Alfonso Signorini lascia Chi, una nuova vita ma non è colpa di Corona

Una lunga lettera dedicata al suo pubblico e non solo. Non cita mai Corona ma ha dure parole da dedicargli. Ecco il vero motivo dell'addio

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista, redattore e copywriter. Ha accumulato esperienze in numerose redazioni, scoprendo la SEO senza perdere il suo tocco personale

Si torna a parlare di Alfonso Signorini ma stavolta non c’entra Fabrizio Corona, non direttamente almeno. La bufera che l’ex re dei paparazzi ha scatenato ha avuto un enorme effetto domino sul famoso conduttore, la cui vita è stata di fatto stravolta.

Per quanto il tutto venga presentato come una sua decisione, è innegabile che molto di quanto vissuto non sarebbe accaduto senza le puntate di Falsissimo. Sarebbe ancora alla guida del Grande Fratello e forse ricoprirebbe ancora il ruolo di direttore di Chi (lui smentisce, ndr). Perché è proprio questa la grande rivelazione: ha deciso di dire addio al celebre magazine.

Signorini lascia Chi: la lettera d’addio

Ha voluto rivolgersi ai propri lettori, Alfonso Signorini, nello spiegare la sua scelta di cambiare vita. Ne è passato di tempo dalla sua autosospensione da Mediaset, al punto che in molti ritenevano impensabile potesse fare un passo indietro anche dalla celebre rivista. E invece così è accaduto, per quanto con tempistiche differenti.

Si è lasciato andare un po’ ai ricordi in questa lettera pubblicata sul sito ufficiale della rivista. Ben 34 anni fa era sul tram numero 19, racconta. Aveva da poco annunciato il suo cambio vita, salutando colleghi e alunni. Era pronto a muovere “i primi passi in un giornale che ancora non esisteva”.

“Sul tram si liberò un posto, mi sedetti con la borsa sulle ginocchia. La aprii ed era piena delle loro lettere (ex alunni, ndr), che ancora oggi conservo. Alcuni mi auguravano il meglio e altri che mi andasse tutto male, così da rivedermi dietro la cattedra. Altri invece si impegnavano a portarsi dentro gli insegnamenti che ero riuscito a trasmettere. Ancora non sapevo che mi sarebbe capitato di rivederli all’altare o dietro un fonte battesimale. Come sposi o genitori e io come testimone o padrino”.

Era spaventato dinanzi a quel salto nel buio, dice. Trovato quel coraggio, però, oggi può dire d’aver fatto bene. Non pensava di poter ambire a vivere tante esperienze. Non si pente dunque di nulla.

Una vita nello spettacolo

Grazie a Chi, dice, ha preso parte al racconto dell’Italia per tanti anni. Ha messo piede nella vita di persone straordinarie, sottolinea, delle quali è poi diventato amico. Ne cita un bel po’, come Mara Venier, Maria De Filippi e Valeria Marini, sottolineando poi d’aver dato il meglio nei suoi 16 anni di gestione.

Da questo punto in poi, però, la narrazione cambia. Signorini infatti fa riferimento a un processo in essere dentro di sé. Mentre tutti pensano a Corona e al possibile processo che seguirà dopo l’avvio della causa da ben 160 milioni di euro, lui dice che “qualcosa in me si è rotto”. Non un passaggio graduale, bensì un colpo improvviso e inatteso.

Il lavoro era tutto per lui e uomo e professionista combaciavano. Ora però non lo sente più come prioritario:

“Ho dato la colpa al Covid, che aveva modificato le mie abitudini. Abbiamo scoperto d’essere vulnerabili ma anche il piacere della solitudine delle nostre abitudini. É come se all’improvviso trovassi quel mondo che avevo raccontato con così tanto entusiasmo sempre più lontano da me. (…) Circa tre anni fa, ho trovato il coraggio di condividere questo mio stato d’animo in azienda. Non potevo più tacerlo. Volevo lasciare Chi. Sentivo d’aver la forza per cominciare una nuova vita. Il confronto con Marina Berlusconi, che prima d’essere il mio Editore è un’amica fraterna, ha portato a trovare una soluzione meno ‘traumatica’. Avrei lasciato la direzione di Chi nelle mani del mio storico braccio destro, Massimo Borgnis, per assumere la direzione editoriale”.

Quel malessere interno però non è sparito, anzi. Lo scorso ottobre, dunque, ha concordato il suo addio al ruolo di direttore editoriale di Chi.

Il caso Corona

Senza citare mai neanche una volta Fabrizio Corona, Alfonso Signorini decide di scrivere alcune parole su ciò che lo ha “investito negli ultimi mesi”. Parla di squallore che si dovrebbe commentare da solo e di questioni da dibattere in tribunale.

Ci tiene però a dire di non essere stato minimamente influenzato da tutto ciò. Il suo passo d’addio è figlio di un processo durato anni:

“Esiste e continuerà ad esistere un mondo meraviglioso da raccontare, ma c’è anche uno squallido sottoscala, per fortuna ristretto, fatto da chi vive ai margini e si nutre di menzogne e cattiverie. Un sottoscala fatto da chi assiste a crimini e calunnie mostruose con un ghigno, un’ironia o peggio un silenzio che delinque quanto il crimine stesso”.

Scenderà meglio nei dettagli in seguito, dice, e non vede l’ora di farlo.

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