Un video ha fatto il giro del mondo, è il caso di dirlo: una Tesla corre lungo l’autostrada canadese, mentre chi dovrebbe controllarla sembra essersi addormentata. A bordo non c’è solo la conducente, una donna: con lei viaggiano anche due bambini, apparentemente assopiti. Una scena che si è consumata lungo il tratto tra Golden e Revelstoke, nella Columbia Britannica canadese, in una domenica d’estate come tante, con il traffico delle gite fuori porta. A immortalare tutto è stato un altro automobilista.
Una mamma dorme con i bambini mentre la Tesla guida da sola
Nel filmato la donna appare immobile sul sedile, senza alcun controllo attivo sull’auto. Gli occhiali da sole coprono lo sguardo e il volante resta lì, davanti a lei, senza che nessuno lo tocchi. L’auto, una Tesla, procede da sola tenendo la corsia, e la vita attorno scorre ignara del pericolo. A filmare è stato Carleigh King, che ha poi caricato tutto sui social accompagnando il video con parole di sdegno.
“È assolutamente incredibile quello a cui abbiamo appena assistito. 100 km all’ora, una domenica estiva affollatissima e due bambini in macchina. Scioccante e orribile, ma dove sta andando a finire questo mondo? Condividete questo post e fatela diventare famosa; e sì, abbiamo chiamato la RCMP”, ha scritto, citando la sigla della polizia a cavallo canadese. Le forze dell’ordine, va detto, hanno preso la cosa sul serio e hanno avviato degli accertamenti.
Il resto lo ha fatto la Rete. Il filmato ha superato migliaia di condivisioni nel giro di poche ore, trasformandosi in un caso discusso ovunque. Da un lato l’indignazione, comprensibile, per un gesto che ha messo a repentaglio non solo la vita della donna, ma anche quella di due minori e di chiunque si trovasse su quella carreggiata. Dall’altro, però, una domanda più profonda, che va oltre la singola protagonista: com’è possibile arrivare a fidarsi così ciecamente di una macchina?
Quando la tecnologia ci illude di poterci distrarre
C’è chi è convinto, ormai, che certe vetture “si guidino da sole”. E invece no. I sistemi di assistenza alla guida, per quanto sofisticati, non rendono affatto un’automobile in un mezzo autonomo. La stessa casa produttrice è categorica su questo: chi siede al posto di guida deve restare vigile, tenere le mani sul volante ed è considerato pienamente responsabile di ciò che accade, esattamente come se stesse guidando in modo tradizionale.
Eppure l’illusione resiste, testarda. E non è un caso isolato: negli anni si sono moltiplicati i video di persone sorprese a dormire, a guardare il telefono, persino a spostarsi sul sedile del passeggero mentre l’auto viaggiava. È come se la tecnologia, promettendoci di alleggerire la fatica, avesse finito per sedurci fino a farci abbassare la guardia. Gli studiosi hanno perfino coniato un’espressione per descrivere questo comportamento: chi guida con questi sistemi tende, col tempo, a comportarsi “da passeggero“, a osservare la strada con lo sguardo distratto.
Ed è proprio questo il paradosso: abbiamo costruito strumenti per aumentare la sicurezza, e rischiamo di usarli per diventare più imprudenti, mettendo a repentaglio persino i nostri figli. La comodità, quando diventa eccessiva, ci addormenta. Non solo metaforicamente, come dimostra tristemente questa storia. Deleghiamo alla macchina il gesto meccanico di sterzare, certo, ma anche l’attenzione e la coscienza del rischio. Un gesto profondamente umano e insieme inquietante: la tentazione, antica quanto l’uomo, di lasciare che sia qualcun altro a vegliare al posto nostro.