Disidrosi: quali sono i sintomi e i rimedi più efficaci

La disidrosi provoca la comparsa di tipiche vesciche sulla pelle, a volte pruriginose: ecco le cause e le cure possibili

Federico Beretta

Medico chirurgo

Medico Chirurgo abilitato, da anni collabora con diversi magazine online e si occupa di divulgazione medico/scientifica.

La disidrosi è una malattia infiammatoria della pelle, anche nota con il nome di eczema disidrotico o pompholix. Si tratta di una dermatite che causa la comparsa sulla cute di tipiche vesciche, a volte pruriginose, localizzate a livello delle mani e talvolta anche sulle piante dei piedi. La disidrosi è una forma di dermatite non grave, ma capace di comportare numerosi fastidi per la persona affetta.

Un tempo si pensava che questa patologia fosse causata da un’eccessiva sudorazione e, proprio per questo motivo, ha assunto il nome disidrosi (ovvero “alterazione della sudorazione”). In realtà questa malattia cutanea non ha correlazioni dirette con la sudorazione, anche se tale condizione pare aggravarne le manifestazioni. L’eziologia della disidrosi non è chiara, ma tale malattia, anche se sottodiagnosticata, rappresenta oggi il 5-20% circa di tutti i casi di eczema alle mani ed è classificata al terzo posto tra le forme di dermatite che colpiscono quest’area del corpo.

Le donne sono i soggetti più interessati, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 40 anni. Inoltre, una storia familiare di disidrosi predispone alla comparsa della malattia.

Cos’è la disidrosi e i suoi sintomi principali

Uno dei sintomi che può caratterizzare la disidrosi è il prurito palmo-plantare e la comparsa di vescicole o bollicine sul palmo della mano o sulla pianta dei piedi. L’evoluzione naturale delle lesioni prevede che queste diventino prima rosse e infiammate e poi squamose. Tali formazioni hanno generalmente un diametro di 1-2 mm e contengono del liquido sieroso trasparente. Compaiono in numero elevato ed essendo confluenti possono sembrare, a volte, un’unica vescica. Questo fenomeno non solo causa parecchio fastidio nel soggetto colpito, ma anche dolore, specialmente quando le bollicine scoppiano.

La disidrosi è una patologia cronica remittente. Solitamente si manifesta ad intervalli irregolari e dura dalle 3 alle 4 settimane. Tale patologia pare avere, inoltre, una spiccata preferenza stagionale, con un aumento dei casi tra la primavera e l’estate, e una maggiore concentrazione nelle aree a clima caldo e umido.

La malattia tende a svilupparsi prima tra le dita delle mani e sulla punta delle stesse, per poi espandersi verso il palmo della mano. Può manifestarsi con le stesse modalità anche sulle piante dei piedi, causando una forte irritazione. Queste piccole vescicole epidermiche possono essere molto profonde oppure più superficiali.

La disidrosi tende a regredire in maniera spontanea entro poche settimane dalla comparsa dei sintomi, anche senza una specifica terapia. Irritazione, dolore e prurito possono persistere, infatti, per circa 3 o 4 settimane, ma quando le bollicine si seccano e la pelle si desquama, l’arrossamento e l’ipersensibilità possono persistere più a lungo. Quando questo disturbo si presenta in forma grave, possono insorgere dei veri e propri ispessimenti della pelle che creano fastidio nello svolgimento delle attività quotidiane.

Tra le principali complicanze della disidrosi ci sono le infezioni batteriche, spesso causate dal soggetto affetto che, grattandosi per lenire il prurito, favorisce la formazione di lesioni cutanee che possono predisporre a una colonizzazione batterica. L’infezione delle microferite può portare a conseguenze anche gravi.

Le cause della disidrosi

In passato la presenza di queste lesioni era associata alla sudorazione. In realtà, oggi, la ricerca individua molteplici cause e fattori di rischio che possono predisporre all’insorgenza della malattia:

La diagnosi di disidrosi

Solitamente, la diagnosi di disidrosi è agevole per uno specialista del campo. Può essere sufficiente un’approfondita anamnesi per indicare il professionista verso la corretta diagnosi. L’esame obiettivo rileverà la presenza delle lesioni cutanee. Non esistono test specifici per stabilire la presenza di una disidrosi (la patologia non causa valori anomali nel sangue o specifiche alterazioni), ma vengono prescritti esami di laboratorio o diagnostici quando si desidera scartare l’ipotesi di altri tipi di malattie cutanee con sintomi simili.

Ad esempio, possono essere prelevati campioni di cutanei per verificare la presenza di micosi, oppure possono essere effettuati test allergologici per stabilire se la manifestazione cutanea sia di origine allergica.

Infine, nel caso il medico sospetti la presenza di una sovrainfezione batterica sulle lesioni causate dalla disidrosi, può prescrivere un esame colturale su un tampone raccolto dalle vescicole, per confermare la sua ipotesi e prescrivere i più adeguati antibiotici.

Come curare la disidrosi: i rimedi più efficaci

Frequentemente la patologia ha carattere autolimitante (si risolve spontaneamente nel giro di qualche settimana). Ciononostante, quando è in fase acuta è bene seguire una serie di accorgimenti specifici, onde evitare un peggioramento della situazione. Innanzitutto, non bisogna grattare la cute irritata, mentre è opportuno limitare il contatto della pelle con l’acqua e idratarla costantemente con delle creme nutrienti.

È possibile utilizzare le creme studiate appositamente per il trattamento della dermatite atopica o dell’eczema atopico, oppure quelle per le pelli sensibili, soggette a rossori, irritazioni e secchezza. Gli ingredienti nutrienti contenuti in questi prodotti riescono a dare sollievo al fastidio e al prurito, limitando la tentazione di grattare la pelle già compromessa dalla disidrosi. Inoltre, favoriscono la rigenerazione cutanea e promuovono la scomparsa dei sintomi tipici della patologia.

Tra i trattamenti farmacologici che aiutano a tenere sotto controllo il problema ci sono i farmaci antistaminici che riducono il prurito e gli antibiotici, in caso di sovrainfezioni batteriche. I corticosteroidi a uso locale sono consigliati in caso di sintomi importanti, anche se non vanno applicati per più di 3-4 settimane di seguito e presentano diversi effetti collaterali da tenere in considerazione (come assottigliamento della cute e teleangectasie).

La fototerapia, invece, prevede l’applicazione di farmaci fotosensibilizzanti a uso topico e l’esposizione controllata ai raggi UV. Uno dei trattamenti possibili è l’applicazione locale di immunosoppressori, come il tacrolimus o il pimecrolimus.

Tutti questi trattamenti devono essere eseguiti sotto stretto controllo medico per via dei loro possibili effetti collaterali.

Per lenire i sintomi irritativi è possibile anche fare impacchi freddi alle mani o ai piedi o semplicemente immergerli in acqua fresca. Un’azione terapeutica per trattare il disturbo è stata rilevata anche nell’acqua salata del mare: concedersi un bagno al mare di tanto in tanto potrebbe essere un buon rimedio per alleviare questa malattia.

Come prevenire la disidrosi

La prevenzione è, come sempre, il miglior modo di prendersi cura di sé e della propria pelle. Alcune semplici abitudini quotidiane possono aiutare a prevenire la disidrosi, controllare le recidive o coadiuvare i trattamenti dermatologici in corso.

Quali? Ad esempio:

 

Fonti bibliografiche

 

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