La vitamina D in inverno va davvero integrata? Risponde il nutrizionista

Scopri insieme ad un esperto in nutrizione perché l'assunzione di vitamina D può essere fondamentale durante la stagione invernale.

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Biagio Flavietti

Farmacista e nutrizionista

Farmacista e nutrizionista, gestisce dal 2017 una pagina di divulgazione scientifica. Appassionato di scrittura ed editoria, lavora come Web Content Editor per alcune realtà del settore farmaceutico e nutrizionale.

Con l’arrivo dell’inverno, le giornate si accorciano e così l’esposizione solare diminuisce. Rimanendo più tempo in ambienti chiusi, il nostro corpo sarà esposto di meno all’irraggiamento solare. Tutto ciò porta a un inevitabile calo nella sintesi endogena della vitamina D da parte della pelle. Infatti, questa molecola, conosciuta anche come “vitamina del sole”, viene prodotta per larga parte proprio attraverso i raggi del sole che colpiscono la cute.

Ma questa riduzione stagionale è davvero pericolosa per la salute e il benessere del corpo umano? Quando è necessario integrare la vitamina D? Basta un’alimentazione specifica?

In questo articolo del magazine di DiLei analizzeremo con l’aiuto di un nutrizionista le caratteristiche e il ruolo nutrizionale della vitamina D, valutando anche quando è necessario assumerla attraverso gli integratori durante la stagione invernale.

Cos’è la vitamina D e perché è importante

La vitamina D è un micronutriente con caratteristiche liposolubili, ovvero capace di solubilizzarsi più facilmente nei grassi. Per questo motivo, un’assunzione eventuale attraverso integratori dovrà avvenire all’interno di pasti ricchi di sostanze lipidiche, come olio extravergine d’oliva, frutta secca, avocado e pesci grassi come il salmone. La vitamina D è presente in due forme principali:

Questo prezioso micronutriente è fondamentale per il metabolismo del calcio e del fosforo e contribuisce quindi alla salute delle ossa e dello scheletro in generale. Le funzioni della vitamina D non finiscono qui e, infatti, è essenziale anche per il funzionamento del sistema immunitario, per la regolazione dei processi infiammatori e il mantenimento della massa muscolare.

Perché in inverno si rischia di avere una carenza di vitamina D

La principale fonte di vitamina D è l’esposizione solare diretta ai raggi UVB. Questi riescono ad attivare la produzione endogena di questa vitamina a livello cutaneo, facendola poi distribuire in tutto il corpo e manifestando gli effetti benefici ad essa correlati.

Tuttavia, nei mesi invernali, che vanno da ottobre a marzo, l’irraggiamento solare è più debole e le persone trascorrono meno tempo all’aperto. Ciò può portare a un calo nei livelli di vitamina D, che fisiologicamente dovrebbe attestarsi in un range compreso tra 30 e 100 ng/mL. Quando i livelli calano troppo si può andare incontro a problemi nella crescita di bambini e adolescenti, rachitismo, osteopenia, fragilità ossea negli anziani, ma anche stanchezza cronica, maggiore predisposizione alle infezioni e disfunzioni del metabolismo.

Chi è più a rischio di carenza durante l’inverno

Alcune tipologie di persone possono essere particolarmente soggette ai contraccolpi derivanti da una riduzione dei livelli di vitamina D all’interno dell’organismo:

Segnali e sintomi da non sottovalutare in caso di carenza di vitamina D

Una lieve carenza di vitamina D può essere totalmente asintomatica. Tuttavia, se questa risulta più marcata possono venirsi ad osservare i seguenti sintomi:

Per effettuare una corretta diagnosi è possibile utilizzare i test autodiagnostici presenti in farmacia e online oppure, per una maggiore certezza, effettuare delle analisi del sangue che misurano i livelli di 25-idrossivitamina D (valore ottimale: 30–50 ng/mL).

La dieta può soddisfare il fabbisogno di vitamina D?

No, la dieta per quanto equilibrata, varia e bilanciata, non può contribuire al fabbisogno totale di vitamina D nell’organismo. Infatti, l’alimentazione influenza solo il 10-20% del fabbisogno totale di questa vitamina. Gli alimenti che contengono maggiori quantità di questo prezioso micronutriente sono:

L’apporto consigliato nei mesi invernali varia tra 600 e 800 UI/die per adulti sani, ma può arrivare a 1000–2000 UI/die in caso di insufficienza o soggetti a rischio

Quando serve davvero integrare la vitamina D

Secondo medici e nutrizionisti, l’integrazione di vitamina D è consigliata nei mesi invernali solo quando non si riesce a esporsi per almeno 15-30 minuti al giorno alla luce esterna (anche solo a livello di viso e mani). Inoltre, la supplementazione di questa vitamina liposolubile è particolarmente indicata per:

Come scegliere l’integratore giusto

Gli integratori di vitamina D sono disponibili sotto forma di gocce, capsule e compresse, ma anche spray e foglietti orosolubili. Gli esperti consigliano di preferire la vitamina D3 in quanto presenta una maggiore biodisponibilità. Inoltre, i prodotti con olio vettore facilitano l’assorbimento della vitamina D a livello dei villi intestinali.  Infine, è sempre opportuno scegliere integratori testati e certificati, ma soprattutto venduti da canali ufficiali e sicuri. Approfondisci la tematica nello speciale “Integratori di vitamina D: come scegliere il migliore”.

Conclusioni

Durante l’inverno, la carenza di vitamina D è un fenomeno frequente e sottovalutato. L’esposizione solare è ridotta, la dieta spesso non basta e il rischio di deficit aumenta in modo considerevole (soprattutto in specifiche categorie di persone). Il consiglio del nutrizionista è semplice: valutare i propri livelli tramite esami del sangue, curare l’alimentazione e non esitare a integrare la vitamina D se necessario.

Farne uso in modo mirato, sotto supervisione professionale, può migliorare salute, energia, umore e sistema immunitario nei mesi più bui dell’anno, garantendo il benessere generale dell’organismo.

 

Fonti bibliografiche:

SCHEDA VITAMINA D – CITTADINO

Vitamina D: a cosa serve, carenza e livelli ottimali – ISSalute

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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