Ancora una puntata dedicata a Enrica Bonaccorti. A La Volta Buona Caterina Balivo torna a ricordare la conduttrice recentemente scomparsa, riportando al centro dell’attenzione quella televisione garbata che la Bonaccorti ha incarnato per anni e che difficilmente verrà dimenticata. In studio l’emozione è palpabile: i ricordi si intrecciano alle immagini e ai racconti, e più di qualcuno fatica a trattenere la commozione, a partire dalla stessa padrona di casa.
Cate ha infatti avuto modo di ospitare più volte la collega nel suo salotto televisivo, che è stato anche il luogo di una delle ultime interviste rilasciate dalla Bonaccorti in tv.
Nel corso della puntata scorrono filmati, testimonianze e momenti condivisi mentre tra parole e ricordi affiora il ritratto di una professionista capace di lasciare un segno profondo nella storia della televisione italiana. Le lacrime non mancano, ma insieme alla malinconia resta soprattutto il ricordo di uno stile elegante e discreto, che ha fatto scuola.
La preziosa eredità di Enrica Bonaccorti. Voto 10
Enrica Bonaccorti, grazia d’altri tempi. Non quella costruita, ma quella spontanea che Andrea Quattrini, il suo agente storico, ricorda in collegamento con La Volta Buona direttamente dalla camera ardente della clinica Ars Medica di Roma, dove la conduttrice si è spenta a 76 anni.
“Il sorriso non lo nascondeva mai”, racconta all’inviato Domenico Marocchi, e sembra già bastare questa immagine per riassumere un carattere che chi l’ha conosciuta descrive come raro: il buon senso fatto persona. Quattrini la conosceva da quasi quindici anni e parla di un rapporto che andava ben oltre il lavoro, fatto di battaglie condivise e di tante cose belle.
“Aveva sempre la direzione giusta in ogni argomento”, dice, sottolineando come Bonaccorti non avesse mai una parola storta per nessuno, né un commento negativo. Qualità che oggi sembrano quasi rivoluzionarie. Le condizioni della conduttrice si erano aggravate rapidamente: nelle ultime due settimane la situazione è peggiorata e negli ultimi giorni non era più cosciente. Eppure, fino a poco prima continuava a progettare.
“Io l’ho vista giovedì scorso”, chiarisce Quattrini, “si era ripresa dall’operazione e stava già pensando ai lavori futuri sulla sua autobiografia, un progetto a cui teneva moltissimo”. Un segnale di quella tenacia che, a quanto pare, non l’ha mai abbandonata: pur consapevole delle sue condizioni, Bonaccorti non si era mai arresa. “Non l’ho mai vista rassegnata”, assicura ancora l’agente. “Voleva uscire dal letto, tornare a casa e rimettersi presto in sesto”.
E poi c’è la figlia Verdiana, che secondo Quattrini sta vivendo ore difficilissime: “È molto provata, non è riuscita a dire una parola”. Un silenzio che pesa quanto un discorso intero, perché tra madre e figlia – spiega – il legame era di quelli che non hanno bisogno di spiegazioni: “Erano due corpi e un’anima”.
Nel racconto di chi l’ha conosciuta emerge un ritratto raro: quello di una donna che non ha mai perso il sorriso, neppure nei momenti più difficili, e che ha continuato a progettare il futuro fino all’ultimo. In un mondo dove spesso fanno più rumore le polemiche che la gentilezza, Enrica Bonaccorti sembra aver scelto la strada opposta: buon senso, parole misurate e una gentilezza che – a giudicare dai ricordi di chi le voleva bene – non era mai di facciata. Una cifra stilistica che oggi resta come la sua eredità più preziosa.
Yvonne Sciò, la preferita di Enrica Bonaccorti. Voto 8
Yvonne Sciò, voto 8 alla memoria affettuosa. A La Volta Buona il ricordo di Enrica Bonaccorti passa anche dalla sua voce, da un legame nato quando era poco più che una ragazza ai tempi di Non è la Rai. Un incontro che, con il tempo, si è trasformato in una stima sincera, tanto che la stessa Bonaccorti non aveva mai nascosto di considerarla una delle sue preferite.
Nel salotto di Caterina Balivo, Sciò sceglie parole semplici ma intense: “Quando muori non muori davvero. Non ci sei ma ci sei sempre, sei nell’aria”. Un modo delicato per raccontare la presenza che resta anche quando una persona non c’è più. Poi la gratitudine, quella che spesso arriva solo dopo: “Sono grata di averla conosciuta”.
E infine una riflessione che suona come una piccola verità universale: ci sono persone con cui magari non hai mai parlato davvero, eppure la confidenza nasce subito, naturale. Con Bonaccorti, sembra dire Sciò, era proprio così.
Le lacrime di Pino Insegno. Voto 8
Pino Insegno e la gratitudine che resta. A La Volta Buona il suo racconto arriva con la voce spezzata, quella che tradisce le emozioni vere. Con la Bonaccorti ha mosso i primi passi televisivi, quando negli anni ’80 la Premiata Ditta fu ospite di Pronto, chi gioca?.
Non fu amore a prima vista: “Alla prima puntata Enrica disse “o loro o me””, rammenta Insegno con un sorriso malinconico. Poi però qualcosa cambiò, e dalla seconda puntata in poi diventò “la nostra mamma”. Una madre televisiva nel senso più affettuoso del termine: presente, curiosa, attenta. Non perdeva uno spettacolo teatrale del gruppo, si presentava con un quadernino pieno di appunti e lasciava critiche, osservazioni, suggerimenti.
Un rapporto che negli anni non si è mai spezzato, neppure quando le strade professionali si sono divise: lei a Mediaset, loro a continuare con Giancarlo Magalli. “Era di un’ironia pazzesca”, continua ancora Insegno.
E forse è proprio per questo che oggi il rimpianto pesa di più: “L’ho chiamata, le ho detto che sarei andato a trovarla… ma non ho fatto in tempo”. Una confessione sufficiente a raccontare quanto certi legami, anche in televisione, possano essere profondi.
Caterina Balivo bacchetta l’ex marito di Enrica. Voto 9
In collegamento dalla camera ardente arriva anche il ricordo del secondo ex marito di Enrica Bonaccorti, Arnaldo Del Piave. Cinque anni di matrimonio alle spalle e una storia che, a giudicare dalle parole, sembra aver lasciato più tenerezza che rimpianti.
“È stato un amore importante, poi le storie finiscono”, confida all’inviato. Dallo studio, però, Caterina Balivo decide di non lasciare spazio a troppa diplomazia e replica con fare pungente: “Tu lo sai perché è finito, c’era un’altra”.
Una frase secca, quasi spiazzante, che la conduttrice giustifica subito dopo: “Lo dico in nome di quell’ipocrisia che Enrica odiava tanto”. Per un attimo cala il silenzio, poi la reazione di Del Piave è tutta in un sorriso appena accennato. Nessuna difesa ma un’espressione che sembra dire più di mille parole. Colpito e affondato.