Lo smog aumenta il rischio di cataratta e glaucoma, cosa dice lo studio, chi è a rischio

Una meta-analisi molto ampia indica che l'inquinamento atmosferico nuoce alla salute degli occhi, particolarmente esposti alle polveri sottili

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Che l’inquinamento facesse male non solo ai polmoni è noto da tempo. Ad esempio aumenta la sensibilità e il rischio di soffrire di allergie e asma, ma anche effetti nocivi su altre patologie (insieme al fumo di sigaretta riduce l’efficacia di alcune terapie oncologiche). Ma ora emerge che ha conseguenze anche sulla vista: secondo uno studio saudita, aumenta il rischio di glaucoma e cataratta.

Cosa è stato scoperto: il nesso tra smog e vista

Come spiegato da un gruppo di ricercatori guidati da Ahmed Alnabihi, del King Khaled Eye Specialist Hospital and Research Center di Riad, in Arabia Saudita, l’inquinamento atmosferico potrebbero aumentare il rischio di sviluppare il glaucoma, fino al 70% in più. Lo smog contribuirebbe anche a far crescere le probabilità di andare incontro a cataratta. Le prove emergono da uno studio presentato al 44° Congresso della Società Europea dei Chirurghi della Cataratta e Refrattivi in corso a Londra.

Perché lo smog incide su glaucoma e cataratta

La ricerca è partita dall’analisi di 41 studi osservazionali, dunque rappresenta un’ampia revisione sistematica e una meta-analisi, che ha esaminato e messo in relazione i livelli di diversi tipi di inquinanti atmosferici con l’incidenza di diagnosi di glaucoma, cataratta e degenerazione maculare senile. Gli agenti inquinanti sono stati: polveri sottili (particolato PM₂.₅ e PM₁₀), biossido di azoto, biossido di zolfo, ozono e monossido di carbonio.

Quanto aumenta il rischio di glaucoma

I ricercatori hanno scoperto che all’aumentare dei livelli di particolato fine (PM₂.₅), cresce il rischio di glaucoma, in particolare del 70%: un dato riscontrato in particolare tra gli abitanti delle aree più inquinate. Chi vive in zone con maggiore smog, inoltre, corre un rischio costantemente maggiore di sviluppare la cataratta. “Il risultato più evidente ha riguardato il particolato fine, ovvero quelle minuscole particelle presenti nel fumo, nei gas di scarico dei veicoli e nelle emissioni industriali, abbastanza piccole da penetrare in profondità nell’organismo”, ha spiegato il coordinatore dello studio, Alnabihi. “Per ogni incremento significativo dell’esposizione all’inquinamento, il rischio di glaucoma aumenta di circa l’8% e quello di cataratta di circa il 4%. Le evidenze relative alla degenerazione maculare senile sono risultate meno univoche, sebbene alcune ricerche suggeriscano l’esistenza di un legame”, riporta l’ANSA.

Perché la vista risente dello smog

Ma qual è la spiegazione a questo nesso, che appare come diretto? Secondo gli esperti, il motivo è legato allo stato di infiammazione che le particelle fini causano nell’organismo, inducendo stress ossidativo. A risentire di questi processi, nello specifico, sarebbe il nervo ottico, che gioca un ruolo centrale nell’insorgenza del glaucoma, mentre per la cataratta il processo infiammatorio interesserebbe il cristallino. Rispetto ad altre patologie smog-correlate, inoltre, gli occhi subirebbero gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico perché sono direttamente esposti all’ambiente esterno. “La superficie oculare (film lacrimale, congiuntiva e cornea) non presenta barriere che la separino dall’aria esterna. Ciò conferisce una maggiore plausibilità biologica a questa ipotesi rispetto a quanto avvenga per altri organi”, riferisce ancora l’ANSA.

Le altre patologie correlate allo smog

D’altro canto lo smog rappresenta un fattore di rischio anche per altre patologie e una minaccia per la salute generale. Come ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 99% della popolazione mondiale è esposto a livelli di inquinamento atmosferico pericolosi per la salute. Un report dell’European Environment Agency (l’Agenzia Europea per l’Ambiente) conferma la preoccupazione anche per quanto riguarda il Vecchio Continente, dove l’inquinamento atmosferico (e i livelli di particolato fine) sono ritenuti responsabili anche di morti premature.

L’insidia delle polveri sottili

I rischi di esposizioni prolungate a polveri sottili sono connessi al fatto che, proprio in virtù delle loro dimensioni, sono in grado di raggiungere i polmoni. Sempre nel rapporto dell’European Environment Agency si indica come nel 2019 in Europa si sono registrati circa 307.000 decessi dovuti al particolato fine. Anche il Pm10, però, rappresenta una minaccia per la salute perché, nonostante le particelle abbiano un diametro maggiore, riescono a penetrare fino alla trachea.

Quali malattie respiratore sono legate allo smog

Alti livelli di inquinamento atmosferico possono avere conseguenze anche importanti sulla salute, soprattutto in termini di maggiore incidenza di alcune patologie, come:

difficoltà respiratorie (come tosse e catarro);

asma;

bronchite;

cancro al polmone;

ictus;

disturbi cardiovascolari.

I soggetti più a rischio

Come sempre, esistono soggetti più a rischio e, anche nel caso dell’inquinamento atmosferico, si tratta di pazienti che presentino già difficoltà respiratorie per altri motivi, persone con malattie pregresse, così come anziani e bambini, nei quali lo smog può peggiorare la condizione, portando a conseguenze più severe. A questo quadro si aggiungono le preoccupazioni dell’OMS relative anche all’inquinamento domestico, che talvolta può contribuire allo sviluppo di sviluppo di polmoniti, broncopneumopatia cronica attiva (BPCO) e cardiopatia ischemica. Secondo l’OMS, gli effetti dell’inquinamento atmosferico ambientale e domestico provocano circa 7 milioni di morti premature all’anno.

 

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