I primi giorni d’estate sono iniziati con un’ondata di calore record che, secondo gli esperti, non sarà l’unica del 2026. Per questo anche il ministero della Salute ha messo a punto un vademecum in cui ricorda quali sono i rischi dell’esposizione alle temperature elevate. Tra questi c’è la disidratazione, riguardo alla quale, però, ci sono molti “falsi miti”, che anche l’Unione europea ora cerca di sfatare.
Ondate di calore e disidratazione
La disidratazione “è causata da una perdita di acqua dall’organismo maggiore di quella introdotta. L’organismo si disidrata e incomincia a funzionare male quando: è richiesta una quantità di acqua maggiore come in caso di alte temperature ambientali per via della sudorazione; si perdono molti liquidi, come in caso di febbre, vomito e diarrea; una persona non assume volontariamente acqua a sufficienza in mancanza di stimolo della sete; in caso di assunzione di farmaci che possono favorire l’eliminazione di liquidi (per esempio diuretici, lassativi)”, come ricorda il portale del ministero della Salute.
I sintomi della disidratazione
Sono ancora le autorità sanitarie nazionali a ricordare che i campanelli d’allarme di una condizione di disidratazione sono principalmente “sete, debolezza, vertigini, palpitazioni, ansia, pelle e mucose asciutte, crampi muscolari, abbassamento della pressione arteriosa”. Che fare, dunque, per evitare di andare incontro alla disidratazione? Quanta acqua va bevuta e di che tipo? A che temperatura? Le risposte arrivano dagli enti europei per la sicurezza alimentare, come l’EFSA.
Quanta acqua bere
Secondo l’Autorità europea per la Sicurezza alimentare, non ci si dovrebbe affidare a indicazioni vaghe, frutto del passaparola o di suggerimenti social, ma andrebbe semplicemente ricordato che l’apporto adeguato di acqua totale per le donne è di circa 2 litri al giorno, che salgono a 2,5 per gli uomini. Il che significa che questo rappresenta il quantitativo corretto di acqua, esclusi altri liquidi che possono essere rappresentati da bevande come thè, caffè, succhi di frutta, ecc. In aggiunta all’acqua, poi, contribuiscono a una corretta idratazione anche alcuni cibi, in misura pari a circa il 20/30%, in particolare frutta e verdura fresche, ricche anche di vitamine e Sali minerali.
Le variabili: l’età
Le indicazioni degli esperti, però, variante anche in base alla stagione, proprio perché in estate il fabbisogno aumenta, e all’età. “Il fabbisogno dei lattanti ad esempio è molto alto per le elevate perdite di liquidi: mediamente tra i 6 e 12 mesi sono necessari 800 ml al giorno”, spiega Raffaella Cancello, nutrizionista dello Staff Centro Ambulatoriale Obesità – Auxologico Ariosto, sul portale dell’Istituto. “Il fabbisogno di acqua nei bambini e adolescenti dipende dalla dieta, dall’attività fisica e dalle condizioni ambientali – prosegue l’esperta – L’assunzione adeguata per una corretta idratazione è di: 1200 ml di liquidi tra 1 e 3 anni; 1600 ml tra 4 e 6 anni; 1800 ml tra 7 e 10 anni; dagli 11 anni fino ai 17 sono necessari circa 2 litri al giorno. Negli adulti maschi (18 – 65 anni) si raccomanda l’assunzione di 2,5 litri al giorno, nelle donne di 2 litri. Dopo i 75 anni le raccomandazioni sui volumi non variano”. Anche lo stile di vita influisce: per esempio, uno sportivo avrà una maggiore perdita di acqua legata alla pratica fisica – specie se all’aperto – rispetto a chi conduce una vita sedentaria al chiuso. Anche il peso può influire sulle necessità individuali, insieme alla condizione di salute: chi ha avuto o ha problemi di calcoli renali in genere dovrebbe aumentare l’apporto di acqua giornaliero.
Quale tipo di acqua: naturale o gasata?
Su questo aspetto esistono alcune credenze comuni, come il fatto che l’acqua frizzante aiuti a dissetarsi maggiormente, ma idrati di meno. Le evidenze scientifiche, invece, indicano che non esiste una differenza significativa nella capacità di idratare l’organismo tra le due tipologie. Il contenuto di anidride carbonica in quella gasata non interferisce con il processo di osmosi che permette il passaggio dei liquidi dalle pareti dell’intestino al flusso sanguigno. L’unica differenza è che stimola la produzione di secrezione gastrica, quindi potrebbe favorire la digestione, ma è meno adatta a chi soffre di meteorismo, perché aumenta la quantità di gas nell’intestino.
Acqua, a che temperatura
Un altro dubbio riguarda la temperatura a cui bere l’acqua: meglio fresca, come si è propensi a credere, o a temperatura ambiente? La risposta degli esperti è che in realtà, ai fini dell’idratazione, non ci sono differenze. Il discrimine, quindi, riguarda altri aspetti, come il gusto personale: c’è chi preferisce non bere acqua troppo fredda o ghiacciata, per timore di congestioni, anche se l’idea di un nesso diretto non ha supporti scientifici rigorosi. L’unica evidenza interessa gli sportivi, per i quali è consigliabile optare per l’acqua più fresca perché aiuta a ridurre l’aumento della temperatura del corpo, in occasione di attività fisica intensa e molto prolungata.
Acqua in bottiglia o del rubinetto
Un’altra falsa credenza è che l’acqua imbottigliata sia sempre da preferire a quella del rubinetto, in quanto migliore da un punto di vista microbiologico e nutrizionale. L’Italia, nonostante vanti acqua del rubinetto di qualità e tra le migliori d’Europa (grazie all’85% da falde sotterranee sottoposte a controlli rigorosi) risulta il primo Paese europeo per consumo di acqua in bottiglia. I dati indicano che questo è pari a circa 200-250 litri pro capite l’anno, oltre il doppio della media europea. Ma in base alle nuove norme dell’Unione europea in materia, entrate in vigore il 12 gennaio 2026, tutti gli Stati membri sono tenuti a un monitoraggio armonizzato dei Pfas, cioè le sostanze perfluoroalchiliche, nell’acqua potabile. Si tratta di interferenti endocrini che possono causare effetti – anche nel lungo periodo – molto importanti. I limiti sono di 0,10 microgrammi per lito per la somma di 20 sostanze e di 0,50 microgrammi per litro per il Pfas totale. In caso di superamento le autorità sono obbligate a intervenire e informare la cittadinanza.
Integratori, sì o no?
Infine, resta la domanda riguardo al ricorso ad integratori, per migliorare l’idratazione: sono necessari o consigliati? In che casi? Soprattutto nel periodo estivo sono molto pubblicizzati integratori salini, che garantirebbero un reintegro più efficace di questi Sali minerali e vitamine che si perdono naturalmente sudando. Si tratta soprattutto di sodio, potassio, magnesio e calcio che, però, gli esperti ricordano che possono essere assunti con una normale dieta equilibrata, specie se Mediterranea. Gli integratori, quindi, non servono a meno che non si tratti di casi di perdita di grandi quantità di liquidi a causa di una patologia o di uno sforzo particolarmente intenso e prolungato. con sudorazione intensa e prolungata oltre un’ora oppure in caso di malattia con grande perdita di liquidi. Meglio evitare quelli con troppo zucchero o caffeina e chiedere consiglio al medico se soffri di ipertensione o diabete.