Dopo il corpo, in particolare la pancia, è il viso a diventare il punto debole in coloro che fanno ricorso ai farmaci anti-diabete per perdere peso. Una fetta di popolazione crescente, anche tra coloro che non sono obesi o grandi obesi, e per i quali, invece, questo tipo di terapia sarebbe più indicata. Ma se è vero che si moltiplicano gli studi sul semaglutide e gli altri principi attivi di questi prodotti, per individuare eventuali altri benefici per altri aspetti della salute o possibili controindicazioni, uno degli effetti più sgraditi è il ritrovarsi con la “pelle cadente”. Da qui il boom delle creme, soprattutto per il viso.
Aumentano i volti scavati
I dati parlano chiaro: i farmaci a base di semaglutide e altre molecole simili, che mimano l’azione del GLP-1 e doppi agonisti GIP/GLP-1, rappresentano molto più che un “ritrovato” medico: c’èè chi parla ormai da mesi di nuova “era Ozempic” e “corpi da Ozempic”, con riferimento a uno dei prodotti più noti in questo ambito. Ma adesso è d’obbligo inserire anche una nuova definizione: “faccia da Ozempic”, che sta a indicare il visto di chi assume questi prodotti, perde peso in pochissimo tempo, ma si ritrova con il viso scavato, gli occhi sporgenti, le guance vuote e le rughe in aumento, e soprattutto un crescente bisogno di ritrovati che rimpolpino laddove i kg persi hanno lasciato un vuoto.
Boom di creme anti “Ozempic face”
Se assottigliare il giro-vita piace a molti, infatti, sta diventando diffusa la voglia di riequilibrare gli effetti del dimagrimento su altre parti del corpo, come appunto il visto. Da qui la crescita nel ricorso (e nell’offerta) di creme ad hoc. Contro la Ozempic face, infatti, anche il settore cosmetico ha iniziato a immettere sul mercato prodotti specifici, tanto che c’è chi ha tentato di quantificare il nuovo business: secondo le prime stime, i potenziali ricavi dei cosmetici per la cura della pelle e del mercato estetico in generale (compresi interventi chirurgici mini-invasivi) potrebbero arrivare a circa 2 miliari di dollari dagli attuali 700 milioni, in appena 5 anni. Pfizer ha condotto alcune indagini, calcolando che, accanto a un incremento nel mercato farmaceutico legato al dimagrimento che potrebbe arrivare a 150 miliardi di dollari entro il 2030, occorre prevede anche la crescita di quello legato alle risposte alla perdita di volumi e tonicità dei tessuti.
Perché si cercano creme specifiche
Con la perdita di peso molto veloce, infatti, è inevitabile che anche la pelle ne risenta, diventando meno tonica e non avendo tempo di “adeguarsi” alle nuove forme. Non si tratta, quindi, di una contrindicazione strettamente legata ai composti dei farmaci anti-obesità, quanto piuttosto della veloce riduzione del tessuto adiposo, che riguarda anche il viso. La conferma della necessità di rimediare è arrivata anche da Michael Somenek, chirurgo plastico facciale e docente alla George Washington University School of Medicine, secondo cui nell’ultimo anno c’è stato un vero e proprio boom nel numero di pazienti che chiedono trattamenti dopo l’assunzione dei medicinali che simulano l’azione del GLP-1, ossia l’ormone che regola la sazietà.
Contro le guance scavate si ricorre ai filler
Per contrastare i classici effetti da assunzione di semaglutide & C, dunque, cresce la richiesta di trattamenti che vanno dalle creme ai veri e propri filler. L’industria del beauty aveva previsto e intercettato questo fenomeno da tempo, tanto che Flemming Ørnskov, CEO di Galderma (gruppo elvetico specializzato in medicina estetica e dermatologia, partecipato anche da colosso L’Oréal), già nel 2024 aveva chiarito la tendenza: le persone che si ritrovano con 8, 10 o anche più chili in meno, vanno inevitabilmente incontro a un rilassamento dei tessuti. Quando si tratta del viso, ecco che la richiesta diventa quella di andare a ritrovare il volume, soprattutto con filler.
Dai filler alla micro-chirurgia estetica
In questa direzione vanno molti prodotti realizzati da diversi brand, come il collagene iniettabile, sviluppato a partire dalle esigenze che negli ’90 e 2000 avevano i pazienti con HIV, soggetti a forti dimagrimenti. Esistono, poi, sempre più linee di filler a base di acido ialuronico o di neuromodulatori, per ridurre le rughe. Un altro ambito riguarda anche la ricerca nel campo della supplementazione, a partire dall’idea di mettere a punto anche integratori e prodotti da assumere per via orale. Se poi la perdita di peso è ancora più importante del previsto, ecco che la soluzione diventa la chirurgia plastica. Come riporta Reuters, negli Stati Uniti il 53% delle cliniche estetiche ha già sviluppato offerte peri pazienti che assumono Ozempic e simili, mentre per il 43% il fenomeno crescerà ancora di più a stretto giro. Concorde il parere della British Association of Aesthetic Plastic Surgeons, che ha calcolato che già nel 2025 i lifting del viso e del collo hanno registrato un +11%, i lifting del sopracciglio +27% e gli interventi alle palpebre una crescita dell’8%.
Mettendo a confronto questi dati con quelli degli interventi estetici complessivi, però, si osserva una contrazione di questi ultimi del 2%, per un totale di 26.840 procedure. La conclusione degli esperti è che si sta assistendo a un cambio nella tipologia di domanda, sempre più mirata.
L’ultima frontiera: la nascita del “fat banking”
Un’altra risposta alle nuove esigenze estetiche, però, interessa anche la nascita del cosiddetto fat banking, il fenomeno che prevede la costituzione di un numero sempre maggiore di “banche del grasso”. Di fatto si moltiplicano le cliniche specializzate nel prelievo e conservazione del grasso corporeo prima di iniziare a dimagrire, per poter poi riutilizzarlo una volta perso peso (e volume), reintroducendolo laddove serve. Questo garantirebbe di poter disporre del proprio stesso tessuto adiposo, precedentemente prelevato con una liposuzione e poi impiegato per tornare a un effetto volumizzante in guance, seno e glutei.