Se ne va a 86 anni Francesco Guccini, nella sua Pavana, il Maestro; il 5 agosto, le sue condizioni di salute, precarie negli ultimi anni, si sono aggravate, e nella mattina del 6, circondato dai suoi cari, è morto. La famiglia ha scelto di vivere questo momento in silenzio, e le esequie si svolgeranno in forma privata. Ma i fan del Maestro avranno la possibilità di salutarlo e ricordarlo a settembre, quando “verrà organizzata una cerimonia commemorativa”, ha fatto sapere la famiglia.
Francesco Guccini è morto
Gli occhi gentili, sempre curiosi, e l’animo da eterno cantastorie: lo amavano tutti, non solo la generazione che aveva accompagnato con i suoi singoli e i tanti successi, ma anche coloro che erano venuti dopo e che si sentivano visti da chi ha sempre speso una parola per tutti. Francesco Guccini è morto nella mattina del 6 agosto, dopo il malore del giorno precedente. Al suo fianco erano presenti la moglie Raffaella, l’amata figlia Teresa, a cui aveva dedicato la canzone Culodritto, e i suoi cari.
Era nato a Modena, e alla fine si è spento nella sua Pavana, dove negli ultimi anni aveva accolto qualche fan con quel sorriso burbero di chi aveva vissuto la vita che voleva. A dare l’annuncio è stata la famiglia. Con la nota hanno informato i fan della volontà dell’artista di un ultimo saluto privato e raccolto.
“Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata. La famiglia, nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre”.
Il gigante della musica italiana
Dopo L’Ultima Thule, pubblicato nel 2012, Guccini aveva annunciato di lasciare la musica. Aveva preso questa decisione perché si era detto stanco, gli mancava il desiderio di fare nuove canzoni. Si era dedicato ai libri, fino al ritorno, quando aveva pubblicato prima Canzoni da intorto, nel 2022, con undici cover di brani popolari, e poi Canzoni da Osteria, sempre in formato “cover”.
Una carriera scandita in decenni di storie e vita; il 1957, l’anno in cui era nato “musicalmente”, grazie a quella chitarra ricevuta in regalo. E non era passato molto tempo prima di comporre le canzoni. Il trasferimento a Bologna, i concerti nelle osterie fino a notte fonda, la ricerca di una “buona” storia da raccontare, la musica come strumento di denuncia e di sensibilizzazione: una vita piena di note.
Non poco tempo fa, Guccini, in una delle ultime dichiarazioni, aveva raccontato di non riuscire a leggere più, una delle sue grandi passioni: nel 2022 aveva rivelato di soffrire di maculopatia bilaterale. Il cantastorie se n’è andato, ma ci lascia tutto: i suoi insegnamenti, le canzoni scritte di getto, L’Avvelenata irriverente, i suoi inni in piazza. Da qualche parte, in Via Paolo Fabbri 43, si sentono ancora i giochi, le risate e le prese in giro, quell’ironia eterna del “Guccio”.