Il motivo per cui Meghan Markle non ha mai denunciato suo padre pur sapendo tutto

Per anni Meghan Markle ha mantenuto il silenzio sulle gravi accuse rivolte al padre. Ora emergono retroscena inaspettati e il ruolo della polizia britannica solleva nuovi dubbi

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Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

Meghan Markle era a conoscenza delle gravi accuse rivolte al padre Thomas Markle. Già dal 2018, anno in cui ha sposato il Principe Harry. Avrebbe anche valutato la possibilità di renderle pubbliche ma qualcuno l’avrebbe fermata e l’ex attrice avrebbe così scelto la strada del silenzio. Pur tenendo le debite distanze dall’uomo, che non l’ha accompagnata all’altare e non ha mai conosciuto i suoi nipoti.

Perché Meghan Markle non ha denunciato il padre

Secondo quanto ricostruito dal Times, Meghan Markle avrebbe voluto rendere pubbliche le accuse contro il padre, ma sarebbe stata dissuasa da un agente incaricato della sua protezione. “Lascia fare a noi, indagheremo”, le avrebbe assicurato la guardia del corpo, invitandola a non intervenire personalmente.

All’origine di tutto una lettera manoscritta di sette pagine, inviata a Scotland Yard da Roslyn Loveless, prima moglie di Thomas Markle, dalla quale aveva divorziato nel 1975 e scomparsa poi nel 2024.

Nella missiva, la donna formulava pesanti accuse nei confronti dell’ex marito, sostenendo che avesse avuto rapporti sessuali con una minorenne negli Stati Uniti e che frequentasse abitualmente le Filippine e la Thailandia.

La lettera sarebbe stata esaminata dagli agenti del servizio di protezione reale e successivamente inoltrata agli uffici dei Sussex a Kensington Palace. Non sarebbe stata invece trasmessa alle autorità statunitensi o a quelle dei Paesi asiatici citati.

All’epoca Meghan era già al centro delle critiche per aver interrotto i rapporti con il padre, assente al matrimonio con il Principe Harry nel maggio 2018. Rendere pubbliche accuse tanto gravi avrebbe potuto spiegare il suo allontanamento, ma la Duchessa avrebbe scelto di affidarsi alle rassicurazioni ricevute.

Le indagini su Thomas Markle

La vicenda è tornata al centro dell’attenzione dopo il ritrovamento di materiale sospetto riconducibile a Thomas Markle. Suo figlio, Thomas Markle Jr., avrebbe scoperto centinaia, se non migliaia, di immagini potenzialmente illegali mentre svuotava la precedente abitazione del padre a Cebu, nelle Filippine.

Stando a quanto riporta il Daily Mail, le autorità filippine stanno esaminando dispositivi elettronici e documenti recuperati nell’immobile. Allo stesso tempo in Messico, la Guardia Nazionale avrebbe perquisito un deposito vicino a Rosarito precedentemente affittato dall’ex tecnico delle luci di Hollywood.

Durante l’operazione sarebbero stati sequestrati computer, chiavette USB, videocassette e riviste, nell’ambito degli accertamenti sulla possibile presenza di materiale raffigurante abusi sessuali su minori.

Thomas Markle, 82 anni, nega tutte le accuse. Attualmente è in Florida, dove potrebbe essere ascoltato dagli investigatori statunitensi.

Ma il caso riguarda anche il comportamento delle istituzioni britanniche. La Metropolitan Police avrebbe segnalato la propria gestione delle accuse all’organismo indipendente di controllo sulla condotta della polizia, affinché venga chiarito perché le informazioni non furono trasmesse alle autorità straniere competenti.

Per alcune fonti citate dalla stampa britannica, gli agenti della protezione reale si sarebbero concentrati esclusivamente sulle possibili implicazioni per la sicurezza di Harry e Meghan, senza valutare adeguatamente la gravità delle contestazioni.

Diversi collaboratori di Kensington Palace dell’epoca avrebbero dichiarato di non essere stati coinvolti nella gestione della vicenda. Resta inoltre da chiarire chi abbia materialmente consigliato alla Duchessa di non rendere pubbliche le accuse e quali verifiche siano state effettivamente avviate.

La lettera di Meghan Markle

Dopo anni di silenzio, Meghan Markle ha deciso di intervenire pubblicamente il 23 ottobre, attraverso una dichiarazione nella quale ha espresso il proprio sgomento per le notizie riguardanti il padre.

“Sono profondamente sgomenta per le notizie emerse nelle ultime 24 ore e il mio pensiero va a tutti i bambini che potrebbero essere stati coinvolti”, ha confessato. Ha quindi confermato di essere stata informata delle accuse attraverso una lettera trasmessa alla polizia britannica e successivamente consegnata anche a lei.

“Nel 2018, una lettera è stata inviata alla Polizia Metropolitana di Londra e all’Unità di Protezione della Famiglia Reale e delle Persone Specialmente Protette. Questa lettera è stata successivamente inoltrata anche a me. Conteneva accuse preoccupanti e inquietanti contro mio padre, e mi è stato assicurato che erano in corso indagini”.

Parole che gettano una luce diversa sulla frattura familiare consumatasi nel 2018, quando Meghan decise di interrompere ogni rapporto con Thomas Markle.

Per anni la scelta della Duchessa è stata raccontata soprattutto attraverso le tensioni e le polemiche mediatiche che avevano preceduto le nozze reali. Adesso Meghan offre una spiegazione differente, legata alla volontà di tutelare i propri figli.

“Spero che ora sia chiaro che, nonostante le inesattezze pubblicate da alcuni media nel corso degli anni, il mio allontanamento da mio padre e la mia decisione di non permettergli di avere contatti con i nostri figli sono stati dovuti a un’unica ragione: proteggerli”.

Thomas Markle non mai conosciuto personalmente i nipoti Archie, 7 anni, e Lilibet Diana, 5 anni. “Confidavo che le autorità stessero facendo lo stesso per le altre famiglie”, ha aggiunto Meghan, lasciando trasparire la propria delusione per quanto emerso.

Ha infine ribadito la necessità di accertare la verità: “Sebbene la portata di quanto è venuto alla luce sia più ripugnante di quanto si possa immaginare, il mio sincero desiderio è che sia fatta piena giustizia e che la sicurezza e la protezione dei bambini innocenti rimangano la priorità”.

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