Non vogliamo essere cringe, ma stiamo perdendo spontaneità

La paura di essere giudicati cringe controlla ogni nostro gesto e ci toglie la spensieratezza

Pubblicato:

Alessia Agosta Del Forte

Lifestyle Editor

Racconta da dentro la Gen Z, cercando di far emergere la voce, i linguaggi e le sensibilità di una generazione che non ha paura di ridefinire le regole.

La cringe culture sui social sta cambiando il modo in cui ci mostriamo online. La paura di essere giudicati cringe su TikTok o Instagram ci porta a controllare ogni gesto, perdendo spontaneità.
Le facce buffe sono cringe, così come i capi d’abbigliamento particolari, le parole utilizzate. Insomma, anche come respiriamo potrebbe essere cringe.
Prima era solo una categorizzazione: mettere in evidenza ciò che era imbarazzante. Ora è una parola limitante, perché esclude davvero molte possibilità e toglie la spensieratezza tipica delle persone.

Evitare il cringe o essere vere: il dilemma di oggi

Le piattaforme come TikTok hanno ingigantito il fenomeno, ma ad averlo reso celebre sono stati tutti gli utenti. Ora ci ritroviamo a voler riconquistare qualcosa che ci apparteneva già ma che abbiamo deciso di nascondere per adattarci alla società: la spontaneità.
Definire qualcosa come cringe significa provare disagio e imbarazzo davanti a un comportamento, un atteggiamento o un modo di parlare percepito come fuori posto. La cringe culture prende in giro ed esclude le persone ritenute goffe e che non rispettano i canoni imposti dalla società. Ciò ha portato a nascondere la nostra spontaneità e a monitorare costantemente i nostri gesti: anche solo un piccolo sgarro può diventare motivo di prese in giro.

È una forma di giudizio che può generare ansia e inibire la creatività. E così finiamo per alimentarci a vicenda nella cultura della perfezione online. È diventato tutto troppo macchinoso e la voglia di riavere la propria spensieratezza si fa sentire sempre di più.
Ci auto-censuriamo continuamente. E alla lunga ci ha portate a non vivere più come vogliamo. La vita non è più fatta di istanti e gesti spontanei, ma comportamenti pensati per essere visti dagli altri. Cancelliamo una storia di Instagram subito dopo averla pubblicata se la riteniamo “sbagliata”.
Additare tutto come cringe ci ha costrette a vivere come se fossimo sempre riprese da una telecamera, anche se alla fine siamo sole.

Cringe: viviamo in modalità autocontrollo

Se ci pensiamo, la parola “cringe” è entrata prepotentemente nelle nostre vite. Anche quando la pronunciamo, c’è un disgusto represso che solo questa definizione sembra riuscire a esprimere. Osserviamo una persona, un’espressione o un gesto che ha fatto, e con un misto tra imbarazzo e repulsione lo diciamo per l’ennesima volta: “Oddio, che cringe”.

Credo che nessuna di noi voglia (ri)vivere un giudizio tanto insensato quanto invalidante, perciò ci è sembrato naturale trattenerci e avere un forte autocontrollo. Stiamo vivendo la nostra vita nella paura costante di essere giudicate o escluse.
Siamo decisamente troppo consapevoli di cosa possa portare l’odio online: i montaggi di video imbarazzanti ci mettono poco a fare il giro dei social, e in men che non si dica si diventa lo zimbello di turno.
La censura che facciamo da sole è una forma di paura anticipata. Sappiamo cosa fanno le persone quando guardano le storie Instagram o i TikTok: giudicano. Riguardiamo i post mille volte prima di pubblicarli per controllare che niente sia fuori posto, addirittura evitiamo certe emoji perché considerate cringe. Anche quando scegliamo gli outfit, inconsapevolmente cerchiamo di rispettare le “regole” imposte dalla società, poiché anche l’abbigliamento può essere cringe.

La paura del giudizio altrui può condizionare tanti aspetti della vita, come le relazioni: le critiche vengono interiorizzate e ciò può portarci a non riuscire a creare legami autentici perché agiamo con il solo scopo di piacere agli altri, annullando la nostra vera personalità.
Forse non ci rendiamo davvero conto di quanto la cringe culture influenzi il modo in cui viviamo la nostra vita (che, forse, tanto nostra non è).

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Meglio “essere cringe” e farsi una risata con le amiche per qualche situazione imbarazzante, che vivere impaurite dal giudizio di altri.

Perché sui social la spontaneità è diventata cringe

La spensieratezza è venuta meno anche da quando mostrarsi è sinonimo di debolezza. Anche solo un hobby portato fieramente sul proprio profilo social risulta cringe, se non è socialmente valido. E così ci si nasconde, la nostra personalità resta nell’ombra mentre ci omologhiamo sempre di più.
Ridere in modo scomposto, fare la battuta più stupida che ci veniva in mente o registrare un video con le amiche in cui sembra debba vincere chi balla peggio. Non erano gesti pensati, semplicemente accadevano con la naturalezza che li distingueva.

Avete presente il trend “Com’era bello Instagram prima”? Ecco, ma una versione più realistica e viva, poiché spesso sono i nostri stessi comportamenti ad essere definiti cringe.
Instagram è da sempre il riflesso del nostro bisogno di mostrarci. Col tempo, è cambiato il modo. Nei primi anni in cui il social era esploso, era davvero una finestra sulle nostre vite. Ma una finestra senza filtri. Le foto e i video postati erano davvero spontanei, e l’atmosfera che si respirava era molto più leggera e libera da giudizi troppo stringenti.
Oggi si mostra solo il bello e ciò che rientra negli standard imposti. La perfezione attira consensi, chi mai vorrebbe essere preso di mira?
Quindi sì, Instagram era migliore anni fa perché nessuno aveva paura di essere cringe e di mostrarsi spensierato.

La nostra personalità non dovrebbe essere cringe

Vivere temendo il giudizio di altre persone ci ha fatto chiudere a riccio, smorzando la volontà di mostrarci per come siamo davvero. Siamo in una grossa gabbia di critiche, e ciò condiziona anche la nostra autostima. Non conosciamo più il nostro valore perché siamo diventate la copia le une delle altre.
Temere di risultare cringe se scappa la smorfia in più o una risata troppo acuta non ci fa sentire spensierate come dovremmo.

Ma quanto era bella l’improvvisazione? Senza troppi fronzoli. Abbiamo perso non solo la spensieratezza, ma tanti altri valori che ci potrebbero rendere la vita molto più semplice. L’arte del non pensare troppo, di non farsi mille paranoie prima di pubblicare una foto o di uscire vestite di casa in un certo modo.
Il giudizio può essere debilitante, è vero, ma continuando ad alimentarlo non usciremo più dalla spirale.
La nostra personalità deve uscire: dobbiamo mostrare i nostri comportamenti perché là fuori ci sarà sempre qualcuno a cui piaceremo come siamo. Una foto senza filtri o il racconto di un episodio imbarazzante vengono percepiti come più veri e spontanei.

L’imbarazzo fa parte dell’essere umano. Aver trasformato la spontaneità in qualcosa di cui vergognarsi è cringe. Essere cringe non è ridere a crepapelle o fare qualche errore. Forse è più triste vivere cercando di essere sempre perfetti.
Normalizziamo l’idea di accettare le personalità di ognuna di noi senza razionalizzare ogni singolo gesto. Un mondo senza giudizi sarebbe surreale, ma smettendo di alimentare un trend in cui tutto viene visto come imbarazzante, forse potremo uscire dalla spirale in cui la spontaneità è diventata cringe.

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