Cosa è successo a Filorosso, il testimone sul caso Orlandi e le rivelazioni su Garlasco

A Filorosso si torna a parlare delle svolte nel caso di Garlasco e della scomparsa di Emanuela Orlandi

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Valentina Vanzini

Content Editor e Lifestyle Specialist

Cacciatrice di storie, esperta di lifestyle e curiosa per natura. Scrivo con e per le donne. Autrice del bestseller Mia suocera è un mostro.

A Filorosso si torna a parlare del caso Garlasco e delle nuove svolte nelle indagini. Gli ultimi giorni hanno portato infatti a importanti rivelazioni riguardo l’inchiesta.

Le novità sul caso Garlasco a Filorosso: l’impronta 33 e il DNA sui pedali

In studio Antonino Monteleone ha discusso le novità riguardo le indagini legate all’omicidio di Chiara Poggi con l’avvocato Antonio De Rensis, la giornalista Rita Cavallaro, l’avvocato Massimo Lovati e il biologo forense Ugo Ricci.

La Procura di Pavia ha infatti svelato un nuovo colpo di scena nel caso di Garlasco. Secondo chi ha condotto le indagini il colpevole del delitto sarebbe Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Fra gli elementi più importanti del fascicolo, secondo il procuratore Fabio Napoleone ci sono gli accertamenti legati all’impronta 33 e all’impronta di scarpa trovata sulla scena del delitto.

I consulenti tecnici della Procura di Pavia infatti hanno depositato una importante nota riguardo l’impronta di una scarpa con una particolare suola a pallini rinvenuta sul luogo del crimine. Durante il processo a carico di Alberto Stasi era stata attribuita a lui, ma la verità sarebbe un’altra.

Gli approfondimenti parlano anche dell’impronta 33 che è stata lasciata presumibilmente dall’assassino sul muro della scala dove era stato ritrovato il corpo di Chiara Poggi. Secondo gli inquirenti apparterrebbe ad Andrea Sempio. Ma la svolta più importante forse riguarda i dati genetici riguardo i pedali della bici di Alberto Stasi “idonei, a loro giudizio, a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”.

La testimonianza su Emanuela Orlandi

Al centro della puntata di Filorosso anche un caso che, ancora oggi, è avvolto nel mistero. Stiamo parlando della scomparsa di Emanuela Orlandi e dei tanti segreti legati a questa vicenda. Dopo diversi anni, Antonino Monteleone è riuscito a ottenere due testimonianze importanti: quella di Bruno Bosco, ex poliziotto, e quella di Laura Casagrande, compagna di banco di Emanuela Orlandi.

L’ex poliziotto ha parlato a Filorosso dell’incontro fra la ragazza e “l’uomo dell’Avon”, una figura che per decenni è stata al centro delle indagini. Bruno Bosco ha commentato quanto riportato dai verbali dell’epoca, spiegando: “Ci sono tante cose che io non ho scritto”. E smentendo l’esistenza di un identikit creato da lui: “Quale identikit? Chi l’ha fatto mai?”, ha detto.

Bosco ha poi lasciato intendere di avere altre informazioni: “Se apro la bocca la faccio scappare. È informato chi doveva essere informato, lei non si preoccupi”.

Era il 22 giugno 1983 quando Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di 15 anni, scomparve nel nulla dando vita a uno dei casi di cronaca nera più intricati e misteriosi di sempre. Emanuela era la penultima di cinque figli e viveva insieme alla sua famiglia all’interno dello Stato della Città del Vaticano, dove suo padre lavorava come dipendente. Dopo aver terminato la sua lezione di flauto e canto corale nella scuola di musica di piazza Sant’Apollinare si persero le tracce della ragazza.

Per oltre quarant’anni si è cercato di scoprire la verità su quanto accaduto a Emanuela Orlandi. Di recente il caso è tornato al centro dell’attenzione dopo l’apertura di nuovi fascicoli per volere della Procura di Roma e i lavori realizzati da una Commissione parlamentare d’inchiesta bicamerale apposita che sta continuando a indagare per scoprire la verità.

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