Nun è peccato, di cosa parla l’ultimo brano inedito di Ornella Vanoni

Esce Nun è peccato, inedito di Ornella Vanoni con Toquinho e Vinícius de Moraes: una registrazione del 1976. Di cosa parla il classico napoletano

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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A quasi un anno dalla scomparsa di Ornella Vanoni, morta il 21 novembre 2025 nella sua casa di Milano a 91 anni, la sua voce torna a farsi sentire con una registrazione mai pubblicata. Si intitola Nun è peccato ed esce venerdì 23 ottobre in radio e sulle piattaforme digitali. La registrazione risale al 1976 ed è rimasta chiusa in archivio per quasi mezzo secolo. Con lei ci sono Toquinho e Vinícius de Moraes, i compagni di viaggio con cui la cantante portò la bossa nova nelle case degli italiani. Il pezzo, a sorpresa, non arriva dal Brasile ma da Napoli.

Nun è peccato, il significato della canzone

Nun è peccato è un classico della canzone napoletana di fine anni Cinquanta. Il testo porta la firma di Ugo Calise, che fu anche il primo a interpretarla con il suo stile confidenziale, quasi sussurrato; la musica è attribuita anche a Carlo Alberto Rossi. A trasformarla in un successo nazionale fu un giovanissimo Peppino di Capri, con una versione più ritmata che arrivò fino al terzo posto della hit parade.

Di cosa parla? Di un amore vissuto in sogno, intenso e appassionato, dove si rivendica il diritto di sognare un bacio e un abbraccio, perché in questo non c’è nulla di male. Un desiderio confessato con dolcezza e senza sensi di colpa. Calise, tra l’altro, ebbe un’intuizione moderna per l’epoca: aprire la canzone direttamente con il ritornello, come accadeva nella musica americana. Negli anni lo hanno inciso anche Roberto Murolo, Bruno Martino, Miranda Martino e Massimo Ranieri.

Nella versione di Ornella Vanoni la melodia napoletana viene accompagnata dalla chitarra di Toquinho e si immerge nelle atmosfere della bossa nova. Un abbinamento meno azzardato di quanto sembri: il brano si apre con una conversazione in studio tra la cantante, Toquinho, l’arrangiatore Gianfranco Lombardi, che ragionano sulle affinità tra la musica di Napoli e quella brasiliana.

Perché il brano è rimasto inedito per 50 anni

Torniamo a Roma, negli studi Fonit-Cetra, nel 1976. È lì che Vanoni, Toquinho e Vinícius de Moraes, il poeta che scrisse i versi di Garota de Ipanema, incidono La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria. Il progetto è curato da Sergio Bardotti, che adatta in italiano i testi brasiliani, e viene registrato in presa diretta, mentre i cori e le parti orchestrali di Lombardi arriveranno solo in un secondo momento. Il pubblico risponde subito: in poche settimane il disco diventa d’oro e supera le 300.000 copie vendute.

Nun è peccato faceva parte di quelle sessioni, ma al momento di chiudere la scaletta venne scartata. Al suo posto venne proposto un altro classico partenopeo, Anema e core, e la canzone di Calise finì in un cassetto. Ora torna alla luce come primo assaggio del cofanetto che celebra i 50 anni dell’album, in uscita il 13 novembre per Nar International. Oltre al disco originale, rimasterizzato a partire dai nastri d’epoca, ci sarà un secondo disco con inediti e dialoghi registrati durante quelle giornate romane. Cinquant’anni dopo, ritroviamo anche le voci e le battute che accompagnarono la nascita del disco.

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