Dove “abita” la depressione? Gli esperti si interrogano da tempo su questo, perché capire dove insorge della condizione e se possa portare a cambiamenti strutturali nel tempo può assumere un’importanza fondamentale nelle diagnosi e dunque anche nei trattamenti degli episodi o degli stati depressivi e di ansia. Ora uno studio ha fornito nuove informazioni sul cosiddetto “luogo blu”.
Cos’è il luogo blu del cervello
Nelle profondità del tronco encefalico o cerebrale esiste un piccolo, ma fondamentale gruppo di neuroni noto con il termine latino di locus coeruleus (LC), o “luogo blu”. Gioca un ruolo cruciale nel rilascio della noradrenalina, il neurotrasmettitore e ormone presente nel sistema nervoso e nel sangue, che è coinvolto non solo nella regolazione della pressione sanguigna e nella frequenza cardiaca, ma anche nella risposta allo stress. Di fatto è il “messaggero chimico” che attiva la risposta del corpo allo stress o all’eccitazione, che influisce sull’attenzione e l’apprendimento.
Cosa è stato scoperto
Gli scienziati hanno ritenuto a lungo che l’LC lavorasse in modo autonomo, trasferendo un proprio segnale direttamente al cervello. Ma un nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature e condotto dall’Allen Institute (un ente no-profit con sede a Seattle, negli USA), ha indagato in modo nuovo e più approfondito la sua azione. Utilizzando le neuroimmagini, la registrazione neurale, strumenti generici ed esperimenti comportamentali, si è visto come proprio le esperienze degli animali influiscono sulla risposta dell’LC.
La mappatura del “luogo blu”
Non solo: i ricercatori sono arrivati a mappare il “luogo blu” del cervello e a scoprire che i neuroni che vi si trovano all’interno inviano i loro segnali che attivano la noradrenalina in alcune zone specifiche in altre parti del cervello. Per esempio, quelli che si trovano nella parte superiore (detta “dorsale”), sono connesse alla corteccia cerebrale e alla corteccia prefrontale, mentre quelli nella parte inferiore (detta “ventrale”) sono in relazione con il tronco encefalico e il midollo spinale. “I risultati suggeriscono che il sistema di funzionamento della noradrenalina nel cervello è molto più simile a una rete mirata di consegne postali che non a una di quelle sirene utilizzate la segnalazione delle navi in caso di nebbia”, ha spiegato il direttore del Neural Dynamics dell’Allen Institute e co-autore dello studio, Karel Svoboda. Quello che è emerso è una vera mappa: i neuroni nella zona dorsale del locus coeruleus inviano segnali alla corteccia e sono coinvolti nei processi di apprendimento, mentre quelli nella regione ventrale proteggono il tronco encefalico e il midollo spinale, quando gli animali (dell’esperimento, NdR) interagiscono con l’ambiente che li circonda – ha spiegato ancora il ricercatore, aggiungendo di “essere riusciti a mostrare le differenze anatomiche, che sono frutto anche di modelli genetici differenti”.
Perché la scoperta è così importante
La scoperta risulta ancora più importante perché il sistema della noradrenalina è cruciale nella regolazione dell’umore e dell’attenzione, che sono le aree a cui mirano le cure per la depressione, l’ansia e i disturbi dell’attenzione, come l’ADHD. Lo stesso neurotrasmettitore e ormone, inoltre, è coinvolto nei processi degenerativi nel morbo di Alzheimer, quindi i ricercatori ritengono di aver individuato uno dei meccanismi più importanti per le implicazioni mediche in queste patologie. Con le nuove informazioni sull’organizzazione dei neuroni nel “luogo blu”, le terapie future potrebbero essere ancora più specifiche rispetto a quelle attualmente a disposizione.
Gli studi precedenti sul “luogo blu”
Che la depressione fosse associata a cambiamenti nella struttura del cervello è oggetto di studio da tempo. In particolare, il “luogo blu” è stato indagato da una ricerca dell’Università britannica di Worwick e dell’Università cinese di Fudan. Il team internazionale ha analizzato un campione di 1.000 malati con disturbo dell’umore “il cui cervello è stato “fotografato” (in Cina) con le tecniche di neuroimaging: l’area implicata è apparsa la corteccia orbitofrontale laterale che è esclusa dal meccanismo delle gratificazioni, delle “risposte” appaganti. Da qui ecco il senso di perdita e di delusione vissuti dai pazienti. Inoltre questa zona, che diventa attiva quando non si ricevono gratificazioni, è anche connessa con la parte legata alla percezione di se stessi, il che può condurre a pensieri di perdita personale e di scarsa autostima”, come spiega la Fondazione Veronesi sul proprio portale.
1 su 10 colpito da depressione una molta nella vita
Un altro aspetto interessante che emerge dallo studio, pubblicato sulla rivista Brain, è la ridotta connessione tra depressione e area delle gratificazioni nella corteccia orbitofrontale mediale, a loro volta connessi con i sistemi che sono deputato alla memoria. L’ipotesi di fondo dei ricercatori è che proprio questo sia uno dei motivi per cui, riuscendo meno a concentrarsi sui ricordi felici, alcune persone soffrono maggiormente di depressione. Come dichiarato da uno dei ricercatori, Janfeng Feng, “è un’orribile malattia che colpisce una persona su dieci nel corso della vita, talmente comune nella società moderna che possiamo trovare tracce di Prozac, il noto antidepressivo, perfino nell’acqua di rubinetto a Londra”.
Questione (anche) di connessioni
“Nel complesso, i risultati dello studio ci forniscono nuove evidenze sulle basi anatomiche di comportamenti tipici del depresso, quali l’anedonia, ovvero la mancanza di piacere, interesse e gratificazione nei confronti di una serie di differenti attività, e quali la tendenza a rimuginare su pensieri e ricordi negativi. Le anomalie evidenziate non riguarderebbero unicamente il funzionamento di specifiche aree del cervello, ma anche le vie cerebrali attraverso cui tali aree sono connesse e comunicano”, ha commentato Bernardo Dell’Osso, psichiatra e ricercatore presso l’Università di Milano-Policlinico.