Mal di testa ed emicrania a scuola, quanto pesa sul bambino e cosa fare: i consigli degli esperti

Il mal di testa nei bambini non va sottovalutato ed è importante monitorare frequenza e intensità: i consigli degli esperti

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Tra i bambini e i ragazzi che in questi giorni hanno ripreso la scuola ci sono moltissimi emicranici, molti più di quanto si creda: uno su 10 secondo studi internazionali, uno su 20 secondo studi italiani. Ma non esistono esistono farmaci specifici per loro. O meglio esistono quelli per gli adulti – con quelli recenti si risolvono oltre il 70-80% dei casi – ma non sono sperimentati per l’età pediatrica.

Quindi gli specialisti sono costretti a prescriverli con la massima prudenza in modalità off label, cioè fuori dalle indicazioni ufficiali, per cui probabilmente non sono usati in tutti i casi in cui sarebbero utili.

“È una situazione paradossale perché abbiamo ormai un arsenale terapeutico validissimo sia per curare gli attacchi sia per prevenirli, cioè i gepanti e gli anticorpi monoclonali per via sistemica, la tossina botulinica localmente.

Ma non possiamo utilizzarli con la stessa sicurezza e tranquillità che abbiamo per i pazienti adulti, perché mancano le sperimentazioni cliniche specifiche e quindi le direttive chiare su dosi e uso – dice Marina De Tommaso, Ordinario di Neurologia all’università di Bari, Presidente della SISC Società Italiana per lo Studio delle Cefalee”. Cosa si può fare quindi? Ecco quanto raccomandano gli esperti della SISC.

Come cambia il rendimento a scuola

La scuola può far partire i disturbi emicranici. Quasi tutti i bambini e adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive, mentre peggiorano durante l’anno scolastico. “I periodi più critici sono l’inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale – spiega il Massimiliano Valeriani,  Direttore dell’unità di  Developmental Neurology Unit dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma -.

La prevalenza dell’emicrania è simile nei due sessi fino all’età di 9-10 anni, dopodiché la forbice tra maschi e femmine aumenta sempre piú, a scapito di queste ultime”.

E l’emicrania influisce in molte maniere sul rendimento scolastico, con una percentuale, secondo studi americani, che può arrivare al 30%. Lo stress (per esempio da ansia) favorisce l’attacco emicranico e il conseguente dolore provoca una riduzione dell’attenzione e delle capacità di apprendimento, aumentando ulteriormente lo stress.

E poi ci sono le assenze: dai 4 ai 5 giorni l’anno secondo uno studio pubblicato sul Journal of Child Neurology nell’agosto 2026. “Un grave problema è rappresentato dagli insegnanti, che generalmente interpretano il mal di testa dei propri alunni come una scusa per evitare compiti, interrogazioni e verifiche – osserva Valeriani -. Questo genera frustrazione nei bambini che vedono aggiungere al danno, il mal di testa, la beffa di non essere compresi e creduti”.  Ma anche alle elementari gli alunni possono soffrire di emicrania?

A cosa fare attenzione

Come comprendere il problema nei più piccoli? Non è difficile: il bambino anche di 4-7 anni lamenta chiaramente il mal di testa. Può trarre in inganno il fatto che in queste fasce d’età l’attacco emicranico può durare anche meno di 10 minuti” spiega lo specialista.

“E non dimentichiamo che l’emicrania può colpire anche i più piccoli e manifestarsi con sintomi diversi dal mal di testa, quali le coliche gassose del lattante, il torcicollo parossistico benigno, le vertigini parossistiche benigne, la sindrome del vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, i cosiddetti dolori di crescita e la cinetosi – indica Valeriani –”.

A scuola è ormai consuetudine l’utilizzo di pc e smartphone, spesso indicati come fattore che genera mal di testa. Ma per gli esperti non è così importante. “Non si può dire che siano causa di attacchi di mal di testa ma è chiaro che in un bambino emicranico l’uso esagerato degli schermi può influire negativamente sulla severità della malattia – conclude l’esperto –“.

Soprattutto i genitori devono capire in tempo in quali casi bisogna rivolgersi al medico. “Per il bambino sono valide ovviamente le raccomandazioni sulle cosiddette “red flags” cioè bandierine rosse per evidenziare i sintomi e i segni critici di allarme su patologie neurologiche e sistemiche che richiedono tempestivi approcci specialistici.

Occorre fare attenzione a esordio improvviso e violento cioè mal di testa che raggiunge la massima intensità in pochi minuti; cefalea notturna o al risveglio; peggioramento progressivo, per frequenza e intensità nel corso di settimane o mesi; dolore che compare o peggiora nettamente con la tosse, gli starnuti, la defecazione o lo sforzo fisico; età molto precoce, cioè sotto i tre anni.

“Il primo medico da sentire è il pediatra, che deve avere competenza in tema di diagnosi delle cefalee più rappresentate nell’età pediatrica, cioè emicrania e cefalea tensiva – fa sapere la De Tommaso”.

I consigli della SISC

Per i genitori: non sottovalutare il mal di testa.  Rivolgersi in prima battuta al pediatra, prima di sottoporre il bambino ad accertamenti spesso inutili, quali visita oculistica o elettroencefalogramma. Valutare se non ci sia un qualche disagio psicologico del bambino nell’ambito della scuola o della famiglia stessa e riferirlo al medico.

Per gli insegnanti: osservare la frequenza e potenziale gravità della cefalea nel bambino e aiutarlo nel percorso scolastico quando questa gli crea delle difficoltà. Inoltre cercare di capire se ci sono fattori scatenanti nel contesto scolastico.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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