Lenti a contatto contro la depressione efficaci come i farmaci: la svolta

Condotti positivamente i primi test sui topi. Stimolerebbero i centri coinvolti nella depressione, riducendola quanto i farmaci

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Dal mondo dell’oculistica e dell’ottica arriva una nuova scoperta, destinata a rivoluzionare non solo il campo della salute degli occhi, ma anche e soprattutto quello della salute mentale. Un gruppo di ricercatori sudcoreani, infatti, ha messo a punto le prime lenti a contatto contro la depressione. Secondo i primi risultati dei test, potrebbero essere efficaci tanto quanto alcuni farmaci già in uso nelle terapie. Al momento, però, la cautela d’obbligo: le sperimentazioni sono state condotte, infatti, solo su campioni di topi.

Le prime lenti a contatto contro la depressione

A studiare un’alternativa agli attuali farmaci contro la depressione è stato un team dell’Università di Yonsei, in Corea del Sud che di recente ha pubblicato i risultati della propria ricerca sulla rivista Cell Reports Physical Science. Il punto di partenza dello studio è stata la considerazione che anche la retina è coinvolta nei circuiti cerebrali responsabili dell’umore, ossia gli stessi su cui fino ad oggi sono andati ad agire i farmaci anti-depressivi. “Dato che l’occhio è anatomicamente parte del cervello, ci siamo chiesti se una semplice lente a contatto potesse funzionare come una porta d’accesso delicata e non invasiva verso i circuiti cerebrali che controllano l’umore“, ha spiegato il primo autore della ricerca, Jang-Ung Park. L’idea, dunque, era di agire a livello della retina per stimolare in modo positivo anche il cervello. I ricercatori hanno quindi messo a punto delle lenti a contatto morbide e del tutto trasparenti, capaci di inviare lievi segnali elettrici al cervello, per poter stimolare le regioni collegate alla depressione.

Risultati positivi dai primi test

A questo punto gli studiosi sono passati ai test in laboratorio, condotti su campioni di topi, dimostrando l’efficacia delle lenti sulle cavie animali. Dopo tre settimane, infatti, è stata rilevata una riduzione dei sintomi della depressione a livello comportamentale, neurale e fisiologico. I risultati sono stati resi possibili grazie alla tecnologia impiegata: le lenti realizzate sono state dotate di elettrodi di ossido di gallio e platino, due sostanze capaci di stimolare specifiche aree del cervello. “Immaginate due torce elettriche: ogni fascio di luce preso singolarmente è debole, ma dove si sovrappongono appare un punto luminoso e questo punto luminoso può essere creato anche a grande distanza dalle torce stesse”, ha spiegato ancora Park. Le lenti a contatto anti-depressione agirebbero proprio in modo analogo, creando segnali elettrici a livello della retina, poi inviati fino al cervello. “Sebbene gli elettrodi siano posizionati sulla superficie dell’occhio, i segnali si attivano solo dove si incontrano sulla retina, in profondità all’interno dell’occhio, attivando in modo delicato i circuiti fisiologici deputati al trasporto del segnale alle regioni cerebrali coinvolte nella regolazione dell’umore”, ha chiarito ancora il ricercatore.

Lenti a contatto efficaci come i farmaci

Ciò che hanno scoperto i ricercatori è che, dopo tre settimane dall’inizio dell’uso delle speciali lenti a contatto, i topi avevano mostrato segnali di miglioramento del comportamento, ma anche variazioni elettrofisiologiche cerebrali e modifiche nei biomarcatori del sangue e del cervello stesso, indicativi di uno stato depressivo. I risultati positivi sono stati giudicati paragonabili a quelli finora ottenuti dopo un trattamento medico a base di fluoxetina (il principio attivo del medicinale commercializzato con il nome di Prozac). Uno degli esempi è stato il ripristino della connettività tra l’ippocampo e la corteccia prefrontale, che in genere si perde in presenza di uno stato depressivo. Gli studiosi sottolineano come sia emersa anche una riduzione della presenza di molecole infiammatorie nel cervello e di corticosterone nel sangue (pari a -48%), a fronte invece di un aumento dei livelli di serotonina, cioè l’ormone del buon umore, pari a +47%. “Siamo rimasti colpiti dal fatto che i miglioramenti si siano manifestati contemporaneamente a livello comportamentale, di attività cerebrale e biologico, e che l’effetto fosse paragonabile a quello di un farmaco antidepressivo ampiamente utilizzato”, ha commentato il primo autore della sperimentazione.

Le prime lenti che “fanno bene” al cervello

“Il nostro lavoro apre una frontiera completamente nuova nel trattamento dei disturbi cerebrali attraverso la vista”, ha sottolineato Park, aggiungendo: “Crediamo che questo approccio indossabile e privo di farmaci offra enormi potenzialità per trasformare il modo in cui vengono trattati la depressione e altre patologie cerebrali, tra cui ansia, tossicodipendenza e declino cognitivo”. In passato, infatti, erano state realizzate lenti a contatto “smart” per monitorare disturbi oculari e metabolici, ma mai per un disturbo di tipo mentale.

La sperimentazione sull’uomo

Dopo l’esito soddisfacente delle lenti a contatto speciale sul campione di laboratorio, ora si punta ad estendere la sperimentazione ad animali di grossa taglia e, successiva, anche sull’uomo. Da valutare sarà anche e soprattutto la sicurezza sul lungo periodo. “Come ogni nuova tecnologia medica, le nostre lenti a contatto dovranno essere sottoposte a rigorose valutazioni cliniche sui pazienti prima di essere immesse sul mercato”, ha concluso Park. Come chiarito dai ricercatori, le nuove lenti a contatto non correggono i difetti della vista, ma si limitano ad emettere micro-frequenze luminose specifiche. Di fatto contengono strati microscopici di polimeri luminescenti che sono integrati nel corpo della lente e in grado di rilasciare fotoni (o “quanti di luce”) a lunghezze d’onda ultra-specifiche, invisibili o non fastidiose per il paziente durante le normali attività quotidiane.

La luce che giova all’umore

Se la luce già di per sé ha un effetto positivo sull’umore, come già dimostrato in passato da diversi studi, il flusso costante di luce controllata e prodotta dalle lenti stimolerebbe in modo selettivo la retina e i suoi fotorecettori. Ne deriverebbe un segnale bioelettrico in grado di viaggiare tra la retina e l’ipotalamo, fino alle aree coinvolte nella depressione, invertendo il processo negativo.

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