Cristina Plevani: “La vera gioia è che il mio cognome sopravviva”

L’ultima della sua famiglia a portare il nome Plevani si racconta tra televisione, identità e il valore delle relazioni vere

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Irene Vella

Giornalista, Storyteller, Writer e Speaker

Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

Ci sono persone che la televisione ha reso famose e persone che la televisione non è mai riuscita a cambiare. Cristina Plevani appartiene ad entrambe le  categorie.
Per molti resterà sempre la prima vincitrice del Grande Fratello, il volto con cui l’Italia ha scoperto cosa significasse entrare nella vita degli altri attraverso uno schermo. Ma fermarsi lì sarebbe riduttivo. Perché, a distanza di venticinque anni, la cosa più sorprendente non è che Cristina abbia vinto due reality in epoche completamente diverse, ma che sia rimasta esattamente la stessa persona: ironica, concreta, allergica alle sovrastrutture e profondamente legata alla vita vera.

Lontana dai riflettori ha scelto il lavoro quotidiano, il contatto con le persone, una normalità mai rinnegata. Ha conosciuto l’esposizione totale, quella che invade la casa, il telefono, perfino il silenzio. E ha imparato, forse prima di molti altri, che la notorietà non è una destinazione, ma solo una parentesi.
Cristina non ama costruire personaggi, non rincorre la visibilità e non ha mai avuto bisogno di reinventarsi per piacere. Preferisce le relazioni autentiche alle frequentazioni di circostanza, le amicizie vere ai rapporti utili, la sostanza al rumore.

In un tempo in cui tutto passa velocemente, programmi, volti, storie, lei rappresenta qualcosa di raro: una donna che ha attraversato la televisione senza perdere sé stessa. E che oggi, tra ironia e lucidità, guarda al passato senza nostalgia e al futuro con la curiosità di chi non smette mai di rimettersi in gioco.

Sei entrata nel primo Grande Fratello quando nessuno sapeva cosa fosse un reality. Oggi invece molti entrano già sapendo che personaggio costruire. Si è persa l’innocenza o è solo cambiato il gioco?
Il gioco si è adattato ai tempi, esattamente come è cambiata la società. All’inizio si diceva: basta VIP, vogliamo persone normali. Poi sono arrivate persone sconosciute e si è iniziato a dire che erano influencer, gente dei social. Ma oggi la normalità è anche quella: le persone normali vivono sui social.
Il problema è l’immaginario che si è creato intorno ai reality. Molti entrano pensando che ci siano soldi, lustrini, lavoro assicurato. Le aspettative sono enormi e inevitabilmente arrivano scontri e delusioni. Non è il programma ad essere cambiato davvero: sono cambiati i costumi, la società. E non è sempre facile gestirne le conseguenze.

Se la Cristina del 2000 entrasse oggi nella Casa, vincerebbe ancora o verrebbe eliminata perché troppo normale?
Dipenderebbe tantissimo dal gruppo. Nei reality non sei solo tu: contano le persone che trovi accanto. Io sono partita anche all’Isola con l’idea di viverla con leggerezza, di ridere, scherzare, divertirmi. Ma se non trovi la “spalla” giusta, qualcuno con cui scatta l’alchimia, cambia tutto.
Io non costruisco personaggi. Sono istintiva, con pregi e difetti. Se entrassi oggi resterei esattamente così. Magari funzionerebbe, magari no. Ma non saprei fare diversamente.

Guardando la televisione di oggi, cosa ti diverte davvero e cosa invece ti fa pensare: “ok, qui stiamo esagerando”?
Mi piacerebbe rivedere più quiz show, quelli veri, alla Mike Bongiorno. Programmi dove ci si diverte, ma si impara anche qualcosa. Oggi sono un po’ stanca di sentire opinioni presentate come verità assolute.
Quando accendo la televisione spesso neanche la guardo davvero, finisco sul telefono. Preferisco Netflix, film, documentari, serie. E poi ho una dipendenza totale da La casa nella prateria: sono una Ingalls addicted. Mi rilassa. I talk politici invece mi innervosiscono molto. Ogni tanto cerco solo spensieratezza, ma non è così facile trovarla.

Giochiamo: devi buttare giù dalla torre Alfonso Signorini o Fabrizio Corona. Chi cade?
Salvo Signorini, anche se non sempre mi piace come conduce perché a volte non lo trovo super partes. Però ha un ruolo istituzionale e ha diritto di parola e di difendersi nelle sedi giuste.
Butto giù Corona. Quello che non mi piace è quando temi anche seri vengono buttati in caciara, trasformati in gossip e voyeurismo. È qualcosa che alla lunga non condivido.

Ilary Blasi o Silvia Toffanin: chi salvi per una cena lunga e chi per una chiacchierata di cinque minuti?
Sono agli antipodi. La cena lunga la farei con Ilary Blasi: mi dà l’idea di una serata leggera, di risate continue. Se invece volessi fare discorsi più profondi sceglierei Silvia Toffanin. È una sensazione personale, ma credo sarebbe una conversazione più introspettiva.

Selvaggia Lucarelli o Giuseppe Cruciani: con chi faresti una trasmissione radiofonica?
All’inizio avrei detto Cruciani, ma secondo me negli anni ha preso una piega un po’ troppo estrema. Quando si va troppo sul volgare o sugli ospiti fuori limite, perdo interesse. Oggi sceglierei Selvaggia Lucarelli: qualcosa di più cinico, più serio. Forse anche più adatto alla mia età.

Sei una delle poche persone che non ha mai trasformato la propria vita in un personaggio. Protezione o libertà?
È natura. Io non riesco a costruire un personaggio perché cambio umore, risposta, energia. Chi costruisce un personaggio è più bravo a gestire la carriera perché il pubblico vede sempre la stessa immagine. Io invece sono autentica, nel bene e nel male. Non è una strategia: è semplicemente come sono fatta.

Dopo il Grande Fratello ti sei mai sentita osservata anche quando le telecamere non c’erano più?
Più che osservata, mi sono sentita assediata. Il telefono di casa squillava ogni tre o quattro secondi, giorno e notte. A un certo punto l’ho staccato. Ho vissuto anni con le tapparelle abbassate per proteggermi. Poi sono arrivati i primi cellulari con videocamera e la gente ti filmava o fotografava di nascosto nei locali. Probabilmente sono sembrata antipatica molte volte, ma stavo solo difendendo i miei confini. Se qualcuno è invadente, non può diventare automaticamente un problema mio.

C’è qualcosa che il pubblico pensa di sapere di te ma che è completamente sbagliato?
Che io sia ricca. Dopo l’Isola dei Famosi leggo spesso persone che mi fanno i conti in tasca. In realtà i reality non funzionano come la gente immagina: non esistono montagne di soldi né vita garantita.
È un lavoro molto discontinuo. Hai momenti intensi e poi mesi di fermo. Per questo serve concretezza, non illusioni.

Hai vinto due reality a distanza di 25 anni. Quando hai capito che l’Isola poteva davvero finire così?
Speravo che la vittoria avesse un senso narrativo: la prima vincitrice del Grande Fratello che vince di nuovo dopo 25 anni. Mi sembrava un cerchio perfetto. Ma oggi tutto dura pochissimo. La notizia nasce e sparisce subito perché arriva immediatamente qualcos’altro. È cambiato il modo di fare televisione: i concorrenti non vengono più accompagnati nel tempo, svaniscono velocemente.
E infatti, ancora oggi, sono ricordata soprattutto per il Grande Fratello 1.

Ti sei mai sentita sottovalutata perché non hai mai urlato o fatto rumore?
Sì, ma credo sia anche responsabilità mia. Sono una persona “diesel”: parto piano, non faccio caciara, e chi non mi conosce può avere preconcetti. Poi però, quando resto abbastanza a lungo in un contesto, esco davvero. Non ho mai avuto bisogno di alzare la voce per esistere.

Io ti ho sempre vista uguale. Cosa ti ha cambiato davvero, lontano dalle telecamere?
Sono diventata più selettiva. Io sono social ma non sociale: mi apro solo con chi ho confidenza. Non incontro persone “tanto per”. Le relazioni devono avere senso, concretezza. Con il tempo ho imparato a fidarmi meno, ma anche a stare bene così. E devo dire che mi piace.

Oggi la fama dura pochissimo. Qual è il segreto per sparire e tornare senza perdere credibilità?
Non mi sono mai considerata una donna di televisione e non lo vivo come una critica. La fama dei reality è qualcosa di effimero: arriva forte e poi passa. Quello che per me conta davvero è altro. Io sono l’ultima Plevani della mia famiglia e sapere che il mio cognome rimarrà è una forma di eredità molto più importante della popolarità. Alla fine ciò che resta non è quanto sei stata in televisione, ma chi sei stata come persona.

Che cosa sogna oggi Cristina Plevani per il suo futuro?
Ci stavo pensando proprio mentre stavo annegando in un piatto di polenta, sul divano ragiono sempre meglio. In realtà non sono una grande sognatrice, sono molto concreta. Questo è un periodo di stallo e mi mette un po’ in crisi non lavorare, perché non sono abituata ad aspettare.
La televisione ti offre opportunità, poi però arrivano mesi di attesa e a me attendere non piace. La testa fuma continuamente e mi chiedo spesso: “E adesso che faccio?”
Se posso concedermi un sogno, mi piacerebbe tornare all’Isola come inviata. Nel frattempo penso a tante cose: collaborare alla gestione di una palestra, magari aprire qualcosa di mio, un’attività, un negozio.
La scelta di fare l’Isola nasceva proprio dal desiderio di immaginare un futuro diverso dalla piscina. Amo insegnare fitness in acqua, ma dopo tanti anni il corpo chiede una tregua.
Ogni tanto mi viene voglia di costruire qualcosa di mio, anche se un po’ di paura ce l’ho. Però una cosa è certa: nemmeno a cinquant’anni passati sogno qualcuno che mi mantenga. Magari nella prossima vita.

Cristina Plevani è questo: una persona, non un personaggio. Una donna che non ha mai avuto bisogno di costruirsi un ruolo per esistere e che, se sparisce, lo fa per una ragione precisa: perché sa che a volte la solitudine non è assenza, è cura. È lo spazio necessario per rimettere insieme i pensieri, per rinascere, per tornare a respirare. E forse è anche per questo che, quando torna, non perde credibilità: perché non torna per farsi vedere. Torna quando ha qualcosa di vero da dire.
E poi c’è un’altra cosa che di Cristina non si racconta abbastanza: la sua forma di altruismo. Quello che non fa rumore. Quello che non chiede applausi. Cristina è una di quelle persone che ti danno tutto quello che hanno: tempo, presenza, attenzione, senza che tu debba chiederlo. Non perché vuole essere amata, ma perché è fatta così. Perché è concreta anche nel bene.

In un mondo in cui le relazioni spesso nascono per convenienza, lei ti ricorda una verità semplice: gli amici sono meglio pochi, ma buoni. E che le relazioni più vere sono quelle che ti sanno riconoscere quando non sei “qualcuno”, quando non sei in vetrina, quando sei solo te. Quelle che non pretendono la tua versione perfetta, ma ti accompagnano mentre cresci, cambi, ti riprendi la vita.

Forse è questo il suo segreto più grande. Non aver mai confuso la fama con l’importanza. E aver scelto, sempre, la vita vera.

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