L’inchiesta sul video intimo sottratto a Stefano De Martino e alla sua ex compagna Caroline Tronelli si allarga e apre nuovi scenari investigativi.
Dopo il tecnico sospettato di essersi introdotto nel sistema di videosorveglianza dell’abitazione romana della ragazza, la procura ha iscritto nel registro degli indagati anche la persona che avrebbe diffuso per prima il filmato online, trasformando un furto privato in un caso mediatico nazionale.
L’uomo, un italiano, è accusato al momento soltanto di revenge porn. Gli investigatori gli hanno sequestrato smartphone, computer e dispositivi elettronici nel tentativo di ricostruire il percorso del video: quando ne è entrato in possesso, chi glielo abbia inviato e soprattutto in che modo sia stato distribuito sulle piattaforme pornografiche e sui canali Telegram dove è rapidamente diventato virale.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, il ruolo del divulgatore sarebbe distinto da quello del tecnico della manutenzione, inizialmente finito al centro dell’inchiesta per accesso abusivo a sistema informatico e diffusione illecita di materiale sessualmente esplicito. Una posizione che, col passare dei giorni, sembra però indebolirsi.
Video rubato a Stefano De Martino, spunta un secondo indagato
La vicenda è esplosa nella notte del 9 agosto 2025, quando sui siti pornografici e su diverse chat Telegram è comparso un filmato intitolato semplicemente “De Martino”. Le immagini mostrano momenti di intimità tra il conduttore televisivo e Caroline Tronelli all’interno della camera da letto della 24enne, inconsapevoli di essere ripresi.
Nel giro di poche ore il contenuto è stato rilanciato su più piattaforme, scaricato, condiviso e manipolato. Alcuni frame sono stati estrapolati per diventare meme e materiale virale sui social. Un’attività che, per gli investigatori, potrebbe essere stata condotta da più persone coordinate tra loro.
Le prime verifiche della polizia postale hanno escluso che il sistema di videosorveglianza fosse stato “bucato” dall’esterno: chi ha effettuato l’accesso conosceva le credenziali. Da qui subito il sospetto che dietro alla sottrazione del filmato possa esserci qualcuno che abbia avuto contatti diretti con l’impianto durante precedenti interventi tecnici.
Gli avvocati Lorenzo Contrada e Sergio Pisani, legali di Stefano De Martino e Tronelli, hanno prontamente presentato denuncia chiedendo l’oscuramento immediato dei contenuti e l’identificazione di chiunque abbia condiviso, conservato o commentato il video senza consenso.
Analisi forensi e nuove accuse: l’inchiesta può allargarsi
Ora il lavoro degli investigatori si concentra sulle analisi forensi in corso presso il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia di Stato. Gli esperti stanno esaminando i dispositivi sequestrati al presunto “diffusore zero” per ricostruire la catena della divulgazione e verificare eventuali contatti con altri soggetti coinvolti.
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio la possibile rete di persone che avrebbe contribuito alla circolazione del materiale. Gli inquirenti intendono verificare non solo chi abbia caricato il video sulle piattaforme pornografiche e sui canali Telegram, ma anche chi lo abbia successivamente rilanciato o trasformato in contenuti virali.
L’indagine, infatti, potrebbe presto estendersi a tutti coloro che hanno condiviso il filmato o creato meme utilizzando quelle immagini. Il rischio, per molti utenti, è quello di vedersi contestare il reato di revenge porn, anche in assenza di un coinvolgimento diretto nel furto originario del video.
Nel fascicolo aperto dalla procura di Roma resta ancora da chiarire il punto decisivo: come il filmato sia arrivato nelle mani del primo divulgatore. Una risposta che potrebbe cambiare il peso delle responsabilità e ridefinire l’intera inchiesta.