Guendalina Middei, Non rinnegare il cuore: “Sentivo l’urgenza di raccontare il lato umano dietro grandi artisti”

Hemingway, Bulgakov, Dickinson, Darwish, Van Gogh, Deledda e Calvino visti da Guendalina Middei, Professor X, nel suo ultimo libro, "Non rinnegare il cuore"

Pubblicato:

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

Che cosa accomuna Hemingway, Bulgakov, Dickinson, Darwish, Van Gogh, Deledda e Calvino? Sono gli artisti e scrittori protagonisti del nuovo libro di Guendalina Middei, Non rinnegare il cuore. Storie di scrittori senza tempo e di sogni che non si spengono, edito da Feltrinelli.

Guendalina Middei, alias Professor X, con il suo stile fresco e mai scontato, ci guida attraverso le storie di questi grandi geni della letteratura, dell’arte e della poesia, raccontandoci non semplicemente le loro biografie. Ma in una sorta di dialogo ci permette di esplorare le loro vite attraverso gioie e dolori, fallimenti e rinascite, tratteggiando dei modelli universali non da copiare ma da cui trarre ispirazione.

Il tuo nuovo libro Non rinnegare il cuore. Storie di scrittori senza tempo e di sogni che non si spengono intreccia le vite di autori e artisti molto diversi tra loro. Come è nata l’idea di questo testo? E perché hai scelto proprio questi autori?
Ho scelto questi autori perché le loro storie mi hanno colpita ed emozionata profondamente. Sono vite che sembrano romanzi: esperienze come quelle di Bulgakov, Darwish o Van Gogh parlano di persone anticonvenzionali, ribelli, spesso in contrapposizione con la loro epoca. Hanno aperto strade nuove, lottato contro la censura o rivoluzionato l’arte. Sono storie di coraggio, forza e tenacia, valori universali in cui tutti possiamo riconoscerci. Il libro nasce proprio da questo: raccontare chi, nonostante umiliazioni e incomprensioni, ha continuato ad ascoltare il proprio cuore.

Hai definito il libro una saggistica “sui generis”. In che senso?
Il mio desiderio era rendere la letteratura — e soprattutto le biografie — più accessibili. Spesso vengono percepite come pesanti o un po’ noiose, mentre io volevo dare loro una forma più emotiva e coinvolgente. Nel libro, per esempio, mi rivolgo direttamente agli autori dandogli del tu. È una scelta voluta: li sento vicini, e credo che le loro esperienze possano offrire indicazioni anche per la nostra vita. Ho cercato di creare uno specchio tra loro e il lettore, perché chi legge possa sentirli vivi, presenti, quasi contemporanei.

Quanto c’è di personale nel raccontare proprio questi artisti?
Moltissimo. Sai, da bambina ero molto sensibile e timida, una di quelle persone che fanno fatica a trovare il proprio posto nel mondo. Per questo mi sono rispecchiata profondamente in Van Gogh: anche io mi sono sentita un po’ diversa e ho avuto la mia bella dose di fallimenti e di delusione nella mia vita: la storia di Van Gogh mi ha colpito proprio a livello emotivo in modo personale.
Con Bulgakov, invece, mi ha colpita la lotta contro la censura — un tema che ho sfiorato anch’io quando uno dei miei libri è stato censurato sui social. Hemingway mi interessa per il suo discorso contro la guerra, che oggi risuona in modo particolarmente attuale.
E poi ci sono le figure femminili, come Grazia Deledda ed Emily Dickinson: donne che avrei voluto incontrare prima, che avrebbero potuto dirmi parole importanti quando ero più giovane. Anche la storia di Darwish, capace di trasformare il dolore in poesia, mi ha emozionata profondamente. Sentivo l’urgenza di raccontare il lato umano dietro opere famosissime, perché alla fine sono persone che hanno vissuto — spesso in modo più intenso — problemi universali come la diversità, l’abbandono e la ricerca della propria voce.

Gli autori appartengono a epoche diverse ma tutti affrontano tematiche universali
Esatto. Non volevo seguire un filo cronologico. Non mi interessava organizzare il libro per epoche o correnti artistiche. Ho preferito seguire l’istinto, il cuore, l’affinità emotiva. È stata una scelta più di sensibilità che di metodo accademico.

Perché hai scelto di intitolare il tuo libro, Non rinnegare il cuore?
Perché parla di persone che non hanno tradito la propria essenza, anche quando il mondo diceva loro di lasciar perdere. Venivano considerati falliti, inadeguati, “solo” questo o quello — solo una donna, solo un palestinese, solo un artista senza valore. Eppure hanno continuato. Hanno insistito, creduto, resistito. Finché non sono riusciti a realizzare il loro sogno. È questo il messaggio che spero arrivi ai lettori: restare fedeli a ciò che siamo, nonostante tutto.

Come ti sei preparata per scrivere questo libro?
È stato un lavoro molto più impegnativo rispetto ai miei precedenti libri. Ho fatto ricerche approfondite su lettere, diari, testimonianze e carteggi, lavorando anche sulle traduzioni. È stata una sfida intensa, ma mi ha permesso di scoprire aspetti meno noti degli autori e di entrarci in una dimensione quasi intima. Quando studi le parole private di qualcuno — ciò che scriveva senza pensare a un pubblico — hai davvero la sensazione di avvicinarti alla persona oltre che allo scrittore.

Questo libro potrebbe avere un seguito?
Per ora no. Mi prenderò una pausa dalla saggistica, però è un territorio che mi piacerebbe continuare a esplorare. Mi affascina molto l’idea di scrivere un libro dedicato esclusivamente alle grandi donne. C’è ancora tantissimo da dire su arte e letteratura, anche perché spesso vengono snobbate o considerate distanti. In realtà, se trovi la chiave giusta per raccontarle, possono spalancarti un mondo.

In fondo è anche la tua missione divulgativa come Professor X?
Sì, cerco sempre di usare un tono leggero e accessibile, anche sui social. Vorrei avvicinare alla cultura chi magari la teme un po’. I classici, in realtà, sono alla portata di tutti: parlano di emozioni, e le emozioni sono universali. Possiamo sentirle ancora prima di capirle.

Se dovessi consigliare un classico a un lettore alle prime armi?
Direi Le notti bianche di Dostoevskij: è breve, intensissimo e bellissimo. Anche Hemingway è perfetto per iniziare, con romanzi semplici ma profondi come Per chi suona la campana o Il vecchio e il mare. Sono testi accessibili ma capaci di lasciare un segno.

Cosa stai leggendo in questo periodo?
L’ultimo libro è stato Stoner di John Williams, in realtà una rilettura. Ultimamente sto affrontando molti saggi per preparare alcuni lavori particolari di cui però non posso ancora parlare.

Il tuo autore del cuore, invece?
Ho un debole enorme per Dostoevskij: è uno di quegli autori che ti cambiano il modo di percepire la letteratura. Tra quelli presenti in questo libro, invece, Bulgakov è quello che mi ha sconvolta di più. Il Maestro e Margherita è un’opera che ti cattura e ti trasporta in un universo sorprendente.

 

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