Giovanni, morto a 21 anni per una puntura di zanzara

Giovanni Colle, 21 anni, di Borso del Grappa, era immunodepresso: è morto venerdì 2 ottobre al Ca' Foncello di Treviso dopo la puntura di una zanzara

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Francesca Secci

Giornalista, esperta di lifestyle

Sarda, ma anche molto umbra. Giornalista pubblicista, sogno di una vita, scrive soprattutto di argomenti di attualità, lifestyle e cura della casa.

Una puntura di zanzara, quasi sempre, si risolve con un piccolo arrossamento e qualche ora di prurito. Per Giovanni Colle è andata diversamente. Il ragazzo, 21 anni, di Borso del Grappa, è morto venerdì 2 ottobre all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove era ricoverato per le complicanze seguite proprio a una puntura. In queste settimane stava preparando la nuova stagione sugli sci.

Detta così, sembra impossibile. Giovanni Colle, però, era immunodepresso da tempo, e per un organismo con le difese ridotte anche una complicazione all’apparenza piccola può diventare seria, e in fretta.

La puntura e il peggioramento

Secondo quanto la famiglia ha raccontato a Fabio Buzziol, direttore sportivo dello Sci Club Cornuda, sarebbe stata la puntura dell’insetto a far precipitare le sue condizioni di salute. Un peggioramento improvviso, che in ospedale i medici hanno provato a fermare, senza purtroppo riuscirci. Di che infezione si sia trattato non è stato reso noto, e nemmeno quando il ragazzo sia stato punto.

Chi era Giovanni Colle, tra sci e go-kart

Per gli amici era Gio. Amava lo sport, e oltre allo sci aveva un’altra passione, con il motore: i go-kart. Dopo la maturità aveva cominciato a lavorare in un’azienda di Bassano del Grappa, la stessa del papà Paolo, a cui era legatissimo.

Nello Sci Club Cornuda era entrato a 14 anni e, tra gare e ritiri sui ghiacciai, era diventato un punto di riferimento per i compagni più giovani. Fabio Buzziol lo ricorda come “un ragazzo splendido, soprattutto per la sua umiltà”, uno che in allenamento non prendeva niente alla leggera e su cui “sapevi di poter contare”. Su Facebook il club lo ha salutato così: “Scia veloce, Giovanni, tra le cime del cielo”. Difficile immaginare un saluto più adatto a lui.

Quando una puntura di zanzara diventa pericolosa

Di solito le strade sono due. La prima è un virus, come quello del West Nile. Otto volte su dieci passa senza che nessuno se ne accorga. Quando va male, però, arriva al sistema nervoso, e chi ha le difese immunitarie basse è tra le persone più esposte. Anche i tempi, per loro, si allungano: dalla puntura ai primi sintomi possono passare fino a tre settimane.

La seconda è più banale. Grattandosi si apre una piccola ferita, e da lì entrano i batteri: un motivo in più per resistere al prurito, per quanto insopportabile.

I segnali da non sottovalutare

Il primo posto dove guardare è la pelle intorno alla puntura. Un rossore che si allarga invece di sparire, con la zona calda e gonfia, è già un segnale da prendere sul serio. Le striature rosse che partono da lì dicono ancora di più, perché indicano un’infezione che si sta estendendo ai vasi linfatici. Anche una puntura che dopo 24 ore peggiora, invece di migliorare, merita una visita. Con febbre e brividi, meglio non aspettare.

Per il West Nile i segnali sono altri: il medico va sentito se la temperatura supera i 38 gradi ed è accompagnata da un’eruzione sulla pelle, oppure se compaiono un forte mal di testa e il collo rigido.

Le zanzare, poi, non spariscono più con la fine dell’estate: con autunni sempre più miti restano in circolazione anche a ottobre. Repellente e zanzariere, soprattutto se in casa c’è una persona fragile, meglio non metterli via troppo presto.

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