A Irina Shayk è bastata una passerella, quella degli Actor Awards 2026 a Los Angeles, per cambiare la narrazione: la stessa top model che al Festival di Sanremo aveva lasciato pubblico e addetti ai lavori perplessi con una sequenza di look difficili da decifrare, torna sotto i riflettori in una versione impeccabile, cinematografica, potentemente glamour. E la memoria corre inevitabilmente a quel palco dell’Ariston, ai look firmati dall’amico Riccardo Tisci, a quella visione rimasta sospesa e mai davvero spiegata.
Irina Shayk agli Actor Awards 2026: il trionfo dell’Hollywood glamour
Sul red carpet californiano il tema era “Reimagining Hollywood Glamour From the ‘20s and ‘30s” e Irina Shayk lo ha interpretato con una precisione quasi didattica, ma senza perdere un grammo della sua carica sensuale. Il black dress scelto per la serata è una costruzione sartoriale che lavora sulla silhouette come farebbe un abito couture: bustier strapless con scollo a cuore estremizzato che scende fino al diaframma, vita strettissima, fianchi scolpiti e una linea a sirena che accompagna il corpo fino a trasformarsi in uno strascico fluido.
Il tessuto, compatto e opaco, ha una struttura che modella la figura creando quell’effetto hourglass che appartiene all’immaginario delle dive anni Trenta ma con una tensione contemporanea, quasi grafica. Il dettaglio che rende il look memorabile è lo spacco altissimo, che si apre fino all’anca e spezza la purezza della linea con una nota dichiaratamente sensuale. Non è un semplice elemento sexy: è un taglio netto che dialoga con la verticalità della figura e con la rigidità del bustier, creando movimento mentre Irina Shayk cammina sul red carpet.
Le pumps nere a punta affilata, essenziali, allungano ulteriormente la gamba e mantengono il monocromo. Poi i guanti opera, lunghi, morbidi, leggermente arricciati: un accessorio che porta immediatamente nel territorio del grande cinema classico e che, insieme allo scollo così profondo, costruisce un’immagine che cita Jessica Rabbit in versione dark, sofisticata, quasi scultorea.
Il capitolo Sanremo: i look con Riccardo Tisci che non hanno convinto
È impossibile non ripensare, a questo punto, alla parentesi Sanremo. Irina era arrivata all’Ariston con un’operazione di moda costruita insieme a Riccardo Tisci, amico nella vita e complice creativo da anni. Un rapporto forte, autentico, che aveva fatto immaginare un racconto potente. E invece qualcosa non è arrivato.
Non è questione di gusti: è proprio la comunicazione visiva che si è inceppata. Gli abiti, tutti concettuali, stratificati, legati a un’idea precisa di stile, sono rimasti senza traduzione per il grande pubblico. E quando la visione non viene spiegata, sul palco più pop d’Italia, il rischio è quello di sembrare semplicemente fuori fuoco.
Nelle pagelle lo avevamo scritto senza troppi giri di parole: forse eravamo noi a non avere tutti gli elementi per capire, forse mancava un pezzo del racconto. Ma la moda vive di percezione immediata, soprattutto in un contesto televisivo come Sanremo. E quello che è arrivato è stato un senso di distanza.
A Los Angeles succede l’opposto. Qui Irina Shayk non chiede di essere interpretata, non costruisce un discorso intellettuale. Qui seduce, domina, entra in scena con un’immagine che appartiene all’immaginario collettivo del red carpet.
È la differenza tra un progetto pensato per la moda e un look pensato per lo spettacolo. E lei, che è una creatura di entrambi i mondi, lo sa perfettamente. La cosa affascinante è che non cambia lei: cambia il contesto, cambia il codice.