Allarme pandemia, se arriverà saremo impreparati, parola di scienziati. Perché e cosa occorre

Secondo gli scienziati la drammatica esperienza del Covid non ha insegnato nulla o quasi. Ecco perché c’è preoccupazione

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Il Covid non ha insegnato nulla (o quasi). Ne sono convinti gli scienziati, che hanno lanciato un allarme: in caso di nuove pandemie, il mondo non sarebbe preparato. Una preoccupazione e un monito scritto nero su bianco nel rapporto della Commissione Prime della National University of Singapore (Nus) e della prestigiosa rivista scientifica The Lancet, dove si legge: “La tragica scia di decessi, disabilità e caos lasciata da Covid-19 sta svanendo dalla memoria collettiva”.

Impreparati a una nuova pandemia

Come spiegano gli esperti, “Il mondo è impreparato a una nuova pandemia“. “La pandemia – ricordano gli autori del report – ha generato una crisi sanitaria globale che ha causato oltre 7 milioni di morti accertati, una stima di 28 milioni di decessi in eccesso e profonde ripercussioni sanitarie, economiche e sociali. Ha messo a nudo gravi lacune nella preparazione alle pandemie e debolezze nei sistemi sociali e sanitari”. Ciononostante, secondo l’analisi degli autori del rapporto, condivisa anche da esperti italiani, a quasi 7 anni dalle prime infezioni sommerse causate dal nuovo coronavirus in Cina, “il mondo non è riuscito a farsi trovare pronto per la prossima pandemia, nonostante il rischio di pandemie sia in aumento“.

Quanto si è pronti a una nuova pandemia?

La domanda che si pongono gli esperti è quale sia il grado di preparazione delle istituzioni sanitarie globali a una nuova pandemia. A occuparsi di questo tema delicato è la Commissione Prime, acronimo di Pandemic Readiness through Institutions, Mobilising Communities and Equity (cioè Preparazione alle pandemie attraverso istituzioni, mobilitazione delle comunità ed equità), che ha pubblicato una nuova relazione, illustrata in occasione dell’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite e in vista della Riunione di alto livello dell’Onu su prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie. L’obiettivo è “ridefinire le modalità di tutela della salute prima, durante e dopo una pandemia”. Le conclusioni sono chiare: il mondo è impreparato e occorre un cambio di paradigma.

Una nuova emergenza sanitaria è data per certa

La premessa, infatti, è che una nuova emergenza di tipo sanitario data per certa. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha messo in guardia rispetto al fatto che “non è questione di se” scoppierà una futura pandemia, “ma di quando“. Il punto di partenza delle osservazioni degli esperti è che occorre “una protezione incentrata sulle persone: si parte dall’analisi dei bisogni di individui e comunità per agire di conseguenza, fornendo alle persone gli strumenti necessari per proteggersi, accedere alle cure, preservare il benessere e i mezzi di sostentamento, partecipare ai processi decisionali e riprendersi dopo una crisi”.

Cosa occorre fare

“Prima di tutto – indica la commissione – il mondo deve superare l’approccio tradizionale alla preparazione tecnica (esercitazioni di simulazione, potenziamento della sorveglianza e dei laboratori, stoccaggio di dispositivi di protezione individuale, sviluppo e produzione di vaccini), per puntare a un obiettivo più ampio di ‘prontezza’ (readiness)”. Questa deve includere, ad esempio, la pianificazione di una adeguata protezione sociale, finanziamenti sufficienti, requisiti normativi adatti, ma anche istruzione, politiche del lavoro, sistemi alimentari e governance ambientale. In secondo luogo, è necessaria una maggiore cooperazione tra governi, che è risultata fondamentale per salvare milioni di vite in occasione del Covid-19.

L’esempio di una pandemia da influenza

Gli autori del report pubblicato su The Lancet hanno ipotizzato il caso di nuova pandemia di influenza A. I componenti della commissione hanno analizzato come le dinamiche di potere dei singoli Stati e gli interessi nazionali possono avere conseguenze significative sulle risposte all’emergenza e sul tasso di mortalità. Al contrario, se si riuscisse a garantire un accesso equo ai vaccini, con una distribuzione adeguata e basata sulle esigenze di salute pubblica, si potrebbe ridurre la mortalità globale del 64%, portandola a 21,2 milioni di decessi. In altri termini si potrebbero salvare 37,3 milioni di vite. Un terzo passaggio fondamentale riguarda il rafforzamento dei sistemi vulnerabili, non sulle ‘persone vulnerabili’. Come chiariscono gli autori, infatti “Sono le politiche e le azioni inique di istituzioni, leggi, mercati e sistemi di governance a limitare le capacità delle persone”. “Infine – si ricorda – la fiducia si costruisce nel tempo. Non solo attraverso la comunicazione, ma anche grazie alla legittimità delle istituzioni, a una leadership efficace e all’affidabilità dei servizi. Questi principi costituiscono la base di un approccio migliorato ed equo alle pandemie e alla salute”.

La situazione in Italia, il parere di Bassetti

Quanto all’Italia, secondo l’infettivologo Matteo Bassetti, “Siamo pesantemente impreparati a una nuova pandemia”. Per il Direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, “Quando arriverà non potremo dire che non lo sapevamo”. Il problema non è soltanto di tipo organizzativo, ma anche di prontezza da parte della popolazione: “Soprattutto, siamo pesantemente impreparati dal punto di vista dell’organizzazione, anche mentale, per affrontare al meglio una nuova emergenza sanitaria”, ha spiegato Bassetti, raccontando: “Sono stato inondato di commenti del tipo ‘Noi questa volta non ci vaccineremo’, ‘Avete inventato la nuova pandemia’, ‘Siete sempre i soliti’. Il problema è particolarmente evidente sui social, per Bassetti, che però aggiunge: “Un nuova pandemia è un dato di fatto, perché se noi guardiamo gli ultimi 100 anni della storia del mondo le pandemie ciclicamente sono arrivate”. “Questo è un mondo che va molto più veloce di quanto andasse semplicemente vent’anni fa. Si passa da una parte all’altra in poche ore e naturalmente passano da una parte all’altra anche i virus”, ha concluso Bassetti.

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