Ritirata la vitamina B6 in Australia: perché, indicazioni e dosi da non superare

Le autorità sanitarie sono intervenute dopo l’abuso di integratori che ha causato conseguenze per la salute

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Gli integratori possono aiutare in alcuni casi, ma l’abuso rischia di essere più dannoso dei potenziali benefici. Lo sanno bene le autorità sanitarie australiane che sono arrivate a una drastica decisione: il ritiro di uno dei prodotti più richiesti, ma anche consumati: la vitamina B6. La Therapeutic Goods Administration (TGA), l’ente che regola farmaci e integratori nel Paese dei canguri, ha infatti annunciato il ritiro progressivo dei prodotti che contengono la piridossina, cioè proprio la vitamina che aiuta il sistema nervoso e l’equilibrio mentale.

Il caso australiano: stop ad alti dosaggi di vitamina B6

Presente in varie formulazioni, sia multivitaminiche e che specifiche, la vitamina B6 viene ritenuta importante per il corretto apporto energetico all’organismo. Ma secondo l’ente regolatore farmaceutico australiano, la popolazione ne sta abusando. O meglio: abusa dei prodotti in vendita in farmacia e parafarmacia, ricorrendo ai surrogati in modo eccessivo o con sovradosaggi, invece che puntare su un’assunzione misurata tramite un’alimentazione equilibrata. Per questo la TGA ha deciso di procedere a un progressivo ritiro dagli scaffali di farmacie e parafarmacie, delle confezioni in commercio.

Cosa cambierà entro il 2027

Ma non si tratta dell’unica decisione presa dalle autorità sanitarie australiane. Entro il 2027, infatti, tutte le formulazioni superiori ai 50 milligrammi al giorno potranno essere acquistate esclusivamente dietro indicazione del farmacista. Ancora più severe le linee guida previste per i prodotti che prevedono un quantitativo superiore ai 200 milligrammi, per le quali sarà necessaria la prescrizione da parte di un medico, al pari di un farmaco non da banco. Il provvedimento è scattato dopo la segnalazione di casi crescenti di assunzioni in quantità che possono risultare nocive per la salute.

Le possibili controindicazioni della vitamina B6

Il ricorso alla vitamina B6 in modalità fai-da-te, dunque anche con dosi superiori a quelle ritenute corrette, può infatti portare a effetti collaterali negativi. Ad esempio, a tossicità neurologica, i cui casi in Australia sono aumentati. Come spiegato dalle autorità, inoltre, un dosaggio eccessivo può comportare anche il rischio di danni permanenti, come già accaduto tra la popolazione del Paese australe.

A cosa serve la vitamina B6

La vitamina B6, nota anche come piridossina, è essenziale per molte funzioni biologiche: ad esempio, concorre e supporta il metabolismo energetico; contribuisce al corretto funzionamento del sistema nervoso e ha un ruolo importante anche nella regolazione del tono dell’umore, per la sua azione a livello cognitivo-mentale. Il problema, però, sorge quando se ne ingeriscono quantitativi superiori al fabbisogno: in questi casi, infatti, si può andare incontro a potenziali danni a carico dei nervi periferici, causando una condizione chiamata “neuropatia sensoriale”.

Dosi e periodi di assunzione corretti

Come mostrato da uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Advances in Nutrition, un sovradosaggio di vitamina B6, specie per periodi di tempo prolungati, può influire negativamente sui neuroni sensoriali, causando tossicità. Le indicazioni terapeutiche sulla piridossina in Australia, infatti, indicano che i maggiori rischi hanno riguardato coloro che avevano assunto quotidianamente oltre 100–200 mg di vitamina B6, per mesi o anni. Ma non erano esenti da rischi neppure quei pazienti che si erano “limitati” a 50 mg al giorno. Il problema, in questo caso, era dato soprattutto dal ricorso cronico alla piridossina, dal momento che l’organismo non è in grado – da solo – di smaltire i quantitativi in eccesso.

Le differenze tra integratore e alimenti naturali

Il problema delle dosi elevate di vitamina B6, però, non si pone quando si tratta di un apporto naturale, tramite l’alimentazione. Lo studio condotto in Australia ha infatti mostrato come una dieta equilibrata non è fonte di rischio. Lo stesso vale per quei prodotti che, pur essendo confezionati e realizzati in laboratorio, si presentano come integratori multivitaminici: in questi casi la dose di vitamina B6, infatti, è in genere pari a 1-5 mg per ogni pastiglia o capsula, di cui viene raccomandata una sola assunzione giornaliera.

Dove si trova la vitamina B6: quali alimenti

I cibi che naturalmente contengono la vitamina B6 sono molti: tra questi ci sono cereali integrali, legumi, pesce, pollo, patate e frutta secca. La presenza della piridossina, però, non è mai paragonabile a quella degli integratori commercializzati in farmacie e parafarmacie, e questo rende sicuri i cibi nei quali la si può trovare.

I campanelli d’allarme

Per sensibilizzare la popolazione sui rischi da sovradosaggio o da assunzione cronica di vitamina B6, le autorità sanitarie australiane hanno ricordato quali sono i campanelli d’allarme ai quali prestare attenzione, anche se – come ricordato – può capitare che non siano facilmente riconoscibili o presenti nelle fasi iniziali di “intossicazione”: formicolio a mani e piedi; perdita di sensibilità agli arti; difficoltà nei movimenti fini; instabilità nella deambulazione; dolori di tipo neuropatico; debolezza muscolare; perdita di coordinazione. Generalmente la sola sospensione dell’integratore può far regredire i sintomi, mentre in alcuni casi il danno al livello nervoso può essere irreversibile.

La legge italiana è più restrittiva

In Italia il rischio di sovradosaggio è inferiore rispetto all’Australia, perché le leggi sono più restrittive. In concreto, le indicazioni ministeriali impongono che gli integratori non superino la dosa giornaliera massima di vitamina B6 di 10 mg al giorno. Un prodotto che abbia una quantitativo superiore viene classifica come farmaco e dunque richiede la prescrizione medica.

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