Obesità, quanto pesa la psiche, la risposta dei servizi e come affrontare il quadro

L'obesità può incidere negativamente sulla psiche. Nelle persone con disturbi mentali il rischio di questa patologia aumenta del doppio

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Obesità, malattia cronica. Con uno stigma da abbattere, anche sul fronte psicologico. Perché non c’è dubbio che l’eccesso ponderale impatti sul benessere psicologico e viceversa. Lo dimostrano i dati preliminari di una ricerca resa nota in occasione della Giornata dedicata al quadro del 4 marzo.

Il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di salute mentale presenta obesità, contro il 10% rilevato nella popolazione generale italiana. Il divario è ancora più marcato tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni: 13,7% rispetto al 5,5%, con un rischio quasi triplo per chi è in carico ai Servizi.

È quanto emerge dalla prima indagine sistematica sul rischio di obesità in salute mentale condotta in Italia dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF), che ha coinvolto circa 2.000 utenti dei Servizi di salute mentale in diverse regioni – Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana e Puglia – confrontando i dati raccolti con quelli della popolazione generale italiana rilevati dall’Istituto Superiore di Sanità (PASSI 2023-24).

Quali relazioni

Precisiamo. Si tratta di risultati preliminari, dal momento che l’indagine è in corso e intende approfondire anche altri aspetti del problema. Ma se il dato generale fosse esteso all’intera platea nazionale, si parlerebbe di oltre 150mila pazienti con obesità nei servizi di salute mentale (su circa 900 mila).

L’obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali – spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti Sinpf. Numerosi studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale. Questo spiega l’importanza di questa ricerca, che già in queste fasi preliminari traccia un quadro molto chiaro anche nel panorama italiano”.

L’impatto non è solo metabolico – spiega Virginio Salvi (direttore del dipartimento di Salute Mentale all’ASST di Crema) che ha condotto l’indagine. Nelle persone con disturbi mentali l’obesità contribuisce in modo rilevante all’aumento del rischio di malattie cardiovascolari e diabete, con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita. Si stima che chi soffre di gravi disturbi psichiatrici possa avere un’aspettativa di vita ridotta di 10–20 anni, anche per l’aumentata mortalità cardio e cerebrovascolare”.

Gli studi clinici indicano inoltre che l’obesità può incidere negativamente sul funzionamento mentale, peggiorando le funzioni cognitive e influenzando il decorso di alcuni disturbi. “Le cause sono molteplici – prosegue Salvi.

Se alcuni farmaci psicotropi possono favorire l’aumento di peso, un ruolo rilevante è giocato dalla sedentarietà, dalle difficoltà socioeconomiche che orientano verso alimentazioni meno salutari, e dall’alimentazione disregolata in risposta a emozioni negative. A ciò si aggiunge una maggiore vulnerabilità genetica, che contribuisce alla più alta prevalenza di obesità anche tra adolescenti con disturbi psicotici e bipolari rispetto ai coetanei sani.

La risposta sul territorio

Le Regioni italiane con il tasso di obesità più elevato sono quelle del Sud, che hanno meno strutture e soprattutto maggiori barriere all’accesso alle cure. Dei 160 centri per l’obesità operativi in Italia, infatti, il 52% si trova al Nord, il 18% nel Centro Italia e il 30% al Sud e nelle Isole, prevalentemente in tre Regioni: Sicilia, Campania e Puglia. Intere regioni, come la Calabria e il Molise, restano zone d’ombra nel sistema di cura nazionale.

Lo squilibrio si riflette anche sull’uso delle nuove terapie farmacologiche e sull’approvazione di PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) regionali. In assenza di una diagnosi di diabete, i nuovi farmaci anti-obesità, i cosiddetti agonisti del recettore GLP-1, sono a carico dei pazienti. Considerato che il costo si aggira intorno ai 300 euro al mese, l’accesso è più probabile in presenza di redditi più alti.

Mentre sono solo 6 le Regioni italiane che hanno approvato i PDTA, strumenti che garantiscono ai pazienti con obesità di ricevere le stesse cure di qualità in tutta la Regione, e 3 sono del Nord, solo una del Centro e 2 del Sud: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia. Ad accendere i riflettori sulla “mappa delle disuguaglianze” è la Società Italiana dell’Obesità (SIO), in vista della Giornata Mondiale contro l’Obesità che si celebra il prossimo 4 marzo, in occasione della quale presenterà in Senato il Manifesto di Erice sull’obesità, un documento che punta a tracciare una roadmap di azioni comuni e condivise tra istituzioni, società scientifiche e pazienti.

“I numeri parlano chiaro: la rete di circa 160 centri italiani è concentrata prevalentemente al Nord, area dove paradossalmente i tassi di obesità sono più bassi, anche se in crescita – spiega Silvio Buscemi, presidente SIO e professore ordinario di Nutrizione Clinica Università di Palermo. Al contrario, il Sud, dove l’obesità è un’emergenza sociale alimentata da determinanti socio-economici, soffre di una carenza cronica di presidi”. Dunque, mentre il Settentrione vanta una rete capillare, al Sud la mappa si restringe a pochi poli in Campania, Sicilia e Puglia.

Palazzi colorati di blu

In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, che si celebra il 4 marzo, Amici Obesi ha promosso un’iniziativa simbolica di grande impatto: l’illuminazione dei palazzi istituzionali nazionali e regionali, in adesione alla campagna globale della World Obesity Federation.

L’associazione ha chiesto alle principali Istituzioni nazionali e regionali di accendere e colorare di blu le proprie sedi come segno concreto di vicinanza ai pazienti con obesità e di impegno nella lotta allo stigma che ancora oggi colpisce chi convive con questa patologia cronica.

L’obesità non è una colpa, ma una malattia complessa e multifattoriale – sottolinea Iris Zani, Presidente di Amici Obesi – eppure troppe persone continuano a subirne le conseguenze anche sul piano sociale, rinunciando spesso a prendersi cura della propria salute per vergogna, discriminazione o per la mancanza di adeguate tutele”.

L’obesità rappresenta una delle principali emergenze di sanità pubblica a livello globale e nazionale. In Italia si stimano circa 6 milioni di adulti con obesità (pari a circa l’11-12% della popolazione adulta), una patologia che richiede un approccio integrato, continuità di cura e politiche sanitarie capaci di garantire percorsi di cura adeguati.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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