Leucemie acute, perché si “riaccendono” dopo il trapianto di midollo e come ridurremo le recidive

Le leucemie acute hanno un decorso rapido e acuto. Un nuovo studio amplia la conoscenza sulle cause di recidive dopo il trapianto di midollo

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il trapianto da donatore, quindi allogenico, di cellule staminali ematopoietiche rappresenta una delle principali possibilità terapeutiche per diversi tipi di leucemia acuta. Purtroppo però a volte accade che la malattia si ripresenti dopo questo trattamento. E la recidiva della patologia dopo il trapianto resta una delle cause più importanti di fallimento del trattamento. Ma come mai si verifica questa condizione?

A chiarirlo ci ha pensato uno studio internazionale del consorzio HLALOSS, pubblicato su Journal of Oncology, di cui è corresponding author Luca Vago, responsabile dell’Unità di Immunogenetica, Genomica e Immunobiologia delle Leucemie, coordinatore della Disease Unit Leucemie Acute al Comprehensive Cancer Center dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e associato all’Università Vita-Salute San Raffaele.

La ricerca chiarisce perché alcune leucemie riescono a sfuggire al controllo del sistema immunitario del donatore e indica nuove strategie per prevedere questo rischio e scegliere in modo più mirato tanto il donatore quanto le terapie dopo la ricomparsa della malattia.  Il lavoro, finanziato anche da Fondazione AIRC, e che ha visto la collaborazione dell’Unità di Immunogenetica, Genomica e Immunobiologia delle Leucemie, dell’Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e del CUSSB – University Centre for Statistics in the Biomedical Sciences dell’Università Vita-Salute San Raffaele, ha analizzato 533 recidive di neoplasie ematologiche dopo trapianto allogenico, raccolte in 27 centri di 7 Paesi.

Le leucemie acute e la sfida da vincere

Le leucemie acute sono malattie delle cellule staminali emopoietiche, le cellule da cui derivano normalmente globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. In queste patologie, alcune cellule immature acquisiscono alterazioni che ne bloccano la maturazione e ne favoriscono la proliferazione incontrollata, interferendo progressivamente con la normale produzione delle cellule del sangue. Si distinguono principalmente in due forme: la leucemia mieloide acuta (AML), più frequente negli adulti, e la leucemia linfoblastica acuta (ALL), più comune nei bambini. Nel loro insieme si tratta di malattie relativamente rare, ma con un decorso rapido e molto aggressivo.

Nel complesso, in Italia, le leucemie causano circa 15.600 nuove diagnosi ogni anno e le forme acute rappresentano una parte significativa di questi casi. L’incidenza è di circa 3-4 casi ogni 100.000 persone all’anno per la leucemia mieloide acuta e circa 2 casi ogni 100.000 per la leucemia linfoblastica acuta.

Nonostante i progressi terapeutici, la prognosi resta variabile: la sopravvivenza a cinque anni è oggi intorno al 30% per la leucemia mieloide acuta negli adulti, con risultati migliori nei pazienti più giovani, mentre per la leucemia  linfoblastica acuta può raggiungere circa il 60-70%.

Tra le principali opzioni terapeutiche, soprattutto nei casi ad alto rischio, vi è il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, che consiste nella sostituzione del sistema immunitario del paziente con quello di un donatore. L’efficacia di questo trattamento si basa anche su un fenomeno chiamato graft-versus-tumor: le cellule immunitarie del donatore riconoscono e attaccano le cellule leucemiche residue. Tuttavia, la recidiva dopo trapianto rappresenta ancora la principale causa di morte nei pazienti sottoposti a questa procedura.

Cosa spiega la ricerca

Negli ultimi anni è emerso che una delle modalità con cui la leucemia riesce a ripresentarsi è la capacità delle cellule tumorali di sfuggire al controllo immunitario, diventando di fatto “invisibili” al sistema immunitario del donatore.

“Già oltre quindici anni fa avevamo dimostrato come la perdita di specifiche molecole HLA da parte delle cellule leucemiche rappresenti un meccanismo chiave di evasione immunitaria dopo trapianto – spiega Vago facendo riferimento allo studio pubblicato nel 2009 sul New England Journal of Medicine

Il lavoro di oggi amplia in modo significativo quelle osservazioni, definendo con maggiore precisione la frequenza di questo fenomeno, i contesti in cui si verifica e le implicazioni cliniche per la scelta del donatore e delle terapie nelle recidive”.

La ricerca attuale chiarisce perché le cellule leucemiche diventano invisibili e come orientare alla scelta del donatore. Lo studio analizza 533 recidive di tumori ematologici dopo trapianto allogenico, includendo diversi tipi di donatore. I ricercatori hanno dimostrato che in una quota significativa di casi – circa il 15,6% delle recidive – le cellule leucemiche perdono specifiche molecole chiamate HLA (Human Leukocyte Antigens).

Queste molecole sono fondamentali perché, in base alla loro composizione, permettono al sistema immunitario di distinguere le cellule che sono proprie del corpo dalle cellule “estranee” al corpo, che, come tali, vanno eliminate. Quando le cellule tumorali non esprimono più le specifiche molecole HLA che le rendono riconoscibili come estranee, diventano invisibili alle cellule immunitarie del donatore, sfuggendone così l’attacco e continuando a proliferare. La frequenza di questo fenomeno, però, varia in modo significativo a seconda del tipo di donatore.

“Abbiamo chiarito in modo sistematico quanto spesso avviene questa perdita di HLA, in quali condizioni è più probabile e quali sono le conseguenze cliniche – spiega Vago – Si tratta di un vero e proprio meccanismo di evasione immunitaria”.

Per tradurre questa osservazione in uno strumento utile nella pratica clinica, i ricercatori hanno sviluppato un nuovo strumento informatico in grado di prevedere il rischio di perdita di specifici HLA sulla base delle caratteristiche genetiche del paziente e del donatore. Questo strumento potrebbe aiutare i centri trapianto a valutare in modo più preciso il rischio di recidiva con perdita di HLA e a selezionare, quando possibile, donatori con una configurazione immunogenetica meno favorevole all’evasione della leucemia.

I risultati dello studio aprono nuove prospettive per la gestione delle leucemie acute dopo trapianto, orientando verso un approccio sempre più personalizzato sia nella scelta del donatore sia nelle strategie terapeutiche, con l’obiettivo di anticipare e contenere il rischio di recidiva.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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