Lady Diana aiutava le prostitute di nascosto. Svelato il segreto delle sue uscite notturne

Lady Diana lasciava di nascosto Kensington Palace per girare di notte tra le strade di Londra. Un ex portavoce reale svela cosa si nascondeva dietro quelle misteriose fughe

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Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

A quasi trent’anni dalla sua morte continuano ad emergere retroscena sulla defunta Principessa del Galles. Lontana dai riflettori, dagli impegni ufficiali e dagli sguardi indiscreti, Lady Diana avrebbe avuto l’abitudine di attraversare segretamente le strade di Londra, spesso senza scorta, per incontrare le persone più vulnerabili della città. A raccontare questo lato poco conosciuto è stato Dickie Arbiter, ex portavoce della Regina Elisabetta, che ha svelato alcuni retroscena della sua vita privata durante un’intervista a Palace Confidential del Daily Mail. Dietro quelle fughe notturne, però, non si nascondeva soltanto il desiderio di aiutare gli altri, ma anche un profondo senso di isolamento che avrebbe accompagnato la madre di William e Harry negli anni più difficili del suo matrimonio con Carlo.

Lady Diana, soldi alle prostitute e visite ai senzatetto

Secondo il racconto di Dickie Arbiter, che lavorò a Buckingham Palace dal 1988 al 2000, Lady Diana era solita lasciare la propria residenza nelle ore serali per raggiungere alcuni dei quartieri più difficili della capitale britannica. Una delle sue destinazioni preferite sarebbe stata Paddington, dove si recava per verificare personalmente le condizioni dei senzatetto e offrire sostegno economico alle donne che si prostituivano.

Per riuscire ad allontanarsi senza attirare l’attenzione, la Principessa avrebbe escogitato un sistema piuttosto semplice: comunicava alla propria guardia del corpo che sarebbe rimasta a casa, concedendole così la serata libera. Poco dopo, però, un’automobile arrivava a prenderla per accompagnarla nelle sue visite clandestine.

“Non vado da nessuna parte stasera. Puoi prenderti la serata libera”, avrebbe detto Diana ai suoi addetti alla sicurezza. “E puntualmente, l’auto arrivava comunque e lei si metteva a girare per Paddington”, ha raccontato Arbiter. “Non solo per dare soldi alle prostitute, ma anche per passare e vedere come se la cavavano i senzatetto”.

Un comportamento che, sempre secondo l’ex portavoce, nasceva da un’autentica sensibilità verso le persone emarginate. Diana aveva fatto dell’impegno umanitario uno degli aspetti centrali della propria vita pubblica, distinguendosi per la capacità di avvicinarsi a chi viveva ai margini della società. Un’eredità raccolta soprattutto dal primogenito William, che ha fatto della lotta contro la condizione dei senzatetto una delle priorità della propria attività filantropica.

La solitudine di Lady Diana a Kensington Palace

Dietro l’immagine della Principessa amata da milioni di persone si nascondeva una quotidianità molto diversa. Arbiter ha spiegato che Diana si sentiva spesso sola e annoiata all’interno di Kensington Palace, dove persino organizzare una semplice visita tra amici poteva trasformarsi in un’impresa complicata.

Le rigide procedure di sicurezza imponevano infatti agli ospiti di comunicare in anticipo dati personali, indirizzi, targhe delle automobili e orari di ingresso e uscita. Un sistema che rendeva difficili gli incontri spontanei e che, secondo l’ex portavoce, finiva per scoraggiare molte delle persone vicine alla principessa.

“Aveva solo un telefono per chiamare gli amici”, ha ricordato Arbiter, spiegando che Diana organizzava spesso pranzi, ma raramente cene. Le serate diventavano così particolarmente lunghe e difficili da riempire.

Le uscite notturne rappresentavano quindi una forma di evasione, oltre che un’occasione per aiutare chi ne aveva bisogno. “Era qualcosa che sentiva di dover fare, ma era anche qualcosa che faceva per noia”, ha ribadito l’ex collaboratore di palazzo.

A confermare il senso di isolamento vissuto dalla Principessa è anche un ricordo della giornalista americana Katie Couric, che incontrò Diana a Chicago nel 1996, quando il matrimonio con Carlo era ormai arrivato al capolinea.

Dopo una serie di impegni particolarmente faticosi, Couric le aveva fatto notare quanto dovesse essere felice di tornare finalmente a casa. La reazione della Principessa, però, l’aveva colpita profondamente. Diana le aveva rivolto uno sguardo che sembrava voler dire: “Sì, ma tornerò in una casa vuota“.

In quel periodo William e Harry non erano sempre con lei e la separazione da Carlo aveva reso ancora più complessa la sua vita privata. Una condizione che contrastava con l’immagine pubblica di una donna costantemente circondata da persone, fotografi e ammiratori.

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