Alessandro Di Battista parla per la prima volta del tumore: “Adesso farò le cure”

Tornato per la prima volta in TV dopo il malore a Cuba, Alessandro Di Battista racconta a Dimartedì l'intervento chirurgico per l'asportazione di un tumore

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Nicoletta Fersini

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A scandire il ritorno di Alessandro Di Battista in TV è stato un mix di emozioni. L’apprensione delle scorse settimane per le sue condizioni di salute ha lasciasto il posto all’emozione, poi alla consapevolezza scaturita dalle sue dichiarazioni sulla malattia. Collegato in diretta con Giovanni Floris a Dimartedì, il reporter e attivista ha raccontato la sua recente esperienza a Cuba, parlando per la prima volta dell’intervento subito per l’asportazione di un tumore.

Cosa è successo dopo il malore a Cuba

La vicenda ha avuto inizio durante un viaggio a Cuba, dove Alessandro Di Battista si trovava per realizzare un reportage per Il Fatto Quotidiano. Un malessere violento e inaspettato ha interrotto il suo lavoro, rendendo necessario un tempestivo ricovero a L’Avana: “A Cuba mi sono iniziato a sentir male in virtù di un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore che mi è stato riscontrato”, le sue parole da Floris.

La tempestività degli accertamenti clinici ha permesso ai medici di comprendere la gravità della sua situazione, perciò hanno avviato immediatamente i trattamenti farmacologici necessari per decongestionare l’area e rendere possibile, poi, il delicato intervento chirurgico di asportazione.

Prima l’intervento, poi le cure

Parlando a Dimartedì, Di Battista ha spiegato la complessità dell’operazione neurochirurgica affrontata in un contesto decisamente particolare: “Hanno azzeccato immediatamente le cure che hanno ridotto l’edema permettendo di operarmi, mi hanno asportato quasi tutto il tumore”. Poi ha aggiunto: “A Cuba mi hanno fatto un’operazione raffinatissima con tecnologie che qui si usavano 30 anni fa. Eppure il neurochirurgo mi ha salvato la vita. Ieri questo dottore mi ha scritto dicendo che non hanno la possibilità di sterilizzare per l’assenza di corrente”.

L’ex parlamentare non ha nascosto una certa emozione, confidando le fragilità comuni a chi riceve una diagnosi del genere, all’improvviso: “Faccio parte di quel club di cittadini italiani che dicono ‘perché proprio a me?‘. Questa peste del 21esimo secolo ha un pregio: è democratica”.

“Rifiuto la retorica del ‘forza guerriero, non mollare’: io devo fare le cure, condurre una vita più sana possibile e avere un atteggiamento positivo, ma questo fa parte del mio carattere da sempre. Quelli che non devono mollare sono i dottori, più che il sottoscritto. Ma non molleranno, sono seguito molto bene”, ha concluso.

La solidarietà della politica e il futuro

Nel corso dell’intervista si è parlato anche delle polemiche legate al suo rientro in Italia, ma anche del sostegno ricevuto: “Giorgia Meloni con me si è comportata bene come tutto il Governo, mi ha espresso solidarietà, mi ha chiamato invitandomi a lasciar perdere le polemiche veramente oscene sul volo di Stato, che non era tale ma un volo sanitario, servizio che tutti i paesi civili dovrebbero avere per aiutare”, queste le parole di Di Battista.

“Ora la priorità per me è curarmi – ha aggiunto, guardando al prossimo futuro -. (…) Devo iniziare presto le terapie. (…) Sto abbastanza bene, alcuni giorni meglio di altri. Oggi sono andato al mare e ho mangiato una bella frittura. Ogni giorno mi riprendo spazi di libertà”.

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