In quasi tutte le case, c’è un trapano che lavora pochissimo riposto accuratamente con tutti i suoi accessori. L’abbiamo comprato con entusiasmo per montare una mensola, l’abbiamo usato per un pomeriggio e poi l’abbiamo relegato in cantina accanto alla macchina per la pasta arrivata con i regali di Natale. Da qualche anno, in diverse città italiane, quegli oggetti hanno trovato casa nelle biblioteche degli oggetti, dove un utensile si prende e si riporta come un romanzo. L’ultima ha aperto da pochi giorni a Torino.
Biblioteche degli oggetti in Italia: dove sono, città per città
La storia comincia a Bologna nel 2015, quando Antonio Beraldi decide di portare a casa un’idea scoperta a Berlino. L’anno dopo nasce Leila, la prima biblioteca degli oggetti italiana, e nel 2020 arriva una sede tutta sua in Bolognina. Oggi gli iscritti sono circa 1.800 e la tessera costa 20 euro, 15 per il rinnovo. C’è perfino un punto prestito in Salaborsa, la biblioteca di piazza Nettuno, dove chi entra per un giallo può uscire con un trapano sotto il braccio.
Una decina d’anni dopo l’idea ha preso il treno per Milano. Tra Dergano e Maciachini i volontari di Leila Milano hanno sistemato quattro punti di prestito, e ogni oggetto sugli scaffali si porta dietro un pezzo di vita del quartiere. Una tenda da campeggio, riportata allo sportello, è diventata l’occasione per raccontarsi due viaggi, quello di chi l’aveva prestata e quello di chi l’aveva usata. Nel frattempo sono arrivate la versione per studenti della Bocconi, con armadietti smart, e il progetto della rete bibliotecaria CUBI in sei comuni dell’hinterland.
Quest’anno è toccato a Firenze. A marzo il progetto è stato presentato in Palazzo Vecchio e in estate il Comune ha stanziato 67mila euro per far girare trapani, macchine da cucire e tende da campeggio tra le case dei fiorentini. Più a nord-est, Leila ha piantato una bandierina anche a Udine.
Altrove sono nate oggettoteche con una storia tutta loro. A Palermo è partito tutto nel 2020 da un collettivo, Zero, che oggi ha tre sedi e presta due oggetti alla volta per una settimana con una tessera da 10 euro. Qui a sparire più in fretta dagli scaffali sono avvitatori e kit per imbiancare casa. A Brescia, nella biblioteca In Circolo, le richieste raccontano soprattutto i primi mesi da genitori: passeggini, ovetti, bilance per pesare i neonati. Di recente si sono aggiunte Treviso, Ravenna e Busto Arsizio, dove friggitrici e macchine da cucire sono entrate nel catalogo della biblioteca comunale.
Biblioteca delle cose di Torino: come funziona e quando andarci
Si chiama Biblioteca delle cose e sta dentro POST*, a Barriera di Milano, nella parte nord della città. Dietro il progetto ci sono Gianluca Gozzi, il nome legato a Spazio211 e al Todays Festival, e Ugo Vallauri, tra i fondatori di The Restart Project, che da anni si batte per il diritto alla riparazione.
Le porte si sono aperte il 17 ottobre, nella Giornata Internazionale della Riparazione, e il 3 novembre è partito il prestito, dal martedì al sabato dalle 17 alle 21. Per entrare basta lasciare a disposizione degli altri qualcosa di proprio che si usa poco, e da lì si prende quello che serve con un prestito gratuito di 15 giorni.
Per ora gli oggetti sono una settantina e vanno dalla friggitrice ad aria alla sega circolare. Accanto a ognuno c’è scritto quanto si risparmia: con il giradischi vintage, per esempio, restano in tasca 32 euro e si evitano 19 chili di CO2. Chi ha un elettrodomestico rotto può farsi aiutare dai volontari di Restarters Torino.
Molte di queste realtà organizzano anche laboratori per imparare a usare e sistemare gli oggetti, un servizio in più che rimette in circolo oggetti che diversamente avrebbero concluso la loro vita utile con tutti gli impatti, ambientali ed economici che ne conseguono.