Presentato il Kids Act per limitare i social ai minori. Ma non è imminente: il punto

Presentato a Strasburgo il Kids Act: niente social sotto i 13 anni e niente account personali sotto i 15. Ma la legge, se arriverà, sarà attiva non prima del 2029

4 min di lettura

Sara Gambero

Giornalista esperta di Spettacolo e Lifestyle

Una laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia del Cinema. Appassionata di libri, film e del mare, ha fatto in modo che il lavoro coincidesse con le sue passioni. Scrive da vent’anni di televisione, celebrities, costume e trend. Sempre con un occhio critico e l'altro divertito.

La buona notizia è qualcosa si sta muovendo. La meno bella è che tempi sono, saranno, ancora lunghi e se dovesse andare in porto, se ne parla non prima del 2029. Stiamo parlando del Kids Act, presentato a Strasburgo dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e la vice con delega alle tecnologie digitali Henna Virkkunen. Il contenuto della proposta di legge? Niente social media per i minori di 13 anni, niente account personali per chi ha meno di 15 anni. In pratica ai ragazzi dai 13 ai 15 anni saranno consentiti solo mini-account creati e supervisionati dai genitori, con funzionalità limitate e un limite di tempo massimo di un’ora al giorno.

Tra i 15 e i 18 anni, il problema è delle piattaforme, che dovranno adottare una progettazione sicura. In caso di violazioni, Bruxelles prevede procedure accelerate, con indagini e decisione da prendere entro 90 giorni. Per gli operatori sono previste sanzioni fino al 6% del fatturato annuo globale

Mentre tra i 3 e i 13 anni la questione è più “famigliare”: saranno consentiti, sempre sotto la supervisione dei genitori, solo servizi video pensati per i bambini. “Rimettiamo i genitori al comando — ha detto von der Leyen — fornendo loro gli strumenti per aiutare i propri figli a navigare in un mondo online più sicuro”.

Qualcuno, come Riccardo Luna, autore del libro Qualcosa è andato storto  frena l’entusiamo, sostenenedo che la notizia strillata dai tabloid secondo la quale l’Europa ha vietato i social network ai minori di 15 anni “è grandemente esagerata”.  Riporta il Corriere: “L’EU Kids Act per ora è una proposta di regolamento che passa all’esame del Parlamento; il nuovo testo sarà quindi esaminato dal Consiglio dove siedono i rappresentanti dei governi dei ventisette Stati membri; e infine ci sarà una riunione a tre, il cosiddetto trilogo, per battezzare il testo finale. Tempi? Proviamo ad essere ottimisti: primavera del 2028 la pubblicazione della legge (che, in quanto regolamento, è immediatamente esecutiva nei ventisette Paesi); applicazione, con disattivazione dei profili social degli under 15, non prima del 2029. Praticamente, questa legge riguarda i bambini che oggi hanno 9, massimo 10 anni; gli altri no. Per gli altri toccherà ai genitori cambiare atteggiamento, sapendo — con ragionevole certezza — che i social per i bambini sono un danno”.

Altri invece apprendono con ottimismo la notizia, come lo psicoterapeuta Alberto Pellai che, intervistato sempre dal Corriere,  parla di primo step importantissimo.  “Viene chiesto alle piattaforme di modificare la loro struttura intrinseca. Fino a oggi si erano potute permettere tutti gli artifici dopaminergici possibili nella logica del massimo profitto. Adesso, in base a ciò che dice la legge, la loro struttura dovrà essere negoziata avendo prima garantito la massima salute dei loro utenti minorenni. I limiti imposti servono ai ragazzi e le ragazze a vivere nella vita reale, almeno fino a quell’età”.

Proprio Pellai aveva proposto du eanni fa, insieme al pedagogista Daniele Novara la petizione per vietare lo smartphone agli under 14 e i profili social agli under 16. Avevamo intervistato Novara, che ci aveva spiegato che la maggiore resistenza al tempo l’avevano riscontrata proprio da parte degli psicologi dell’adolescenza, con il loro atteggiamento “orbo” e inconsapevole.

Hanno continuato imperterriti  a non vedere il problema e sostenere che a ragazzi e ragazze di 12-13 anni facesse bene stare ore sullo smartphone, come forma di libertà, di crescita, di autonomia, senza rendersi conto che si trattava di un paradosso. Nel momento in cui si chiudono nella loro stanza e si isolano, più che di autonomia si tratta di autolesionismo.

Novara aveva ribadito il concetto che “Non è assolutamente troppo tardi per arginare i danni”.

Questa tecnologia ha “solo” 10 anni di vita, è una goccia nella storia. Siamo totalmente in tempo, ma non dobbiamo perdere tempo. E non si può pretendere che i genitori facciano i poliziotti. Il semaforo rosso sulle strade lo ha messo lo Stato, mica sono stati gli automobilisti. I genitori devono educare i figli, ma non possono diventare poliziotti. Se devo indicare dei colpevoli sono proprio loro, questi specialisti che hanno spinto i genitori a pensare che fosse una cosa giusta. Molti di loro sono anche in malafede, perché sono sponsorizzati dalle aziende in questione. Mentre i genitori vanno solo aiutati.

E queste proposte di legge avviate a livello Europeo, seppur con i tempi della Democrazia, fanno ben sperare. E respirare.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963