Il kiwi è uno dei frutti più amati del periodo autunnale, fonte di vitamine C, E e polifenoli, utili al benessere generale. Ma se la raccolta del frutto, come accennato, è post estiva, è in primavera che l’Actinidia, la pianta del kiwi, inizia a fiorire in tutto il suo splendore.
Se vogliamo coltivare questo arbusto, è infatti durante la stagione primaverile che le piantine andranno messe a dimora. Il momento è quello migliore anche se vogliamo procedere alla coltivazione tramite semina, evitando eventuali problemi dovuti ad abbassamenti repentini del termometro.
Ma se non abbiamo grande dimestichezza con le sementi, il consiglio è di acquistare in vivaio piantine di kiwi di 1 o 2 anni e procedere da qui alla coltivazione. È una soluzione che ci terrà al riparo dai classici errori che potrebbero portare a germinazione e crescita limitate.
Non solo, dato che avere a che fare con piantine già formate accorcerà anche i tempi della fruttificazione. Di fatti, i frutti del kiwi arrivano solo se la pianta è in salute e ha almeno 4 anni, per cui rimbocchiamoci le maniche e armiamoci di pazienza se vogliamo raggiungere questo risultato.
Indice
Come si coltiva l’Actinidia
Se abbiamo deciso di coltivare l’Actinidia, dobbiamo sapere che la pianta del kiwi ha esigenze specifiche da rispettare. E se vogliamo in futuro dei frutti, dovremo per forza tenere vicini esemplari femminili e maschili, o l’impollinazione non potrà avvenire.
In commercio si trovano anche varietà autofertili, ma di solito la qualità e la quantità di frutti è inferiore rispetto alla coltivazione di piante femmina e maschio nella stessa area. Il rapporto corretto è di un esemplare maschile ogni 5 femminili.
Messa a dimora
Il periodo migliore per interrare le piante di kiwi in giardino o in frutteto è la fine di marzo, quando le temperature si stabilizzano. Ma se abitiamo in regioni fredde, posticipiamo l’operazione a primavera inoltrata, quando il rischio di gelate notturne è minimo.
Va inoltre ricordato che il kiwi è un albero rampicante, per cui avrà bisogno di grigliati, pergole e supporti per sostenere il peso dei rami. In più, il suo apparato radicale ha bisogno di spazio, il che significa scavare buche di mezzo metro di profondità e larghezza, smuovendo il terreno per favorire lo sviluppo delle radici.
Terreno e esposizione
Le regioni migliori dove coltivare la pianta di kiwi sono quelle a clima mite, dato che la temperatura ideale per l’Actinidia oscilla tra i 22 e i 28 °C. Un termometro che sale troppo al di sopra dei 32 °C può causare disidratazione, sotto i -12 °C il legno subirà danni strutturali.
Se la pianta è ancora giovane, la sua sensibilità agli sbalzi di temperatura sarà maggiore e di pari passo aumenterà il rischio di sofferenza. Per l’esposizione, consideriamo di alloggiare il kiwi in zone al riparo dai forti venti, che possono comprometterne la stabilità.
Le posizioni soleggiate a Nord sono ideali per l’Actinidia, ma se la mettiamo a dimora a Sud dovremo preferire la mezz’ombra. In questo modo, durante il periodo estivo, potremo evitare che la pianta sia esposta al sole forte, che la potrebbe danneggiare.
Il terreno ottimale per il kiwi è a pH neutro o poco acido, fresco, drenato e ricco di sostanza organica. Si adatta anche in suoli che si discostano da questi parametri, a patto che non siano troppo calcarei, causa di clorosi ferrica e danni irreversibili alla pianta.
Irrigazioni
L’Actinidia ha bisogno di un certo equilibrio quando si parla di irrigazioni: il terreno va mantenuto umido ma senza eccessi. La primavera, quando la pianta di kiwi fiorisce, ma soprattutto l’estate, specie se c’è caldo torrido, rendono l’arbusto bisognoso di acqua.
Il suolo, in questi casi, non deve mai risultare asciutto, perché il kiwi tollera poco la siccità, che potrebbe danneggiare la pianta. In luglio e agosto le irrigazioni dovranno essere quotidiane, meglio se con metodo a goccia o con micro irrigatori.
Si tratta di due soluzioni che permettono di mantenere l’arbusto idratato in modo continuativo, senza incappare nel rischio di allagamenti del terreno. I ristagni idrici prolungati possono infatti causare asfissia radicale, mettendo a rischio la vitalità della pianta.
Potature
Per quanto riguarda le potature, sono due i periodi dell’anno il cui effettuarle, inverno e estate. La potatura invernale si effettua durante il riposo vegetativo, di solito verso gennaio inizi febbraio e serve a rinnovare i rami che hanno già fruttificato.
Se la pianta è ancora giovane, la potatura è invece di allevamento e servirà a creare il tronco e i cordoni permanenti. Il primo anno, scegliamo il germoglio più forte e leghiamolo a un tutore dritto, eliminando tutti gli altri germogli che nascono alla base o ai lati.
Non appena il ramo raggiunge l’altezza della pergola o del grigliato, cimiamo la punta per favorire la nascita dei due rami laterali. Il secondo anno scegliamo invece due rami che partono dalla cima del tronco e facciamoli crescere in direzioni opposte lungo la pergola.
Se nascono altri rami lungo il tronco verticale, tagliamoli. Dal terzo anno dovremo solo cimare poco le ramificazioni che nasceranno dai cordoni laterali, lasciandoli di circa 50cm. Da questi nasceranno i primi frutti nel corso degli anni successivi.
Per le potature dal 4° o 5° anno in poi, eliminiamo solo i rami che hanno fruttificato durante la stagione precedente. In estate, quando la pianta sta fruttificando, procediamo con il taglio delle punte dei rami con i frutti: questo blocca la crescita arborea rimpolpando i kiwi.
Coltivare il kiwi in vaso e le varietà migliori
Se l’idea di avere una bella pianta di kiwi in balcone o terrazza non ci dispiace, con qualche accortezza possiamo coltivarla in vaso. La scelta del supporto dovrà essere adeguata al produttivo apparato radicale, quindi optiamo per vasi ampi e profondi dove alloggiarla.
Il kiwi, come detto, teme la siccità ma anche i ristagni idrici, per cui dovremo irrigare con una certa regolarità, ma sempre evitando di annacquare troppo il terreno. Per quanto riguarda l’esposizione, teniamo la pianta in un luogo soleggiato, ma al riparo dalle correnti.
Se vogliamo che la pianta mantenga un portamento ordinato e fruttifichi, anche in questo caso dovremo potarla. Si tratta di una potatura contenitiva, utile a evitare ramificazioni eccessive: le regole sono le medesime delle potature verdi estive e invernali già viste prima.
Per quanto riguarda le varietà, optiamo per quelle autofertili, come l’Actinidia Jinny, la Solo o la Kiwi Arguta, che non hanno bisogno di impollinazione da specie maschio. In più sono adeguate per la crescita in spazi limitati, come appunto quelli del vaso.