Sono le cinque del pomeriggio, la terza riunione della giornata è appena finita e l’orecchio comincia a chiedere una tregua. Non è un dolore vero, è quel fastidio sordo di un oggetto che sta lì da troppe ore: togli un auricolare, lo rimetti, lo sposti di un millimetro, e il pensiero resta sempre lo stesso.
Per questo esistono gli auricolari che non entrano nel condotto uditivo: si appoggiano all’esterno, lasciano libero l’orecchio e ti permettono di sentire cosa succede intorno a te, dal campanello al collega che ti chiama dalla stanza accanto, fino al traffico quando cammini o vai in bici. Sono i cosiddetti auricolari open-ear, una categoria che cresce più in fretta di tutte le altre.
Io ne cercavo un paio che non mi presentasse il conto a fine giornata.
Soundcore AeroClip 2 sono la nuova versione degli auricolari a clip di Anker: si agganciano al padiglione con una struttura a ponte e pesano 6,2 grammi l’uno, così poco che a un certo punto mi sono accorta di averli ancora addosso solo perché la riunione era finita da un pezzo.
Il nuovo chip con intelligenza artificiale isola la tua voce nelle chiamate, così chi ti ascolta sente te e non il bar o la stazione alle tue spalle. Il prezzo è di 179,99 euro.
Soundcore AeroClip 2
La scommessa di questi auricolari è la comodità: vinta a mani basse se passi ore in chiamata o in riunione, un po' meno se vuoi la musica da concerto, perché il suono cambia parecchio a seconda della forma dell'orecchio.
Occhio anche al prezzo, 50 euro in più rispetto alla prima generazione.
- Comodità estrema
- Senti quello che succede intorno a te
- Chiamate quasi perfette
- Autonomia estesa
- Certificazione per pioggia e sudore
- Traduzione in tempo reale con app
- Resa audio molto legata alla forma del proprio orecchio
- Isolamento dai rumori esterni ridotto
- Prezzo elevato
- La traduzione richiede app e connessione attive
Comodità: una clip che ti dimentichi di avere
Il design insegue l'ergonomia più che l'effetto wow. La clip GoldenFit C-Bridge è una struttura a ponte che si aggancia al padiglione, un po' come farebbe un piercing, senza premere su un unico punto.
Con soli 6,2 grammi per auricolare, la sensazione di corpo estraneo che accompagna quasi ogni modello con gommino dopo qualche ora semplicemente non arriva. Per me è stato questo il vero test: a fine giornata non avevo nessuna voglia di strapparmeli dall'orecchio.
Anker dichiara un design adatto a praticamente tutte le orecchie: per la comodità la promessa regge, per il suono vedremo che la storia cambia.
La certificazione IP57 li protegge da sudore, pioggia leggera e schizzi accidentali, quindi vanno bene anche se ti alleni o vieni sorpresa da un temporale.
Sul sito ufficiale si possono acquistare anche degli add-on da agganciare agli auricolari che li trasformano in orecchini: più una trovata di stile che una funzione, nella stessa direzione dei Huawei FreeClip 2 che giocano sull'effetto gioiello.
Musica: il suono cambia da orecchio a orecchio
Qui arriviamo al punto più delicato. Sulla carta l'altoparlante dovrebbe garantire un suono pieno, con bassi profondi e una marcia in più quando ascolti musica.
Nella pratica però il suono cambia da persona a persona, come succede con tutti gli auricolari che stanno fuori dall'orecchio invece che dentro. Dipende da quanto la forma del tuo orecchio riesce a tenere l'altoparlante vicino al condotto: se la distanza è quella giusta la musica arriva piena e corposa, altrimenti i bassi si perdono un po'.
Con il mio orecchio risultavano più deboli del previsto, mentre altre persone che hanno provato lo stesso paio hanno descritto un suono decisamente più ricco. Non significa che siano difettosi, ma è una cosa da sapere prima di ordinarli online senza averli mai provati.
L'app Soundcore dà una mano: bastano pochi tocchi per scegliere tra diversi profili sonori già pronti, senza armeggiare con impostazioni complicate.
Chiamate e traduzione: qui il chip AI fa davvero la differenza
Ti è mai capitato di essere al telefono in stazione o al bar e di dover ripetere ogni frase tre volte perché dall'altra parte non capivano niente? Se la musica è il compromesso, le chiamate sono il vero motivo per cui questi auricolari esistono.
Il merito è di una tecnologia che riconosce la tua voce e la separa dai suoni intorno, con l'aiuto di due sensori a conduzione ossea che leggono la vibrazione della voce direttamente dal corpo. Il risultato è un livello audio in chiamata pressoché perfetto, sia per chi parla sia per chi ascolta, in un open space, per strada o in videochiamata da casa.
Tra le funzioni più curiose c'è la traduzione in tempo reale, la stessa idea alla base degli auricolari con traduzione simultanea. Qui però serve l'app aperta e una connessione attiva, comprese le registrazioni che l'intelligenza artificiale può riassumere: il potenziale c'è, l'uso è un po' più articolato di quanto si immagini.
Il chip abilita anche Easy Chat, che regola l'audio da solo quando inizi a parlare senza che tu debba mettere in pausa, e il rumore bianco offline tramite app, utile se lavori da casa o studi con un sottofondo costante.
Autonomia e ricarica: una giornata piena senza pensieri
Gli AeroClip 2 arrivano a 8 ore di musica con una singola carica, che salgono a 32 ore con la custodia. Tradotto: una giornata di riunioni e podcast senza controllare la percentuale ogni due minuti, e la custodia in borsa ti copre per più giorni.
Se passi molto tempo al telefono, tieni conto che in chiamata l'autonomia scende a circa 5 ore per carica. Se ti accorgi di averli dimenticati scarichi, 10 minuti nella custodia bastano per circa 4 ore d'uso.
La custodia supporta anche la ricarica wireless, assente nella prima versione: comoda se hai già un caricatore a induzione sul comodino o sulla scrivania.
Soundcore AeroClip 2
Conclusioni
Sono le cinque del pomeriggio e questa volta l'orecchio non reclama niente. È l'impressione che mi resta: auricolari che fanno bene una cosa sola e la fanno meglio di quasi tutti, cioè farsi dimenticare mentre parli, senza isolarti da quello che succede intorno.
Per 179,99 euro ottieni comodità sulle sessioni lunghe, chiamate quasi perfette e un'autonomia che regge la giornata. Non ottieni la musica da audiofili: se l'ascolto è la tua priorità, provali prima di comprarli, perché nessuna impostazione dell'app cancella del tutto il limite legato alla forma dell'orecchio.
C'è poi un limite che riguarda tutti gli open-ear: l'isolamento dai suoni esterni è minore rispetto a un auricolare in-ear classico. Se vuoi tagliare fuori il mondo, non sono il modello giusto. Se cerchi chiarezza nelle chiamate e vuoi sentire ciò che ti circonda, hai un buon equilibrio tra le due cose.