Famiglie reali e Olimpiadi: un legame storico

Principi atleti, medaglie vinte, regine sugli spalti a fare il tifo, storie d’amore nate ai Giochi: il legame tra corone e Olimpiadi dura da quasi un secolo

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Gilda Faleri

Giornalista e Royal editor

Royal Watcher toscana laureata in comunicazione. Scrive principalmente di famiglie reali e ha fondato uno dei primi blog italiani a tema royals.

C’è un filo impercettibile ma saldo che lega le famiglie reali ai Giochi Olimpici. Non solo presenze istituzionali nelle tribune d’onore, ma atleti veri, medaglie conquistate sul campo, cadute, sacrifici e allenamenti come qualsiasi altro sportivo in gara.

Dalla vela al bob, dall’equitazione al nuoto, fino alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina in corso, il rapporto tra monarchie e sport racconta quasi un secolo di storia europea.

Il primo oro reale: Olav di Norvegia

Nel 1928, alle Olimpiadi di Amsterdam, il Principe ereditario di Norvegia, futuro Olav V, conquistò la medaglia d’oro nella vela (classe 6 metri). Fu il primo membro di una famiglia reale a partecipare e vincere ai Giochi Olimpici.

Per la Norvegia, giovane nazione indipendente da appena 23 anni, quell’oro non fu solo sportivo, ma simbolico.

La passione per il mare divenne di famiglia. Il figlio, l’attuale sovrano Harald V, partecipò a tre edizioni olimpiche (1964, 1968 e 1972), senza però ripetere il successo del padre. Quando era ancora principe ereditario, in Norvegia qualcuno temeva addirittura che un eventuale infortunio potesse trasformarsi in una questione istituzionale legata alla successione. Ma Harald non ha mai rinunciato alla vela, nemmeno dopo l’ascesa al trono.

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Re Harald e la Regina Sonja di Norvegia alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Nel 1960, alle Olimpiadi di Roma, un altro reale entrò nella storia della vela: Costantino II di Grecia conquistò l’oro nella classe Dragon a soli vent’anni. Ancora oggi quella resta una delle vittorie olimpiche più celebri per la Grecia nella vela. Pochi anni dopo sarebbe diventato re, prima dell’esilio e della fine della monarchia.

La vela è lo sport dei re

Un altro re ha partecipato alle Olimpiadi, si tratta del cognato di Costantino, Juan Carlos di Spagna. Partecipò alle Olimpiadi di Monaco 1972, classificandosi quindicesimo, e per decenni è stato protagonista della Copa del Rey di Palma di Maiorca.

Questa passione fu trasmessa a due dei suoi tre figli. Felipe VI rappresentò la Spagna nella vela alle Olimpiadi di Barcellona 1992, classificandosi sesto nella classe Soling.

L’Infanta Cristina, sorella maggiore di Felipe, partecipò ai Giochi di Seoul nel 1988, sempre nell’equipaggio di vela. Era una riserva, come lo era stata la madre alle Olimpiadi di Roma del 1960, nella squadra del fratello Costantino di Grecia.

Anna e Zara gareggiano alle Olimpiadi

Se la vela è tradizione, l’equitazione è un tratto identitario delle case reali.

Nel 1976, alle Olimpiadi di Montreal, Anna, la Principessa Reale, divenne la prima reale britannica a partecipare ai Giochi. Gareggiò nel dressage e nel cross country. Durante la seconda competizione cadde da cavallo e riportò una commozione cerebrale. Nonostante l’incidente, tornò in sella per completare il percorso: un dettaglio che racconta molto del carattere della figlia di Elisabetta II e Filippo di Edimburgo.

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La Principessa Anna alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026

Membro del Comitato Olimpico Internazionale dal 1988, la Principessa Anna è arrivata a Milano nei giorni precedenti all’apertura dei Giochi per una serie di incontri istituzionali e visite ufficiali legate a Milano-Cortina.

Durante una delle tappe milanesi ha visitato l’esposizione allestita a Palazzo Clerici, soffermandosi davanti ai pattini donati alla Regina Vittoria nel 1841, esposti in occasione dei Giochi, osservando: “Non ne sono certa, ma credo che la Regina Vittoria abbia contribuito a rendere popolare il pattinaggio”.

Nel 2012, ai Giochi di Londra, la storia della Royal Family si è intrecciata di nuovo con le Olimpiadi: la figlia della Principessa Anna, Zara Tindall, ha conquistato l’argento nella gara a squadre. Zara non possiede un titolo reale – scelta voluta dai suoi genitori – ma è una delle pochissime medagliate olimpiche con sangue Windsor.

Sempre a Londra 2012 gareggiò anche la Principessa Nathalie di Sayn-Wittgenstein-Berleburg, nipote di Margherita II di Danimarca, nel dressage, disciplina con cui aveva vinto il bronzo alle Olimpiadi del 2008.

Le atlete reali del Medio Oriente

In Giordania, la passione per i cavalli è quasi un simbolo nazionale. La Principessa Haya bint Al Hussein, sorellastra dell’attuale Re Abdullah II, partecipò alle Olimpiadi di Sydney 2000 nell’equitazione, diventando una figura modernissima per il mondo arabo: atleta, principessa e donna indipendente.

Rimanendo in Medio Oriente, nel 2008, a Pechino, anche gli Emirati entrarono nella storia reale olimpica con la Sceicca Maitha bint Mohammed Al Maktoum, che gareggiò nel taekwondo.

I reali e le Olimpiadi invernali

Un nome che non può mancare quando si parla di nobiltà sugli sci è quello di Hubertus von Hohenlohe, principe e sciatore alpino con una storia fuori dal comune. Nato a Città del Messico, figlio di Ira von Fürstenberg, non entrò mai nelle squadre principali europee ma fondò la Federazione messicana di sci per poter competere a livello internazionale.

Grazie a questo stratagemma partecipò a sei edizioni dei Giochi Olimpici invernali, dal 1984 a Sarajevo fino al 2014 a Sochi, diventando uno degli atleti più longevi nella storia olimpica degli sport alpini.

Alle Olimpiadi invernali, però, il volto reale più riconoscibile resta quello di Alberto II di Monaco. Ha partecipato a cinque edizioni consecutive, dal 1988 al 2002, nel bob a due. Nessuna medaglia, ma una costanza rara.

Gli amori reali nati alle Olimpiadi

L’amore per lo sport di Alberto si è riflesso anche nella vita privata, con il matrimonio con Charlene Wittstock, oggi Principessa di Monaco. Ex nuotatrice professionista, Charlene gareggiò in staffetta nella squadra sudafricana alle Olimpiadi di Sydney 2000. Il picco della sua carriera agonistica arrivò ai Giochi panafricani del 1999, chiusi con tre ori e un argento. Poi un infortunio alla spalla le impedì di proseguire il percorso olimpico, costringendola a rinunciare a Pechino 2008.

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Alberto e Charlene alle Olimpiadi invernali nel 2009

Alberto e Charlene di Monaco

La loro prima uscita ufficiale fu proprio durante la cerimonia di apertura dei Giochi invernali di Torino. Alcuni anni dopo, in un’intervista rilasciata a Paris Match, il Principe Alberto tornò su quella prima apparizione ufficiale insieme, raccontando come la loro relazione fosse già iniziata lontano dai riflettori: “Uscivamo già insieme, ma nessuno se n’era davvero accorto prima di quelle foto, è vero. Di certo condividiamo la passione per lo sport. Anche se non è l’unica cosa che ci unisce, per noi è molto importante”.

Se per Alberto e Charlene i Giochi hanno rappresentato il momento dell’ufficializzazione davanti ai riflettori, per Carlo XVI Gustavo e Silvia di Svezia furono addirittura galeotte.

Carlo Gustavo e Silvia di Svezia

Era il 1972, le Olimpiadi si svolgevano a Monaco di Baviera e Silvia Sommerlath lavorava come hostess e interprete per il comitato organizzatore. Lui, allora giovane principe ereditario di Svezia, partecipava agli eventi ufficiali legati ai Giochi. Si incontrarono proprio lì, tra cerimonie e appuntamenti istituzionali. Fu un colpo di fulmine, come ha ricordato negli anni successivi il sovrano.

Frederik e Mary di Danimarca

Quasi trent’anni dopo, un altro incontro destinato a cambiare una monarchia avvenne ancora una volta durante i Giochi. Era il 2000, durante le Olimpiadi di Sydney, l’allora Principe ereditario Frederik di Danimarca si trovava in Australia insieme al fratello Joachim, al Principe Nikolaos di Grecia e Danimarca e alla Principessa Märtha Louise di Norvegia. In un pub della città, lo Slip Inn, conobbe una giovane donna della Tasmania: Mary Donaldson.

Frederik non rivelò subito la propria identità. Si presentò semplicemente come «Fred». Solo più tardi Mary scoprì chi fosse davvero. Anche in quel caso, le Olimpiadi non portarono solo medaglie ma una futura Regina di Danimarca.

Elisabetta II e la cerimonia di apertura più iconica

Nel 2012, durante la cerimonia di apertura di Londra, Elisabetta II accettò di “lanciarsi” in paracadute con James Bond in una sequenza cinematografica con controfigura, studiata nei minimi dettagli.

Riuscì a stupire tutti e fu uno dei momenti più commentati della storia olimpica moderna. Una Regina quasi novantenne capace di ironia e autoironia. Anche quello è sport: saper interpretare il proprio tempo.

I royals a Milano-Cortina 2026

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 rappresentano un vero summit delle monarchie europee. Le case reali hanno storicamente un forte legame con gli sport invernali. Numerose sono le presenze registrate in queste settimane tra re, regine, principi e principesse.

C’è chi ha già confermato la propria presenza alla cerimonia di chiusura dei Giochi, che si terrà a Verona: “Ci sarò come all’apertura di queste Olimpiadi qui a Milano”, ha dichiarato il Granduca Henri del Lussemburgo al Corriere della Sera.

Per l’Italia è un momento storico, non solo sportivo ma anche diplomatico. Le tribune olimpiche sono diventate, ancora una volta, spazi neutri di incontro internazionale.

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