L’apparenza conta, è inutile negarlo. Gli abiti che indossiamo raccontano qualcosa di noi, delle nostre intenzioni e, spesso, del ruolo che ricopriamo. Sul posto di lavoro è richiesto un abbigliamento adeguato, in linea con il contesto. E questo vale tanto per gli uomini quanto per le donne. Alle donne, però, è richiesto qualcosa in più. Non basta rispettare le regole, bisogna anche sottomersi al giudizio altrui, non esporsi troppo, non eccedere in femminilità e, al contempo, non osare apparire trascurata. L’ultima vittima dei giudizi sul corpo – e sul quanto debba essere o meno coperto – delle donne è la vicesindaca di Livorno Libera Camici, per via di un paio di pantaloni considerati troppo corti.
Gli shorts alla conferenza stampa
Al Comune di Livorno si è tenuta una conferenza stampa durante la quale il sindaco Luca Salvetti e i il suo staff hanno risposto alle domande dei giornalisti presenti su temi di interesse cittadino. Al fianco del primo cittadino era seduta la sua vice Libera Camici. La vicesindaca indossava una camicia nera, abbinata a un paio di shorts e a dei sandali con pietre. Capi che i consiglieri all’oppossizione hanno ribattezzato come “copricostume e infradito”, ritenendoli più adatti “a Ibiza” che a un evento istituzionale.
I post social che mostravano con fini denigratori le foto di Camici alla conferenza nella Sala delle Cerimonie sono stati rilanciati da migliaia di commenti, per lo più nello stesso tono. “Maleducazione” scrivono gli utenti indignati, “poco consono”, “meglio andasse su Canale 5 a Uomini e Donne” e via dicendo. Di ciò che ha detto la vicesindaca ai propri elettori non si è occupato nessuno, ma tutti sono diventati esperti di decoro e buon gusto, concentrandosi esclusivamente sul suo aspetto.
La risposta della vicesindaca
Libera Camici non è rimasta in silenzio. A chi la critica ha risposto: “Giudicare l’abbigliamento di una donna che ricopre un ruolo istituzionale, anziché valutarne l’operato, è l’esatta fotografia di quanto sia ancora lontana la parità di genere. È la prova lampante che il vero ritardo è culturale, alimentato da chi dimostra arretratezza e totale mancanza di rispetto. C’è ancora molto lavoro da fare per scardinare questa mentalità, e noi non ci fermeremo”.
Sul proprio profilo Facebook ha aggiunto che “non perderò un solo secondo dietro a queste distrazioni. Lascio le polemiche a chi non ha altri argomenti”. Per poi tuttavia sentire la necessità di mettere un punto definitivo alla questione, in risposta a chi la accusa di aggrapparsi alla discriminazione di genere per non ammettere un proprio errore.
“La vera libertà sta proprio nel non dover subire il radiografo morale di chi, ad ogni apparizione pubblica, si sente in diritto di misurare i centimetri di stoffa di una vicesindaca anziché valutare il valore della sua presenza e del suo lavoro. – sono le parole della politica toscana – Se c’è qualcuno che sta interiorizzando un modello culturale discriminatorio, è chi ancora non riesce a vedere una donna in un ruolo istituzionale senza doverne per forza sindacare l’armadio”.
Libera Camici: “Mi giudichino per quello che faccio”
Ad aver ferito maggiormente la politica, ha confidato lei stesso intervistata dal Corriere della Sera, non sono stati gli insulti degli avversari, ma “i tanti commenti scritti da donne. Alcune mi hanno definita una svergognata, mi hanno scritto che non le rappresento e che avrei dovuto chiedere scusa ai cittadini. C’è chi mi ha detto che ‘me la sono cercata’ e che dovrei aprire un profilo su OnlyFans”. Di fronte a tali ingiurie, Camici pensa a un’azione legale: “Chi ha superato il limite sarà querelato. Lo faccio per me, ma soprattutto per tutte le donne che potrebbero finire al mio posto”.
Il pensiero è anche a chi le sta accanto, a suoi cari travolti dalla bufera senza colpa alcuna. “Ho un figlio piccolo, che per fortuna non usa i social. Se fosse stato più grande, probabilmente avrebbe subito anche lui le conseguenze di tutto questo. I suoi coetanei avrebbero fatto commenti sulla sua mamma, con effetti devastanti” riflette la vicesindaca, ricordandoci che una semplice frase su uno schermo può avere il potere di distruggere la serenità di una famiglia intera.