Può capitare a tutte la spiazzante sensazione di sentirsi smarrite quando il partner è lontano per lavoro o per altri motivi. Non è solo una questione di risolvere un problema pratico (una bega condominiale, il condizionatore che non si accende) ma è proprio una percezione di perdita di controllo: se lui c’è, ci sentiamo sicure e forti, ma se lui è assente, come faremo a cavarcela?
Ovviamente, da quando esiste il mondo, le donne se la sono sempre cavata benissimo da sole, affrontando eventi spaventosi, rischiosi, difficilissimi. E spesso con gli uomini che remavano contro. Eppure, a volte, stare senza il partner ci fa sentire incapaci di fare la cosa giusta. Ma perché accade?
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Un momento particolare
Sentirsi mancare la terra sotto i piedi quando lui non c’è è un’impressione che può scaturire da diversi fattori. Forse stiamo vivendo un momento particolare in cui ci sentiamo un po’ giù, abbiamo l’autostima in discesa o viviamo delle difficoltà oggettive (in famiglia, sul lavoro) che ci stanno togliendo le forze. “Non ce la posso fare” è il pensiero che ci attraversa la mente e si trasforma in “Non ce la posso fare senza lui”, segno di una (anche temporanea) dipendenza affettiva che però non ha solo una motivazione negativa: non si tratta di qualcosa di tossico, ma di molto umano. Sentirsi dipendenti dall’altro può accadere anche all’interno di legami sani, amorevoli, soddisfacenti. A volte, proprio quando viviamo un’intesa intensa, ci accorgiamo di quanto quella presenza sia diventata (estremamente) centrale nel nostro equilibrio emotivo.
Bisogno di legami
Ma non dobbiamo sentirci sminuite da queste sensazioni di smarrimento. Come sappiamo bene, noi umani siamo animali sociali. Nessuno di noi è costruito per bastare interamente a se stesso. Anche chi è single ha bisogno di legami, sicurezza, conferme, vicinanza, sostegno. Chi vive in coppia sa che (in linea di massima) può contare su tutto questo grazie al partner (e vale sia per lei che per lui). Tuttavia, in alcune situazioni, il partner smette di essere una parte importante della nostra vita e diventa il principale “regolatore” del nostro benessere: se lui non c’è, ci sentiamo meno calme, meno capaci. Eppure, anche senza di lui, riusciamo a occuparci di tutto: casa, famiglia, impegni, imprevisti. E lo facciamo sempre, anche quando il partner è presente. Ce ne rendiamo conto?
Un’idea antica ma presente
Molte di noi sono cresciute con messaggi (diretti o indiretti) che associavano la sicurezza alla presenza maschile: l’uomo come punto fermo, guida, protezione, riferimento pratico. Anche quando ci definiamo indipendenti, questi concetti possono continuare a ronzarci in testa, e non sempre ce ne accorgiamo. Il patriarcato funziona anche così. Queste idee possono “incrinare” la nostra autostima e compromettere la disinvoltura con cui affrontiamo i problemi quotidiana. Inoltre, la dipendenza emotiva non è un difetto del nostro carattere: è spesso la risposta adattiva a esperienze passate, nociva alla nostra esperienza attuale.
Come si può reagire
Non dobbiamo sentiamoci in colpa o sbagliate per il bisogno di avere lui accanto, o pensare che stiamo negando i nostri principi sull’autonomia e l’autodeterminazione femminile. Non è così. Cerchiamo invece di analizzarne il significato. Cosa ci manca davvero quando lui non c’è: la sua presenza, il senso di sicurezza, la conferma del nostro valore? E di cosa abbiamo paura? Di sbagliare, di essere giudicate male, di venire abbandonate? Guardiamo in faccia i nostri dubbi e scopriremo che sono inconsistenti, basati su luoghi comuni, costruiti su temporanei momenti di stress che ci fanno vedere le cose al rovescio.
Possiamo fare molto
La dipendenza emotiva cresce anche quando la coppia diventa l’unico luogo in cui ci sentiamo capite. Abbiamo bisogno di amiche, amici, contatti al di fuori dei confini della coppia. Avere più persone con cui condividere quache ansia di troppo alleggerisce il peso che mettiamo su una sola relazione (e che mettiamo su noi stesse).
Ritroviamo i nostri spazi
Può essere molto utile ricostruirci spazi personali come gratificazione per la nostra identità e riconnessione con noi stesse. Torniamo quindi a coltivare le amicizie, gli interessi, le passioni, ma anche le nostre competenze e i progetti solo nostri. E concediamoci momenti di sana solitudine in cui ci dedichiamo solo a ciò che ci piace. Insomma, cerchiamo di recuperare attività che ci facciano sentire efficaci, brillanti e protagoniste nella nostra vita, anche senza la mediazione del rapporto di coppia.
Parlare ci aiuta
Naturalmente, ci farà bene anche parlarne con il nostro partner. Nascondere il nostro disagio può complicare la situazione, anche perché la chiarezza all’interno della coppia è il primo passo per risolvere i problemi. E poi lui non è un super-eroe. Probabilmente, quando è lontano, sente la nostra mancanza e si sente smarrito proprio come noi.
Relazione alla pari
Sul piano pratico, può aiutarci riprendere gradualmente in mano ciò che abbiamo delegato: una decisione economica, un viaggio da pianificare, la gestione di un problema quotidiano, un progetto personale. Il punto non è dimostrare a noi stesse (e al mondo) di non avere bisogno di nessuno, quanto costruire una relazione alla pari in cui possiamo amare profondamente l’altro senza sottovalutare la nostra capacità di “esistere” anche da sole.
Quando cercare aiuto
Se la paura e la dipendenza limitano la nostra vita quotidiana o ci causano sofferenza, la psicoterapia può essere un alleato prezioso. Un percorso terapeutico ci aiuta a esplorare la nostra storia, a rivedere schemi di attaccamento e a costruire strumenti pratici per la nostra autonomia emotiva. La psicoterapia è un atto di cura verso noi stesse: si tratta di imparare a stare bene anche nella distanza, scegliendo la relazione con un partner per desiderio e non per bisogno. Con pazienza e gentilezza, possiamo trasformare la paura in fiducia in noi stesse e la dipendenza in una libertà condivisa. E ricordare una piccola grande verità, ovvero che quando siamo sole c’è ancora qualcuno lì: noi.