Il Principe Harry ha parlato in più occasioni della propria salute mentale, sottolineando quanto la morte della Principessa Diana abbia influenzato la sua vita. Un lutto difficile da elaborare, che lo ha portato anche a confrontarsi con violenti attacchi di panico: “Mi sentivo soffocare”, ha raccontato.
Principe Harry, il lutto e la morte di Diana
La perdita di un genitore in giovane età è uno degli eventi più difficili da affrontare durante l’adolescenza. Lo sa bene il Principe Harry, che non ha mai fatto mistero delle difficoltà incontrate dopo la morte della madre Diana. Consapevole di poter fare la differenza sensibilizzando l’opinione pubblica sui temi legati alla salute mentale, il duca di Sussex ha collaborato con la neuroscienziata Mary-Frances O’Connor a un nuovo corso di MasterClass intitolato Ridefinire il lutto: costruire la resilienza attraverso la perdita. Nell’episodio, i due hanno esplorato gli effetti chimici del lutto sul cervello e sul corpo, partendo dall’esperienza personale di Harry.
Quando sua madre morì, il Principe aveva appena 12 anni. Quell’esperienza dolorosa, e il conseguente tentativo di reprimere il dolore, lo hanno portato a soffrire per molti anni di ansia e depressione. Harry ha raccontato di aver avvertito a lungo la pressione di mostrarsi sereno agli occhi degli altri, e di aver risposto per circa 15-20 anni di stare bene quando gli veniva chiesto come si sentisse. Una condizione che ha descritto come uno stato di “insensibilità e chiusura emotiva”.
Durante l’adolescenza, il principe cercava di evitare qualsiasi emozione legata alla perdita della madre. L’ingresso nell’esercito, a 20 anni, è stato, a suo dire, “la distrazione perfetta”. “Poter indossare un’uniforme, la stessa di tutti gli altri, non è stato soltanto un sollievo, ma mi ha dato davvero lo scopo e il senso di stabilità di cui avevo bisogno in quel momento”, ha ricordato.
La rigida struttura della vita militare gli permetteva di concentrarsi sui compiti da svolgere, tanto da fargli percepire quello stato di continua attivazione come “una sorta di superpotere”.
Harry, gli attacchi di panico
Tuttavia, dopo aver lasciato l’esercito, tutto ciò che aveva tenuto a distanza è tornato prepotentemente a galla.
“Quando sono rientrato dall’Afghanistan, dopo il mio secondo periodo di servizio, nel 2013, non c’era più un’altra missione da svolgere. Tutto mi è ricaduto addosso e la cosa molto interessante è che il mio stress post-traumatico non era legato all’Afghanistan. Le cose che avevo visto e le esperienze che avevo vissuto sembravano aver riattivato altri traumi che si erano accumulati dentro di me”, ha spiegato il marito di Meghan Markle.
Il momento in cui si è reso conto della gravità della situazione è arrivato quando anche i gesti più semplici hanno iniziato a provocargli un forte disagio.
“Indossare una semplice camicia elegante, con il colletto che si stringeva intorno al collo, mi faceva letteralmente sentire come se stessi soffocando. Avevo attacchi di panico persino in macchina, mentre andavo al lavoro”, ha raccontato. È stato allora che ha capito di dover approfondire il problema e cercare di comprenderne le cause.
Il ricordo di Lady Diana
Harry ha inoltre spiegato di aver a lungo associato la felicità a una sorta di slealtà nei confronti della madre, sentendosi in colpa all’idea di poter provare gioia senza di lei. Per questo motivo, credeva di dover rimanere triste e distaccato emotivamente per dimostrarle quanto gli mancasse. Quando ha iniziato ad affrontare davvero le proprie emozioni, però, ha scoperto che la realtà era ben diversa.
“La verità è che, alla fine, ho capito che lei voleva semplicemente che fossi felice. È stato un enorme cambiamento nel mio modo di pensare. Mi ha liberato e mi ha dato una prospettiva completamente diversa sulla vita”. Un percorso di accettazione sicuramente doloroso che oggi lo ha reso una persona migliore.