Vittorio Sgarbi torna a parlare della figlia: “Parla a tv e giornali ma a me nemmeno una chiamata”

Il critico d'arte torna a parlare dopo l'assoluzione, soffermandosi anche sul rapporto complesso con la figlia Evelina

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Claudia D'Alessandro

Giornalista, esperta di Spettacolo e Content Editor

Giornalista e content creator, si nutre da sempre di cultura e spettacolo. Scrive, legge e fugge al mare, quando ha bisogno di riconciliarsi col mondo.

Vittorio Sgarbi è tornato a parlare del rapporto – che rimane ancora piuttosto complesso – con la figlia Evelina. Lo ha fatto nel corso di un’intervista in cui ha raccontato di aver trascorso dei mesi complessi segnati dall’inchiesta su un dipinto attribuito a Rutilio Manetti, dalle dimissioni da sottosegretario e da tensioni familiari finite sotto i riflettori.

Il rapporto complicato con la figlia Evelina

Non nasconde di aver attraversato un periodo difficile Vittorio Sgarbi, segnato da vicende familiari complesse. La figlia Evelina infatti ha richiesto al tribunale l’assegnazione di un amministratore di sostegno per il critico d’arte, preoccupata per il suo stato di salute dopo la depressione che lo ha colpito negli ultimi mesi.

Il giudice però non ha accolto la richiesta, ma ha ritenuto “esagerato” affidare tutto a una “super perizia medica”. Al Corriere della Sera Sgarbi è tornato a parlare del rapporto con la figlia, dopo le vicende giudiziarie che l’hanno visto, volente o nolente, protagonista in queste ultime settimane.

“Non capisco, o forse lo capisco fin troppo bene, perché Evelina interpelli i giornali e le televisioni e non me, neanche dopo questa assoluzione, giusto per dirmi che le fa piacere. E non mi spiego ancora perché certa tv si appassioni così tanto alla sua vicenda che per quanto mi riguarda avrebbe una natura squisitamente intima. Ma non sono stato certo io a volere lo spettacolo. Io voglio essere solo lasciato in pace”, ha spiegato ai microfoni del giornale.

E poi ha aggiunto un messaggio rivolto a Evelina, non senza un pizzico dell’ironia che lo contraddistingue: “Ho già detto tutto quello che umanamente andava detto, potrei solo invitarla di nuovo, più che altro per il suo bene, a non dichiarare di pensare al mio bene quando mi porta in tribunale”.

Vittorio Sgarbi, l’assoluzione per il caso del quadro di Rutilio Manetti

Oltre alle vicende familiari, per Vittorio Sgarbi si è chiuso un altro capitolo giudiziario: l’assoluzione e due archiviazioni per il caso del quadro di Rutilio Manetti La cattura di San Pietro. Il critico d’arte è stato scagionato dalle accuse di riciclaggio e oggi si dice soddisfatto, anche se definisce la copertura mediatica “eccessiva”, parlando di “innumerevoli articoli” e di una sovraesposizione che avrebbe influito sul suo umore e sulla depressione.

Non sono interessato alle vendette, come magari sarei stato tempo addietro”, ha concluso. “Per me, l’unico risultato apprezzabile di tutto ciò rimane il fatto che l’Italia ora conosce un po’ di più chi sia Rutilio Manetti”.

Alla domanda sull’impatto dell’inchiesta sul suo stato psicologico, Sgarbi non riesce a negare le difficoltà. E anche le vicende giudiziarie personali, come la perizia psichiatrica disposta per valutare la sua capacità di contrarre matrimonio o fare testamento, il critico d’arte la racconta con una metafora amara: “È come in quei brutti sogni ricorrenti in cui torni a fare l’esame di maturità… lo finisci, va bene, torni a casa e ti dicono che devi rifarlo di nuovo”.

E con il suo caratteristico sarcasmo risponde: “Lei non sta parlando con me, è bene che lo sappia, ma con il mio clone, lui ancora capace di intendere e volere”.

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