Ebola e virus Bundibugyo: di cosa si tratta, quanto è pericolosa e cosa ne sappiamo

La malattia da virus Bundibugyo, che fa parte della patologia da virus Ebola, si manifesta con sintomi simili all'influenza: quanto è contagiosa e le cure disponibili

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Ci sono virus, che la scienza conosce, che si sviluppano in aree molto circoscritte dell’Africa. Questo avviene da tempo, così come sono definite e studiate le diverse microepidemie legate ad infezioni che interessano piccoli gruppi di persone e conducono quadri patologici molto gravi.  Per questo, pur se il pericolo di contagio è basso al di fuori della cerchia di quanti vivono a stretto contatto con i pazienti bisogna seguire con grande attenzione quanto avviene. È quanto stanno facendo le autorità sanitarie internazionali, prima tra tutte l’OMS, visto ciò che avviene con la malattia da virus Bundibugyo, che fa parte della più ampia patologia da virus Ebola.

Anche in Italia ci si muove con l’attivazione della sorveglianza sanitaria per il personale impiegato nelle zone del focolaio del virus. Il Ministro della Salute in una circolare fa riferimento all’evento epidemico come potenzialmente grave per via della mancanza di terapie o vaccini. Per questo ha deciso di applicare delle misure di vigilanza per il personale di organizzazioni governative, non governative e altri enti impiegati nel Paese interessato e che si sposteranno sui territori della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda.

A fornire una traccia per conoscere il virus e quanto può provocare, considerando che non esistono né vaccini né terapie mirate per il ceppo in questione, è l’aggiornamento reso disponibile sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Sul fronte dei numeri, al momento per l’epidemia legata al virus Bundibugyo ci sono più di 500 casi sospetti, con una mortalità che supera i 130 decessi. Ma preoccupa molto la velocità della trasmissione e quindi dei contagi, per cui si prevedono controlli diffusi anche agli arrivi in Italia

Come nasce e come si trasmette

La patologia da Bundibugyo è legata ad una specie di Orthoebolavirus. Non è la prima volta che si parla di questo ceppo, visto che ci sono già state microepidemie, rispettivamente nel 2007 e nel 2012. A preoccupare è soprattutto l’elevato tasso di mortalità osservato, che si aggira tra il 30 e il 50%: in questa circostanza in particolare si parla di una letalità attorno al 32% quindi con un decesso ogni tre persone colpite.

A quanto si sa l’infezione è legata ad una zoonosi, quindi partirebbe da animali ed in particolare dai pipistrelli della frutta, serbatoi naturali del virus. Più specificamente, l’uomo si potrebbe infettare attraverso il contatto con sangue o secrezioni di animali selvatici infetti, e non si tratta solo di questi pipistrelli, visto che anche i primati possono trasmettere l’infezione.

Una volta passato da animale all’uomo poi il ceppo si passa nei rapporti interpersonali che prevedano il contatto diretto con il sangue, le secrezioni o altri fluidi corporei di individui infetti (prima tra tutte la saliva) o con superfici contaminate. Attenzione: anche le pratiche di sepoltura, con il contatto diretto con il defunto, possono risultare a rischio.  Per quanto riguarda il possibile rischio alle nostre latitudini, ricordiamo quanto riporta l’ECDC, Ente europeo per il controllo delle Malattie:  “la probabilità di contagio per i residenti dell’Ue o per i viaggiatori diretti nella provincia dell’Ituri è considerata bassa“.

Cosa comporta e come si affronta

Sulla base delle due epidemie già osservata, in Uganda e nella Repubblica Democratica del Congo, si possono catalogare sintomi e segni della patologia.

In genere l’incubazione è variabile: a volte può essere molto rapida, anche di 48 ore, e in alcuni casi si può arrivare a tre settimane. Il dato importante è che in genere le persone non sono contagiose fino alla comparsa dei sintomi.

Questi inizialmente ricordano quelli dell’influenza. Possono esserci febbre, stanchezza estrema, mialgie e quindi dolori ai muscoli, mal di testa e mal di gola. Insomma, il quadro può essere quello dei classici virus di stagione, almeno da noi. Il problema è che questi fastidi aspecifici tendono a far ritardare la diagnosi. E soprattutto possono peggiorare con coinvolgimento dell’apparato gastrointestinale quindi forti diarree con perdita di sali, disfunzioni renali e, a volta, anche emorragie.

In questo senso, questa particolare forma grave e spesso fatale della malattia Ebola può essere leggermente diversa sul fronte dei sintomi dalle emorragie diffuse della classica malattia da filovirus. Ed è ovviamente diversa da altri virus come quello di Marburg, che presenta segni e sintomi simili ed anche in questo caso il contagio interumano è molto semplice.

Sul fronte delle cure, per la patologia da virus Bundibugyo, il trattamento è sostanzialmente mirato a controllare la situazione. Ma non mancano le preoccupazioni, visto che in assenza di un vaccino autorizzato (che esiste per Ebola) e di trattamenti specifici si punta solo di interventi di supporto e salvavita. Ovviamente quanto prima si riconosce l’infezione, tanto più si può agire sul fronte dei disturbi con trattamenti aspecifici.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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