni solari, vascolarizzazione e densità del collagene sotto la superficie cutanea, permettendo ai professionisti di creare piani di trattamento sempre più personalizzati e costruiti sulla biologia di ogni singolo paziente.