- Papa Leone XIV ha trascorso una notte tranquilla al Gemelli dopo l’asportazione di un adenocarcinoma al polmone destro, senza complicanze immediate.
- L’oncologo Saverio Cinieri spiega che l’intervento videoassistito e l’esame estemporaneo sono procedure standard, mentre la biopsia definitiva chiarirà estensione e caratteristiche del tumore.
- Restano dubbi sui tempi di ripresa, sulla fisioterapia respiratoria e soprattutto sul viaggio in Sud America, giudicato impegnativo per durata dei voli e altitudine di Cuzco.
Papa Leone XIV ha trascorso una “notte tranquilla” al Policlinico Gemelli di Roma. A confermarlo una nota della sala stampa della Santa Sede, dopo l’operazione per l’asportazione di un nodulo al polmone che si è poi rivelato un adenocarcinoma polmonare. Si tratta, dunque, di un tumore maligno.
Al momento il Vaticano ha precisato che “Ulteriori informazioni saranno fornite più tardi”, ma restano alcuni interrogativi riguardo l’iter di recupero fisico del Pontefice e, soprattutto, su eventuali altre cure e sulla possibilità che il viaggio programmato in Sud America avvenga come da volontà del Santo Padre. Ne abbiamo parlato con noi l’oncologo Saverio Cinieri, Direttore dell’Oncologia all’ospedale A. Di Summa di Brindisi e past president dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM).
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L’intervento al Papa: in cosa è consistito
L’operazione è durata 90 minuti, anche se l’intera procedura ha richiesto tre ore. In sala operatoria insieme all’equipe medica era presente anche il capo della gendarmeria, Gianluca Gauzzi Broccoletti. “Per rendere l’intervento radicale – come spiegato in un bollettino diffuso dalla Santa Sede nella serata di ieri, firmato dal dottor Luigi Carbone e dal collega Stefano Margaritora – Leone XIV è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica.
È stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori. Il Santo Padre è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell’intervento è stata di circa 90 minuti. L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze”.
Intervento in scopia ed esame immediato
“L’intervento, come appunto precisato da fonti ufficiali, è avvenuto in scopia: significa che si è entrati nel polmone, si è preso il lobo inferiore e si è asportato in toto quest’ultimo, quindi con il nodulo”, chiarisce l’oncologo Saverio Cinieri, Direttore dell’Oncologia all’ospedale A. Di Summa di Brindisi e past president dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM).
“Si tratta di una tecnica ormai di routine così come la diagnosi estemporanea, sulla quale invece oggi si leggono commenti non pertinenti sui social. Va chiarito che si fa sempre quando si asporta un tumore, non solo se si tratta del Santo Padre. Serve al chirurgo per verificare l’asportazione del tumore e, ai fini della biopsia, per accertare che si è prelevato un campione sufficiente. Non sempre viene comunicato al paziente, ma è una prassi”, chiarisce Cinieri.
La biopsia definitiva: i tempi e a cosa serve
Ora il pensiero corre all’iter successivo: “I risultati della biopsia definitiva, che potrebbe arrivare tra 48-72 ore, servirà invece a fornire ulteriori informazioni come la grandezza del tumore, le sue caratteristiche, il livello di proliferazione, quanti linfonodi sono stati asportati, se sono stati interessati dalla patologia. Si tratta della cosiddetta ‘classificazione’ del tumore”.
Un altro aspetto fondamentale, anche e soprattutto ai fini di una eventuale cura successiva, è legata al tipo di tumore: “L’adenocarcinoma è uno dei quattro sottotipi di tumore al polmone e ha una specificità: può avere o meno delle mutazioni dei geni. Saperlo è indispensabile per poter eventualmente decidere un trattamento con farmaci specifici, biomolecolari. Nel 15-20% dei casi queste mutazioni esistono, quindi si può prevedere una terapia con farmaci a bersaglio molecolare. Naturalmente dipenderà dalla grandezza o dall’interessamento di linfonodi, ecc.: la scelta potrebbe orientare anche nel ricorso a una terapia adiuvante, che in genere viene scelta ed è la chemioterapia”.
L’incognita del viaggio in Sud America
Se nel caso del Pontefice le indiscrezioni sembrano escludere la chemioterapia, le maggiori incognite riguardano il viaggio in Sud America, dal 6 novembre. Leone XIV dovrebbe lasciare il Policlinico Gemelli in una settimana, ma il volo per raggiungere il Perù, meta alla quale il Santo Padre tiene particolarmente, è molto lungo: “Io l’ho detto fin da subito e molti colleghi, tra i quali Lorenzo Spaggiari (Direttore del Programma Polmone e della Divisione di Chirurgia dello IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, NdR) concordano: normalmente occorrono almeno 20/30 giorni prima di poter intraprendere un viaggio aereo.
Nel caso specifico, però, la situazione è complicata dal fatto che per raggiungere il Sud America occorrono più voli, di lunga durata, e sarebbe previsto anche un trasferimento in elicottero. Inoltre è prevista la celebrazione di una Messa a Cuzco, che si trova a 3.000 metri di altitudine”, sottolinea Cinieri.
I voli aerei e l’altitudine elevata
“Io stesso sono stato a Cuzco e, nonostante l’acclimatamento, ho provato la sensazione di mancanza d’aria. Non è un caso che negli hotel forniscano bombole d’ossigeno portatili da tenere anche in camera. Per una persona che è stata operata al polmone potrebbe essere particolarmente proibitivo effettuare una trasferta simile”.
“Certamente sarà una sua scelta, in accordo con lo staff medico che valuterà la situazione specifica”, osserva Cinieri, che sottolinea come l’intervento e la condizione di salute di Leone XIV sono stati affrontati in modo molto diverso rispetto al passato: “Sono state fornite molte informazioni e in modo tempestivo, come non era mai accaduto in passato: non sorprende perché è un modo di comunicare molto anglosassone e americano, come il Papa. Ma certamente è una novità”.
Il prossimo passo: la fisioterapia respiratoria
Intanto si procederà a breve con una fisioterapia respiratoria: “È una ginnastica respiratoria molto comune in questi casi di asportazione di parti del polmone – spiega ancora l’oncologo – per una persona in buona condizione fisica generale non è particolarmente impegnativa. Consiste in esercizi come, per esempio, il fatto di soffiare all’interno di una serie di tubi di plastica collegati tra loro, all’interno dei quali si trovano alcune palline colorate, con lo scopo di farle salire e tenerle sospese. Servono per far espandere la porzione di polmone rimasto. Il fatto che comunque il Papa sia tornato fin da ieri sera in stanza, senza passare dalla rianimazione, è indice delle sue buone condizioni generali”.