Sagrada Familia, la storia della chiesa di Gaudí che diventa la più alta al mondo

La Sagrada Familia è una delle chiese più belle al mondo, ma dopo i lavori di febbraio 2026 si è meritata anche il titolo di più alta.

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Mirangela Cappello

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Chi è in viaggio a Barcellona, di rado si esime dal visitare uno dei suoi edifici più pittoreschi e monumentali: la Sagrada Familia. Ad oggi, dopo la fine dei lavori alle torri nel febbraio 2026, è considerata anche una chiesa da record, con un’altezza totale di 172,5 metri.

Il vecchio primato di basilica religiosa più alta al mondo lo deteneva Ulma, in Germania, che con i suoi 161,5 metri conservava il primo posto dal 1890. Ma oggi il gradino più alto del podio, è proprio il caso di dirlo, è passato alla Sagrada Familia, la cui storia è intrecciata alla vita di Antoni Gaudí.

Tra Gaudí e questa imponente opera, fatta di pietra e spiritualità, rimane infatti l’eco di una stringente relazione durata decenni. Se infatti il primo progetto del 1882 fa capo all’architetto Francisco de Paula del Villar, è nel 1883 che passa nelle mani di Gaudí, che lo stravolge.

Alla sua morte, nel 1926, dopo 43 anni di lavori, di cui 15 in via esclusiva, la chiesa era tutt’altro che ultimata. C’erano la facciata della Natività e una torre, ma mancavano ancora le meraviglie arrivate dopo, seguendo in modo fedele i disegni del celebre architetto.

La storia della Sagrada Familia

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Da anni la Sagrada Familia è un cantiere a cielo aperto

Con uno stile tra il neogotico e il modernista catalano, dove l’architettura organica fa la parte del leone, la Sagrada Familia è quella che Gaudí stesso definì la sua “Bibbia di pietra”. Il progetto originario, come detto, era di Francisco de Paula del Villar, ma la sua aura tradizionale cozzava con lo spirito libero di Barcellona e il suo calore mediterraneo.

Dopo un anno turbolento, perciò, la direzione dei lavori fu affidata a un giovane Gaudí, allora appena trentenne, che rivoluzionò il design della cattedrale, rendendolo fresco e moderno. Nulla fu lasciato al caso, almeno sulla carta, promettendo la consegna di una delle chiese più cariche di dettagli e simbolismi del pianeta.

Lo stile organico, lo stesso della nostra italianissima chiesa dell’Autostrada a Campi Bisenzio, permetteva una certa libertà. E per libertà intendiamo contrasto al classico rigore ecclesiastico, con forme che non svettano dritte e massicce, ma imitano la morbidezza di Madre Natura.

Gli interni mimano una foresta, con le colonne inclinate, che si ramificano verso l’alto come degli alberi. In questo panorama, il ruolo della luce è fondamentale, battendo sulle vetrate colorate e replicando la palette cromatica di albe e tramonti.

Per quanto riguarda l’assenza di linee rette, Gaudí aveva un’idea precisa: il rettilineo era innaturale e apparteneva all’uomo, la linea curva a Dio. E nel suo omaggio al divino, la chiesa si è saturata di smussature ridondanti, con forme iperboloidi e paraboliche ovunque.

Le 18 torri: il significato

Un dettaglio interessante del progetto di Gaudí era il numero di torri, ben 18, immaginate con altezza a scalare per rappresentare le gerarchie cristiane. In dettaglio, 12 come gli apostoli, 4 in crescendo per gli evangelisti, una dedicata alla Vergine Maria e una a Gesù.

La Torre di Gesù Cristo è quella che ha visto la luce di recente, con i lavori ultimati lo scorso febbraio 2026. L’altezza immaginata da Gaudí non era casuale, ma di poco sotto la collina di Montjuïc, che è anche detta Monte degli Ebrei.

L’architetto, per una questione di fede e rispetto, voleva che la sua opera non sovrastasse quella della natura e, quindi, di Dio. All’apice della torre si trova una croce tridimensionale a 4 bracci, alta 17 metri e ampia 13,5, ricoperta in vetro e ceramica per riflettere la luce solare.

E mentre questa struttura centrale domina il panorama, ad attorniarla ci sono le 4 torri degli Evangelisti, di 135 metri ciascuna e quella della Vergine Maria di 138 metri. In questo caso i lavori sono stati ultimati nel 2021, con una decorazione a forma di stella in cima.

Le colonne albero

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Le bellissime colonne albero di Gaudí, ispirate agli arbusti

Che a Gaudí non piacesse lo stile neogotico si era capito, per questo non stupisce che invece dei classici contrafforti, definiti da lui stesso come “stampelle”, scelse altro. La soluzione geniale furono le colonne albero, strutture in pietra ispirate agli arbusti.

In pratica, quello che noi vediamo sono dei colonnati che si ramificano per sostenere il peso architettonico in modo uniforme. Non sono cilindri piatti, ma hanno una base a stella che ruota mentre sale, proprio come i tronchi degli alberi secolari, immensi e resilienti.

A livello di materiali, la scelta è caduta su granito e basalto per via della loro durezza e resistenza nel sostenere le torri. Le decorazioni e le pareti sono invece in arenaria del Montjuïc, più semplice da scolpire, ma meno coriacea nel sopportare carichi pesanti.

L’illuminazione degli interni

Il principio di Gaudí per la sua Bibbia di pietra era che gli interni non dovevano apparire bui come quelli delle classiche cattedrali. Per questo l’architetto ha voluto arricchirli di vetrate e fori nelle volte, che quando toccati dal sole mostrano un effetto luce tra gli alberi.

La gradazione cromatica segue poi un preciso ordine logico: i blu e i verdi sul lato dove sorge il sole, i rossi e aranci dove tramonta. In questo modo i toni freddi sono in corrispondenza della Facciata della Natività, i caldi verso quella della Passione.

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La luce è la grande protagonista degli interni, dove si riflette sulle vetrate con un effetto alba e tramonto

Simbolismi

Lo abbiamo accennato all’inizio, Gaudí ha curato il progetto della Sagrada Familia in modo puntuale e quasi maniacale. Non c’è nulla di lasciato al caso e ogni elemento scolpito, disegnato o immaginato ha un significato preciso e simbolico.

Le tartarughe di terra e mare alla base delle colonne della Facciata della Natività rappresentano la stabilità del creato. E invece i camaleonti scolpiti sulle grondaie sono un’allegoria del cambiamento e della rigenerazione della vita.

In ultimo, la frutta decorativa che si nota sulle cime delle torri secondarie, dove i mosaici danno forma e colore a uva, nespole e datteri, è simbolo di abbondanza. E le tre facciate anche sono un tripudio di elementi simbolici.

La Natività, oltre alle tartarughe, mostra decorazioni arboree che celebrano la nascita di Gesù. La Passione è invece caratterizzata da linee spigolose che rappresentano la morte di Cristo. La Gloria, ancora in costruzione, dovrà simboleggiare il cammino verso la salvezza.

Sagrada Familia: 144 anni di lavori ancora in divenire

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La basilica ultimerà i suoi lavori nel 2028, ma le torri sono l’elemento finito che le ha donato il primato di chiesa più alta del mondo

I lavori della Sagrada Familia, come visto, sono iniziati nel 1882 con Francisco de Paula del Villar e passati sotto l’egida di Gaudí l’anno successivo. Qui l’architetto ha dedicato 43 anni della sua esistenza, con gli ultimi 15, fino alla sua morte, senza accettare altre commissioni.

Nel 1926, solo un quarto dell’opera risultava compiuto, nonostante Gaudí, per ottimizzare i tempi, avesse deciso di fare casa nel cantiere. La morte tragica a pochi giorni dal suo 74esimo compleanno, investito da un tram, non ha però fermato i lavori.

Il quartiere Eixample di Barcellona è da più di 140 anni un cantiere a cielo aperto, per raggiungere quella perfezione terrena a cui aspirava Gaudí per la sua chiesa. I pronostici per ultimarla fisserebbero il completamento definitivo al 2028, per interni e esterni.

La Cappella dell’Assunzione è la grande protagonista di questa ultima trance di lavori, insieme al completamento della Facciata della Gloria. Per questa è prevista una scalinata monumentale che si aggiunge alle rifiniture decorative non ancora ultimate.

Ma anche se incompleta, questa basilica è bellissima e aperta al pubblico, sicché vale la pena visitarla appena possibile. Nulla ci vieta di replicare il giro tra qualche anno quando anche gli ultimi dettagli saranno ultimati, rendendola davvero unica e inimitabile.

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