Francesca Michielin sembra avere finalmente smesso di chiedersi cosa ci si aspetti da lei. E si vede, anzi: si sente. Il 30 ottobre arriva Magia Bianca, Magia Nera, nuovo tassello di un percorso artistico che negli ultimi mesi ha preso una direzione sempre più personale. Questa volta però il pop lascia spazio a sonorità più dark, contaminazioni metal e un immaginario fatto di streghe, miti, spiritualità e donne difficili da rinchiudere in una definizione. Un modo personalissimo di esplorare il femminile nelle sue declinazioni meno battute.
Francesca Michielin, il nuovo album guarda al lato più oscuro
Se Magia Bianca aveva già mostrato una svolta nel lavoro della cantante, il nuovo progetto aggiunge qualcosa in più. Nei sei brani inediti entrano suggestioni dark wave, fantasy, dungeon synth e riferimenti alla scena alternative. Tra le influenze citate dalla stessa Francesca Michielin ci sono anche gli Evanescence, gruppo simbolo di un certo immaginario gotico dei primi anni Duemila.
A cambiare è anche il modo di usare la voce, meno protagonista e più fusa con gli arrangiamenti. Una scelta precisa, lontana dalla tradizione del pop italiano più classico.
Dietro questa evoluzione c’è però soprattutto un cambio di prospettiva. Michielin racconta di essersi lasciata alle spalle quella pressione che spesso accompagna chi lavora nella musica: “Non ho più l’ansia di piacere agli altri”.
In passato, ammette, il rischio era quello di trasformarsi in “un bravo soldatino”, concentrato sul brano giusto per la radio o su ciò che poteva incontrare il favore dell’industria. Oggi la priorità sembra un’altra: riconoscersi fino in fondo nelle proprie canzoni.
Donne ribelli, magia e spiritualità nel nuovo disco
Il titolo non è soltanto una suggestione estetica. Magia Bianca, Magia Nera costruisce un piccolo universo popolato da personaggi reali e immaginari: dee, streghe, figure medievali e protagoniste legate alla cultura fantasy.
Tra loro c’è Katherina Hetzeldorfer, donna del Quattrocento condannata per una relazione omosessuale. La sua storia ha ispirato La mia ragazza, brano attraverso cui Michielin guarda a una femminilità poco raccontata, rimasta spesso ai margini della narrazione ufficiale.
“C’è un sacco di femminilità nella storia che non viene espressa”, ha spiegato la cantante. Ed è proprio in questo spazio meno visibile che il disco trova parte della sua identità.
Accanto al tema della libertà femminile c’è poi quello della spiritualità. Per Michielin non coincide necessariamente con la religione, ma con quella parte dell’esperienza umana che sfugge alle spiegazioni razionali. Un terreno che attraversa anche brani come Danza Macabra, dove l’ambientazione cimiteriale diventa il punto di partenza per fare i conti con le proprie paure.
Il tour di Francesca Michielin diventa uno spettacolo
Questa nuova fase prenderà vita anche sul palco. Il tour partirà l’8 novembre da Trento e proseguirà nei teatri italiani fino a dicembre.
L’idea è andare oltre il classico concerto per diventare qualcosa di più vicino a uno spettacolo teatrale: otto atti, performer, costumi, una band libera di muoversi sulla scena e ambientazioni che cambiano insieme al racconto. Michielin cita David Byrne tra i riferimenti e immagina un percorso visivo e musicale capace di trasformarsi sera dopo sera.
Il nuovo disco, insomma, segna un passaggio netto. Più che inseguire una formula, la cantante sembra aver scelto di costruire un mondo tutto suo. Ed è forse proprio questa libertà, oggi, la parte più interessante della sua musica.