Per decenni il mondo ha visto i suoi colori, i suoi cappelli e i suoi abiti, senza sapere davvero come venivano concepiti. Nel centenario della nascita di Elisabetta II, Londra ha aperto le porte a una mostra diversa da tutte le altre, “Queen Elizabeth II: Her Life in Style”: non solo abiti, ma un’intera epoca raccontata attraverso le scelte della sovrana.
Tra le sale della King’s Gallery di Buckingham Palace, la storia reale prende forma in un modo insolito. Non attraverso documenti o ritratti ufficiali, ma con abiti, tessuti, accessori e dettagli. Più di 300 capi appartenuti a Elisabetta II, molti dei quali per la prima volta, sono visibili nella più grande esposizione mai dedicata al suo guardaroba. Ma non è solo una mostra di moda. È una vera e propria narrazione.
“La Regina Elisabetta nutriva un interesse profondo e attento per ogni aspetto del proprio guardaroba, utilizzando la moda come strumento diplomatico e sostenendo con costanza l’industria della moda britannica”, ha spiegato la curatrice Caroline de Guitaut, sottolineando come ogni scelta fosse parte di un disegno più ampio, non solo estetico ma anche istituzionale.
Indice
Una vita raccontata attraverso gli abiti
L’archivio da cui provengono i capi in mostra – oggi parte della Royal Collection – conta oltre 4.000 pezzi ed è considerato uno dei più importanti esempi di moda britannica del Novecento. È, soprattutto, una delle più grandi raccolte di moda mai appartenute a un’unica figura nel Regno Unito, e la più vasta collezione di abiti giunta fino a noi di una sovrana britannica. Non una semplice raccolta di vestiti e accessori, ma una vera biografia visiva.
Dai primi vestiti d’infanzia ai completi indossati negli ultimi anni di regno, il guardaroba di Elisabetta II esposto segue ogni fase della sua vita: la giovane principessa, la sovrana appena incoronata, la regina che attraversa decenni di cambiamenti senza mai perdere riconoscibilità.
Come emerge chiaramente anche dai materiali d’archivio esposti – bozzetti, campioni di tessuto e annotazioni – Elisabetta II, però, non è mai stata una figura passiva rispetto alla propria immagine. Al contrario, era lei a guidare ogni scelta intervenendo direttamente sui bozzetti con annotazioni di suo pugno, dettagliate e talvolta accompagnate da punti esclamativi.
I vestiti che hanno fatto la storia
Tra i capi esposti, alcuni segnano passaggi precisi non solo nella vita della sovrana, ma nella storia del Regno Unito. Il nome che viene immediatamente in mente parlando degli abiti di Elisabetta II è quello del suo più influente couturier, Sir Norman Hartnell. Il primo capo che ha realizzato per la giovane principessa è stato l’abito da damigella per il matrimonio di Lady Alice Montagu Douglas Scott con il Principe Henry, Duca di Gloucester.
Il suo couturier
Era il 1935 e da quel momento Hartnell ha continuato a vestire la futura sovrana per decenni, firmando completi in tweed, abiti da sera, il vestito da sposa e il celebre abito dell’incoronazione, fino alla sua morte nel 1979.
Ci sono gli abiti dei viaggi nel Commonwealth, di cui era capo, e quelli indossati in occasioni familiari ma comunque pubbliche, come il matrimonio della sorella, la Principessa Margaret, o quello della cugina Alexandra di Kent. Accanto a questi, anche capi meno noti ma altrettanto significativi, come un abito da sera adattato per le sue prime gravidanze, tra il 1948 e il 1950.
Lo stile che attraversa le mode
Se c’è un elemento che emerge con chiarezza lungo tutto il percorso della mostra è la coerenza. Uno stile che resta riconoscibile nel tempo, pur attraversando mode ed epoche diverse e adattandosi, senza mai perdere identità.
Dagli anni Cinquanta del “New Look” ai cambiamenti più marcati degli anni Sessanta, fino ai colori e alle forme più decise dei decenni successivi, il guardaroba della Regina riflette le trasformazioni della moda, ma le filtra rendendole compatibili con il suo ruolo.
In questo equilibrio si inserisce anche una certa capacità di sorprendere. Scelte talvolta inaspettate, nei colori o nei dettagli, che la rendevano imprevedibile.
“Devo essere vista per essere creduta”
La frase “devo essere vista per essere creduta” viene attribuita proprio alla Regina. Negli anni, l’immagine di Elisabetta II è diventata immediatamente riconoscibile in tutto il pianeta anche grazie a una scelta precisa: il colore. Cappotti e abiti monocromatici, spesso accesi, studiati per emergere tra la folla e rendere la sua presenza sempre visibile, anche per una questione di sicurezza.
La Regina arcobaleno
La mostra lo racconta chiaramente attraverso una sezione dedicata agli abiti da giorno, disposti in una sequenza cromatica che attraversa l’intera gamma di colori. Prende nuovamente forma la “rainbow Queen” come è stata definita da British Vogue.
Accanto agli abiti, anche i cappelli seguono questa logica. Più di cinquanta modelli raccontano un’evoluzione che va dai turbanti e dalle linee più morbide degli anni Sessanta e Settanta fino alle forme più strutturate dei decenni successivi con le varie applicazioni.
La diplomazia va di moda
Nel percorso della mostra emerge anche un altro aspetto fondamentale: il legame tra gli abiti e le occasioni in cui sono stati indossati. Nel caso di Elisabetta II, vestirsi non è mai stato un gesto casuale, soprattutto durante i viaggi e gli incontri ufficiali.
Lo raccontano, ad esempio, gli abiti scelti per le visite di Stato o per gli incontri con alcune delle figure più note del Novecento, dal Presidente statunitense Eisenhower a Marilyn Monroe. Capi pensati per rappresentare il ruolo della sovrana, pur adattandosi al contesto.
Il riciclo degli abiti
Sui bozzetti veniva annotata la data in cui un abito era stato indossato, in quale occasione e luogo, spesso era la Regina stessa a lasciare indicazioni di suo pugno, segnando quando lo stesso capo veniva riutilizzato per impegni successivi.
Accanto ai momenti ufficiali, la mostra lascia intravedere anche un lato più quotidiano, dove però, nel caso di Elisabetta II, la distinzione tra pubblico e privato resta sempre sottile.
Gli accessori della Regina
La mostra, infatti, dedica spazio anche a elementi più quotidiani, che contribuiscono a definire uno stile diventato iconico. Dalle borse Launer ai foulard in seta, dalle scarpe ai guanti esposti vicino ad accessori più personali – come occhiali da sole, binocoli e articoli da viaggio.
Per la prima volta, una sezione è dedicata anche al guardaroba “off-duty”: capi utilizzati nella vita privata, dall’abbigliamento da campagna ai completi in tweed, fino ai capi impermeabili.
Tra gli indumenti più insoliti compare anche un impermeabile trasparente in plastica, realizzato negli anni Sessanta da Sir Hardy Amies, uno dei couturier di riferimento insieme a Hartnell.
A proposito della Regina il designer ha detto: “Per me Elisabetta II rappresenta tutto ciò che ammiro nell’atteggiamento delle donne inglesi nei confronti del vestire”.
L’impermeabile è stato considerato estremamente moderno per l’epoca anticipando una soluzione che sarebbe diventata distintiva: gli ombrelli trasparenti bordati di colore, utilizzati negli impegni ufficiali per permettere agli abiti dai colori vivaci di restare sempre visibili, anche sotto la pioggia.
Un’icona di stile intramontabile
A chiudere il percorso è il dialogo con la moda contemporanea. Le creazioni di Richard Quinn, Christopher Kane ed Erdem Moralioglu mostrano come quell’immagine, costruita nel tempo, continui a essere un punto di riferimento.
“Il guardaroba di Elisabetta II è stato una lezione magistrale di simbolismo, sartorialità e artigianato britannico”, ha dichiarato la curatrice Caroline de Guitaut.
Proseguendo: “In questa mostra storica, oltre a presentare capi che coprono ogni decennio della vita della Regina, siamo lieti di includere opere di tre designer contemporanei che hanno reinterpretato con successo il suo stile, dimostrando come la sua eredità nella moda continui a essere intrecciata nel tessuto del design britannico.”
La mostra si chiude così, tornando al punto di partenza. Raccontando una storia che continua nel tempo, proprio come la Regina Elisabetta.